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La XXIII giornata delle vittime innocenti di mafia
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di Davide de Bari -

Foggia. 21 Marzo 2018. Piazza Cavour è pronta per celebrare la giornata dedicata a tutte le vittime innocenti di mafia. Quest’anno il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, ha scelto Foggia per riunire tutti i famigliari delle vittime di mafia e chi vuole continuare a lanciare e urlare il messaggio di giustizia di cui sono portatori. La città pugliese non è stata scelta a caso. Lo scorso anno, fino al giorno prima della riccorrenza, è stata teatro di numerosi fatti di mafia che hanno sconvolto l’intera comunità; l'agguato di San Marco in Lamis lo scorso agosto, l'omicidio dell'anziana Anna Rosa Tarantino a Bitonto, l’incendio causato alla macchina di Peppino D’Urso, ma sopratutto quasi 300 omicidi irrisolti.
Il meteo non è dei migliori, la pioggia sembra continuare a cadere, le nubi impediscono al sole di splendere. Come se volesse rappresentare l'ostacolo di un intero paese nel combattere la mafia. Nonostante il tempo, si va avanti e l'entusiasmo non sembra calare. La piazza inizia a popolarsi pian piano, i pochi aspettano l'arrivo del corteo. Ecco che i manifestanti entrano nella piazza con bandiere di colori vivi. Iniziano i primi cori, nelle facce delle persone è scolpita la voglia di stare assieme, colpiti da un unico sentimento di gioia ed entusiasmo. Tutti insieme attaccati come fossero un unico atomo, un unica cosa. E lo sono anche i familiari delle vittime pugliesi, che dopo alcuni interventi e saluti, hanno preso la parola, gridando la loro voglia di giustizia, come fossero più voci in una. “La memoria non deve restare solo alle famiglie” e “Non sappiamo che farcene della memoria senza l'impegno”, queste le parole che hanno sancito una promessa di impegno per l'amore dei propri caduti. Successivamente è arrivato il momento tanto attesto, quello della lettura dei nomi delle 970 vittime innocenti di mafia. Parte l'ex presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, il giornalista minacciato di morte dalla mafia, Paolo Borrometi, poi arriva il turno dell'ex magistrato Pietro Grasso, del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, dell'ex magistrato e presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per poi concludere con il presidente onorario di Libera Gian Carlo Caselli. E poi un attimo di vuoto rispettoso per prepararsi ad accogliere le parole di don Ciotti. Nel momento in cui si appresta a prendere la parole, il sole supera le nubi e i suoi raggi spendono felici sulla piazza, come se quelle parole di denuncia avessero squarciato il velo dell'omertà mafiosa. “Qui piove ma oggi c'è lo stesso la primavera: ci sono migliaia e migliaia di giovani, adulti e associazioni che stanno camminando insieme - ha detto don Ciotti - Affinché l'impegno contro le mafie sia quotidiano, è necessario scrivere nelle nostre coscienze tre parole. La prima è continuità, la seconda è la condivisione perché è il noi che vince, la terza è la corresponsabilità, cioè il chiedere alle istituzioni che facciano la loro parte, e se non la fanno dobbiamo essere una spina per chiedere conto". E poi ancora: “In questa lotta nessuno è necessario, nessuno è insostituibile ma nessuno può agire al posto nostro. Tutti siamo chiamati a scelte più coraggiose. E coraggio ed umiltà richiedono responsabilità. Noi dobbiamo diventare il cambiamento, dobbiamo uscire di più dall’Io per utilizzare il Noi”. Ne ha per tutti don Ciotti e a tutti si rivolge, adulti, anziani, giovani e sopratutto ai mafiosi: “Vi aspetta il carcere o la morte; il dovervi nascondere. Perché il bene vincerà sul male. Non ce la farete con le vostre bombe e le vostre auto bruciate. Vi prego cambiate vita, siamo disposti ad accogliere i vostri bimbi. Trovate questo coraggio: non è vita quella che fate. State uccidendo la vostra vita. Voi non ci ucciderete mai, perché qui siamo vivi e la nostra è una memoria di persone che vogliono il cambiamento. Il problema più grave non è solo chi fa il male, ma chi lo lascia fare nell'indifferenza". Ecco che quelle parole hanno mandato un messaggio chiaro, trasparente che inequivocabilmente: dice da che parte sta. Non è vero che la gente per vivere ha bisogno della dignità della mafia, non è vero che in Italia non c'è giustizia, perché proprio le 40mila persone presenti testimoniano un cambiamento reale e rappresentano la voglia di vita dell'Italia. E' con una promessa che termina la manifestazione, un grido che non può essere ignorato: “Non lasciamoci travolgere dalla sfiducia, dal delegare e dalla rassegnazione. La vita ci chiede oggi di osare, di avere più coraggio, che si impara non dalle grandi imprese ma dalle piccole cose: è un esercizio quotidiano. Non dimenticate che l'omertà uccide la verità e la speranza. Dobbiamo contribuire tutti di più per la verità”.

In questo giorno la Puglia ha rappresentato l'Italia intera. Una terra osteggiata dalla mafia e dalla sua mentalità. Dove lo Stato di diritto trova difficoltà a essere applicato e rispettato. E quindi la legalità è corrotta dall’omertà. E’ sempre stato questo il principio che ha vinto, perché più semplice e immediato da comprendere, contrapposto a uno Stato che va a rilento e non riesce a soddisfare il bisogno sociale. Grazie a queste debolezze la mafia crea consenso e quindi può imporre le sue regole contrapposte a quelle dello Stato. Oggi più che mai c’è bisogno di fermare questa minaccia, che incombe come l’afa in estate, come un cappio che si stringe sempre di più intorno al collo.
Questo può essere arrestato con la valorizzazione della bellezza del nostro territorio e sopratutto dalla realizzazione dei principi su cui esso è fondato. Solo attraverso l’impegno questi valori potranno diventare realtà, credendoci ogni singolo giorno. Proprio come hanno fatto le vittime di mafia e i loro famigliari che per amore di un ideale, hanno lottato per ottenere giustizia, hanno combattuto contro l’illegalità per l’affermazione del diritto, hanno sacrificato la loro vita. Grazie a ciascun caduto per essere il sentimento di questa lotta.

Foto © ACFB

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