desaparecidos argentina
L'intervista all'ex detenuto sopravvissuto alla dittatura argentina
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di Matias Guffanti e DiegoGrachot* -

Per cambiare il futuro, dobbiamo conoscere il passato e agire nel nostro presente.
Quale futuro, quale passato e quale presente?
Centinaia di migliaia di giovani sono destinati a un futuro nefasto. E’ il prodotto di una società morbosa, fomentata allo scopo di distruggere l’ avvenire di ogni giovane, della vita. Ma... perché? Possiamo rispondere rivedendo il passato, chiedendoci se stiamo facendo qualcosa per ottenere un risultato diverso da questo.
Nel decennio degli anni Settanta, l’America Latina ha vissuto diversi colpi di Stato. Uno dei sopravvissuti, Mario Villani, ex detenuto scomparso durante la dittatura argentina, ha rilasciato un'intervista al nostro movimento culturale Our Voice. Questa volta, le nostre intenzioni non sono quelle di conoscere la sua storia, che traspare dal libro, ma riflettere insieme su alcune delle sue risposte.

Queste dittature, in cui sono sparite migliaia di persone, facevano parte del cosiddetto “piano del condor”, favorito principalmente dagli Stati Uniti e dalla CIA?

"Sì... credo che la dittatura sia stata controllata in gran parte dal governo degli Stati Uniti, ma non solo, anche dai militari argentini."

All'interno dei centri clandestini, questo argomento è stato discusso?

"Prima del mio rapimento, avevo già informazioni dagli Stati Uniti riguardo questi processi, avvenuti non solo in Argentina, ma in tutta l’America Latina. Era reso noto all’interno delle organizzazioni per i diritti umani e sindacali."

Qual è la situazione attuale di un sopravvissuto dopo oltre 40 anni di dittature?

"Beh, per quanto riguarda il colpo e quello che mi è successo, la ferita è già segnata da cicatrici. Certo, non ho dimenticato, è un ricordo che rimarrà per sempre nella mia vita."

Sì, per Mario Villani, vittima diretta del “piano condor”, forse è così. Ora iniziamo a porci sempre più domande. Ovviamente, Lei non ha dimenticato. Non ci vuole molto per capire che le atrocità commesse dai rapitori hanno lasciato cicatrici al di là della pelle. Cicatrici che pochi, a parte loro, ricordano, ma è anche nostro dovere farlo; queste vittime hanno lottato, sono il nostro passato. Cosa significa ricordarsi di loro? Marciare solo una volta all'anno, in una marcia di massa, dove molte volte le stesse persone responsabili dell'impunità procedono fianco a fianco ai parenti dei desaparecidos? O, per ricordare davvero, bisogna agire costantemente alla ricerca della verità? Ma quale verità? Ce ne sono diverse, una di queste è scoprire quali fossero i loro intenti, ricorrendo ai "colpi di Stato" e alle torture, che hanno superato il limite di ogni barbarie.

"L'obiettivo era il controllo della società attraverso il terrore; essere in grado di attuare un'intera politica, un piano che, fondamentalmente, avrebbe trovato resistenza sociale. Era molto difficile e duro da realizzare. Si trattava anche di un piano economico, originato principalmente dalle ideologie e dalle politiche di Martínez de Oz (in Argentina), il quale è stato uno dei principali responsabili del problema, ma c'era dell'altro. L'obiettivo era dominare la società e imporre le sue politiche attraverso la tassazione."

Ricordiamo, quando alcune persone ci raccontavano, con gli occhi lucidi dall’emozione, ciò che avevano vissuto in quei momenti; molte cose erano diverse, la gente era solidale, gli operai producevano pentole popolari. C'era una solida unione per combattere tutto ciò che non contribuiva a una società giusta. Si cercava il bene comune e non il bene proprio, si incoraggiavano i valori e  la formazione culturale della persona. Perché hanno voluto rompere questo tessuto sociale che ha dato origine alla solidarietà? Perché hanno avuto paura della consapevolezza che la popolazione stava raggiungendo? Essi sapevano che se questa consapevolezza si fosse espansa nel tempo, oggi, sarebbe stato tutto diverso.
Questo piano avrà raggiunto gli obiettivi prefissati?

