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di Francesco Ciotti* - 

Oggi, 25 aprile, come ogni anno festeggiamo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Una parola che nell’immaginario collettivo non dovrebbe associarsi solo ad un sistema di potere, che raggiunse il massimo della sua espressione distruttiva negli anni ‘39/’45, ma è fondamentale richiamare l’attenzione su ciò che nel nostro presente è più vivo che mai: guerra, oppressione dei popoli, sfruttamento, genocidi e tanto altro. L’elenco sarebbe lungo e dopo un’ attenta riflessione non dovremmo dedicarci certo a vacui festeggiamenti, piuttosto a mettere in discussione il nostro presente. Penso che ricordare quel giorno di liberazione non debba essere solo un vaneggiamento della propria appartenenza politica a schieramenti diametralmente opposti a quelli legati al fascismo e al nazismo, mentre con orgoglio viene sfoggiata la propria fantasia culinaria in qualche gita fuori porta. Dobbiamo servirci di questo giorno per chiederci, in un tale momento storico, chi sono gli oppressi, chi sono gli oppressori e gridare giustizia per quei popoli che sognerebbero di festeggiare un 25 aprile! Meditiamo, ad esempio, sul ruolo dell’Italia nella guerra contro lo Yemen, perpetrata dall’Arabia Saudita, alla quale il nostro Paese fornisce ordigni bellici per un affare di quattrocentoquaranta milioni di euro all’anno. Sono gli stessi armamenti che in quattro anni hanno contribuito a provocare oltre dodicimila vittime e reso venti milioni di persone bisognose di aiuti umanitari. Riflettiamo poi sul ruolo dell’Italia all’interno dell’alleanza atlantica, quando lo scorso  14 aprile  è stato effettuato un attacco missilistico contro la Siria da parte degli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, violando il diritto internazionale. L’Italia, pur non partecipando direttamente, ha fornito supporto logistico dalle basi di Sigonella. Chiediamoci dunque, se oggi noi siamo diventati parte di ciò che anni fa abbiamo combattuto. E’ una considerazione dolorosa, ma in realtà ci permetterebbe di vivere con minore indifferenza per ritrovare lo spirito di lotta; in nome di quella giustizia che ha caratterizzato il periodo storico della resistenza e che oggi, nel contesto di una nuova guerra fredda e di un’ imminente corsa agli armamenti, deve ritornare più vivo che mai.

*Francesco Ciotti, 26 anni, gruppo Our Voice Marche (talia)

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