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Il progetto, nato nelle Marche, è sbarcato anche in regione grazie all’entusiasmo dei ragazzi -

di Beatrice Boccali* -
Our Voice’ muove i suoi primi passi nelle Marche. Nel 2013 alcuni ragazzi decidono, quasi per gioco, di creare uno spettacolo per i propri genitori incentrato sulla lotta alla mafia. Non passa molto tempo che ci si accorge delle potenzialità nascoste del progetto e i ragazzi cominciano a esibirsi in numerose scuole e in vari eventi con l’obbiettivo di attirare l’attenzione dei propri coetanei. Da sempre, infatti, l’obiettivo primario di ‘Our Voice’ è di togliere dalle nuove generazioni il parassita dell’indifferenza che impedisce un qualsiasi tipo di mutamento.
Se i giovani si unissero tutti sotto ideali comuni allora si creerebbe la sicurezza di un futuro diverso. Questi ultimi, infatti, avranno la responsabilità un giorno di decidere per l’intera società, avranno la possibilità di scegliere se continuare quello che già è stato fatto o cambiare verso il meglio. Il gruppo andava a gonfie vele, ma necessitava di ampliarsi ed esporsi su più ampi fronti.

Nello stesso periodo, se ci fossimo spostati a circa 550 chilometri verso nord, qui in Friuli, avremmo trovato numerosi giovani con la volontà e il desiderio di agire, di fare qualcosa di concreto. Avremmo trovato giovani stufi di lamentarsi e che avevano insita la voglia di cambiamento, di rinnovo e di far sentire la propria voce. Informarsi, conoscere è fondamentale, ma a quei ragazzi non bastava più, non bastava più stare a casa davanti al telegiornale della sera o la mattina al bar davanti al quotidiano. Nel dicembre 2016, durante un evento a Cormons, nel quale il gruppo marchigiano aveva appena portato il proprio spettacolo, ‘L’arte uccide la mafia’, le due necessità si sono incontrate quasi per fatalità. Davanti a una pizza a ora tarda nasce l’idea che ha fatto la differenza: anche in Friuli doveva nascere un nuovo gruppo ‘Our Voice’. Era la rivoluzione che il progetto stava aspettando, la novità che lo avrebbe portato a superare anche i confini oceanici espandendosi in Sud America, in Uruguay e in Argentina.

Il movimento culturale che andava via via delineandosi non poteva più occuparsi solo dell’ambito antimafia, ma doveva contrastare tutti i mali della società. Bisognava cominciare a informare le nuove generazioni del potenziale che era stato loro affidato, la possibilità di costruire un domani migliore. Un obbiettivo così alto poteva essere portato avanti solo dall’unione di tanti ragazzi legati dagli stessi ideali nonostante le distanze e le diversità. Così è stato. Nei primi mesi del 2017 sono accorsi, perché interessati al progetto, numerosi ragazzi di tutte le età e dalle numerose capacità. Recentemente è stato creato uno spettacolo sull’indifferenza, andato in scena per la prima volta il 3 giugno al teatro di Palmanova. Sul palco sono saliti tutti i ragazzi italiani e anche quattro giovani venuti direttamente dall’Argentina, precisamente dalla città di Rosario.

Tanti sono ormai gli eventi a cui come gruppo abbiamo partecipato, uno degli ultimi è stata la proiezione del film ‘A Very Sicilian Justice’ sabato 17 giugno a Fiumicello. Pellicola incentrata sulla figura del magistrato Antonino di Matteo, impegnato a Palermo nel processo ‘Trattativa Stato-Mafia. Un giusto, minacciato ripetutamente di morte, che rischia, se non sufficientemente protetto dal sostegno delle istituzioni, ma in primis dei cittadini, di fare la stessa fine di Falcone e Borsellino. Per questo motivo il 17 luglio saremo tutti presenti a Palermo, per dare un segno oggettivo della nostra vicinanza al magistrato e lanciare un forte messaggio ai poteri mafiosi della città. Non ci servono altri eroi-martiri, vogliamo gente che si batta per verità e giustizia da viva, che si batta per costruire uno Stato migliore ogni giorno.

Tra i prossimi appuntamenti, tra fine luglio e i primi di agosto sarà organizzata qui in Friuli una conferenza sui vaccini a cui parteciperanno relatori favorevoli e contrari. L’evento non avrà l’obbiettivo di convincere sulla validità o meno delle vaccinazioni ma sarà un approfondimento sul nuovo decreto legge, che viola la libertà di scelta. A noi è stato chiesto di partecipare con il nostro spettacolo per mostrare come i giovani non siano soltanto dei numeri, delle statistiche, ma abbiano anche loro un’opinione e una voce. Un altro fronte molto attivo, e indispensabile se si parla di attirare l’attenzione dei più giovani, è quello dei social, che ci permettono di arrivare a persone che non appartengono al nostro territorio e non avrebbero la possibilità di sapere qualcosa di più su di noi differentemente.

Tanti sono i progetti e le idee per il futuro che aspettano solo il tempo di essere sviluppate. Tutte queste passano, però, immancabilmente al vaglio di un obbiettivo comune molto chiaro: rendere coscienti le nuove generazioni sulle difficoltà e sui diversi problemi della nostra società. Questo perché, una volta individuati i limiti, si possa operare di conseguenza togliendo in primo luogo il consenso che li vivifica e successivamente lavorando per il cambiamento. Non è sufficiente lamentarsi e aspettare che qualcuno migliori le cose per noi. E’ necessario che ognuno di noi si prenda la responsabilità di rimboccarsi le maniche e agire. Il fallimento non è una possibilità perché l’averci per lo meno provato già in se ci renderà onore, ci renderà differenti dal resto delle persone. Per concludere vorrei riportare una citazione di Sant’Agostino: “Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”.

Tratto da: ilfriuli.it

*Beatrice Boccali, 18 anni gruppo Our Voice Friuli Venezia Giulia (Italia)

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