"Sono riusciti a fare molte cose. Le dittature hanno imposto queste politiche in molti Paesi del mondo, oggi la situazione non è cambiata, ma parliamo di “dittature di capitale", non militari.

villani mario gentileza la voz del interior p.castillo

Dopo oltre 30 anni dal culmine di questo dispotismo, possiamo dire che viviamo in una democrazia in cui i governanti, a differenza degli anni Settanta, rappresentano gli interessi della gente? Credo di no. Ritengo che non esista una democrazia in cui tutti possano esprimere liberamente ciò che non vogliono per se stessi. Oltretutto, oggi, chi si oppone a questa nuova "dittatura di capitale" - chiamata anche multinazionale, dove i governanti sono condizionati da questi interessi - o combatte per difendere i diritti umani, continua a sparire e morire. Solo per fare alcuni esempi: Pablo Medina, giornalista paraguayano, assassinato nell'ottobre 2014 per aver denunciato la corruzione dello Stato; l'attivista e ambientalista honduregna, Berta Cáceres, uccisa nel marzo 2016 per aver difeso la sua terra e i diritti umani. Ricordiamo anche la scomparsa e la morte dell’argentino Santiago Maldonado, avvenuta nell'ottobre del 2017, sostenitore della causa delle popolazioni indigene Mapuche; infine Marielle Franco, sociologa brasiliana, morta nel marzo 2018 per aver accusato le azioni violente e gli abusi di razzismo dei reparti della polizia militare. Ci chiediamo come possiamo combattere tutto questo, e lo chiediamo anche a Lei.


"Penso che il modo migliore sia agire politicamente e generare consapevolezza nella popolazione, in modo che possa acquisire forza sufficiente per prevenirlo. Innanzitutto, devi creare la consapevolezza nelle persone che ti circondano, in maniera  individuale; noi ci rivolgiamo alla famiglia, ai nostri collaboratori e da questi continuiamo a espanderci verso il resto della popolazione, affinché la coscienza politica si estenda e cresca. In questo modo, il tentativo da parte delle dittature e di coloro che vogliono generarle, diventa sempre più difficile”.

Partendo dal presupposto che la formazione di un individuo sia molto importante, pensa che oggi i giovani abbiano la possibilità di essere educati con i valori, in una famiglia che offre loro la possibilità e la consapevolezza di comprendere il contesto socio-politico esistente nel mondo, e quindi essere in grado di lottare per un cambiamento?

"Ho fiducia nell'essere umano, nelle persone...".

Anche noi. Nessuno dice che sia facile cercare questo cambiamento, ma sì, diciamo che non è impossibile. È molto difficile fingere di studiare ed essere in grado di formarsi in una società creata affinché restiamo tutto il giorno dentro una casella quadrata, occupati sempre dalle stesse cose, compreso il "tempo libero". Senza considerare poi, le questioni che la società ci impone come problemi importanti, ma che in realtà non lo sono e ci distraggono solamente. Per questi motivi, è necessario trovare la verità a tutti i costi, anche se è ostacolata. I mezzi di comunicazione hanno un ruolo molto importante in tutto questo, ma la maggior parte di essi si presta ad accontentare il potere e finisce per disinformare.

"Penso che l'informazione e la conoscenza storica della società influenzino molto in questo senso; inoltre, ritengo che un'influenza fondamentale sia data dai media, dai giornali, dalla televisione e da tutto ciò che ha sempre un obiettivo politico. Questo è fondamentale, c'è una cosa che non dovrebbe essere dimenticata, molto importante: “L'INFLUENZA DEI MEDIA."

Vorrei che questo scritto trasmettesse forza e gioia, nonostante io sia consapevole di quanto possa essere deprimente rendersi conto che tutto ciò che ci circonda, in realtà, è una grande bugia. Confido che possiamo dare tutto per iniziare a unirci e ottenere così un grande cambiamento, come Mario che si fida delle persone, ma soprattutto dei giovani, perché afferma che siamo "nuovo materiale" e  "meno contaminati... - aggiunge - … I giovani hanno la possibilità di unirsi e combattere politicamente per estendere questa consapevolezza di cui stiamo parlando...".

Se le persone come Lei si fidano di noi, penso che non dobbiamo deluderle. Quale messaggio darebbe ai giovani?

"Il messaggio fondamentale è che non smettano di combattere, di avanzare... senza  abbassare le braccia e non rinunciare mai, senza sentirsi dominati, ma lottare contro l'oppressione; fondamentalmente, per estendere il bisogno di solidarietà. Dobbiamo pensare che la società sia una famiglia allargata, come se dovessimo difendere la nostra casa. La tua casa non è solo dove vivi, ma comprende la gente, la nazione e per estensione anche il mondo...".

Grazie Mario!

"Grazie a voi, per la vostra solidarietà. Forza! Continuate ad andare avanti perché questo è ciò che è necessario."

Sì, questo è ciò che è necessario: ricordarli. Ogni volta che, con la nostra indifferenza, dimentichiamo queste persone, le quali hanno dato il sangue per il nostro futuro o c’è mancanza di azione, non solo non facciamo loro giustizia, ma li uccidiamo di nuovo. È tempo di agire in modo diverso per ottenere un risultato che duri nel tempo.

*Matias Guffanti, 25 anni, direttore Our Voice Sud America
 Diego Grachot, 24 anni, coordinatore Our Voice Uruguay

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