maxiprocesso c shobha sfw

di Jamil El Sadi* -

Il 10 Febbraio appena passato è stato un giorno che ha segnato il nostro Paese. E' stato il 30esimo anniversario del "Maxi processo", quel processo smisurato a cui hanno dato un grande contributo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Eh si, sono già passati 30 anni. Io faccio fatica a fare un salto nel passato così grande, però grazie all'immaginazione posso anche spaziare nell'universo. Mi immagino un mondo più bello, 30 anni fa. Forse ho ragione, forse no, non ne sono sicuro tranne che di una cosa. All'epoca non avevamo due martiri, e non avevamo due così grandi insabbiamenti mediatici e di Stato.

Io voglio ricordare l'inizio di questo processo, perchè, anche grazie ai nostri due giudici, è riuscito a condannare mafiosi, esponenti politici, latitanti e uomini delle alte cariche istituzionali. In poche parole questo processo è riuscito a tagliare qualche tentacolo di questo enorme polipo chiamato "Mafia". Molto spesso sento dire da molte persone che la mafia non esiste, e mi chiedo perchè la pensino così. Purtroppo la risposta è sempre la stessa: "Perchè la mafia non uccide più".
Io spero che attraverso questo anniversario e attraverso l'uccisione macabra, codarda e buia dei giudici Falcone e Borsellino sul quale tutt'oggi testate giornalistiche come Antimafia Duemila, magistrati e giornalisti, cercano di far luce, la gente capisca che se la mafia non uccide non significa che è sparita. No, vuol dire che riesce a fare il suo sporco lavoro come corrompere, intimidire e avere interlocuzioni con individui di una certa responsabilità. Quando uccide, invece, è perchè ha di fronte soggetti che non hanno paura, perchè sanno che la mafia non è invincibile. Io ammiro chi ha creato e ha contribuito al "Maxi processo", dove non sono state condannate solo quelle persone che fanno parte dei piccoli clan mafiosi che chiedono il pizzo. Sono state condannate anche quelle persone che come diceva il nostro cantautore Fabrizio De Andrè: "Voi tenete un cappotto cammello che al Maxi processo eravate 'o chiù bello", quindi persone importanti con una certa responsabilità nei confronti del nostro Stato. Questo è il mio intento, ricordare l'inizio di questo importante processo e cercare di aprire la mente delle persone sulla mafia e su chi la combatte, perchè questi ultimi non svolgono un lavoro qualsiasi, svolgono un lavoro a tempo pieno, dove danno tutto, anche la vita.

* Studente classe 2A/MC - I.T.I.S. Enrico Mattei di Urbino

Foto © Shobha

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