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medina pablo grano
Cronaca degli eventi commemorativi in ​​Paraguay -
di Emilia Cardoso* -
Pablo Medina è stato assassinato il 16 ottobre 2014. Perché? Per aver reso pubblica la conoscenza di ciò che avrebbe dovuto essere tenuto nascosto da coloro che hanno deciso di porre fine alla sua vita. Le pubblicazioni di Pablo sul giornale hanno raggiunto migliaia di cittadini. Attraverso i suoi articoli la gente accedeva a informazioni che, altrimenti, sarebbero rimaste solo nella memoria dei trafficanti di droga, vittime forse di alcuni vicini di casa, ma nulla più; "luoghi" innocui per i potenti, niente di cui preoccuparsi. La storia è ben diversa e si è conclusa con la morte di un giornalista, che ha registrato meticolosamente e con estrema tranquillità ciò che ha coinvolto lo Stato locale in gravi atti di corruzione.
Purtroppo, Pablo era solo. Se la gente avesse accompagnato le sue denunce sarebbe stata un'altra storia. Una cosa è chiara: quando tacciamo di fronte all'ingiustizia, stiamo facendo esattamente quello che il potere vuole che facciamo. Ogni anno, da quel tragico 16 ottobre, AntimafiaDosMil organizza un evento commemorativo in onore di Pablo Medina e della sua assistente, Antonia Almada, che quel giorno ha perso la vita mentre viaggiava nella stessa auto.
Non è solo un evento per commemorare, ma è una denuncia e un invito all'azione da parte dei cittadini, affinché tutti si informino e si possano organizzare nella lotta contro il traffico di droga e la connivenza dello Stato con la criminalità.

In un atto di solidarietà internazionale, viaggiamo in queste terre calde, con l'obiettivo di realizzare un intervento artistico a sostegno della richiesta di giustizia per Pablo e Antonia. Sebbene la mentalità sia imprigionata, resta ancora molto da fare. Sappiamo che non è sufficiente che le diverse persone coinvolte siano in carcere, anche i colpevoli diretti, purtroppo la grande attività criminale della produzione e della vendita di droghe è ancora intatta.
Lo scenario delineato per qualsiasi giornalista, pubblico ministero, giudice o cittadino professionista che, in nome delle proprie funzioni, voglia sviluppare un lavoro onesto e al servizio dei cittadini, non è affatto facile.

Noi giovani cerchiamo, attraverso l'arte, di offrire il nostro sostegno a tutti coloro che combattono e denunciano. Allo stesso tempo, vogliamo trasmettere i valori che riteniamo necessari per vivere in una società più giusta.

I direttori delle riviste AntimafiaDosMil del Paraguay e dell'Uruguay hanno partecipato a numerosi programmi radiofonici e televisivi per diffondere l'evento commemorativo, inoltre sono stati intervistati da diversi giornali che hanno diffuso l'attività. Anche Our Voice ha aderito attraverso il suo principale rappresentante del Sudamerica, Matías Guffanti, il quale ha spiegato ciò che il movimento propone e le ragioni del nostro viaggio in Paraguay. Abbiamo avuto l'opportunità di accompagnare il lavoro del direttore della rivista Antimafia DosMil dell’Uruguay, Jean Georges Almendras. Abbiamo partecipato all'intervista con padre Francisco de Paula Oliva, chiamato da coloro che lo amano "Pai Oliva", un uomo con storie di esuli, un infaticabile combattente per i diritti dei più vulnerabili. Siamo andati a cercarlo in uno dei quartieri più umili del Paese, Bañado Sur, perché vive lì e lo abbiamo trovato. Dialogare con lui sull'attuale momento storico è stato anche stimolante e illuminante.

Inoltre, abbiamo partecipato alla protezione delle "Viviendas" installate nella piazza di fronte al Congresso Nazionale, zone ricoperte dall'acqua del fiume in cui vivono le famiglie del quartiere di "La Chacarita", le quali sono state costrette a spostarsi con quello che era rimasto per sopravvivere. Una scena desolante, con immagini sulle quali riflettere. Famiglie totalmente abbandonate da uno Stato che da tempo le ha lasciate in balìa di se stesse, come se valessero meno degli animali; condannate a vivere quasi in una specie di cortile.
I giorni sono passati rapidamente e all’improvviso ci siamo ritrovati nel Congresso Nazionale per onorare Pablo e la sua assistente Antonia. Tra l’eccitazione data dall’idea di incontrare i loro parenti e al tempo stesso il nervosismo per la responsabilità che avevamo dell’evento, ha avuto inizio l’organizzazione della giornata. Il mattino è trascorso insieme ai giornalisti, procuratori, deputati, funzionari e parenti delle vittime presenti.

Una giornata dedicata a dire tutto ciò che preoccupa e non vogliono che diciamo: quale tributo migliore potremmo dare a Pablo se non seguire i suoi passi nelle denunce?
"Noi, come movimento, abbiamo deciso di uscire e combattere, scegliendo l'opzione di vivere lottando. Non vogliamo più nasconderci, ma esprimerci attraverso l’arte, la comunicazione, il teatro, la musica, la danza, lamentando i problemi. Un popolo cosciente è un popolo che prende decisioni. Un popolo ignorante è indubbiamente e inevitabilmente un popolo dominato dal potere, da cui viene usato affinché faccia ciò che vuole. C'è una frase molto forte che riteniamo significativa per quello che facciamo, è di un rivoluzionario italiano che combatteva la mafia nel suo paese. Si chiamava Peppino Impastato, anche lui figlio di un mafioso. Egli ha detto: "La mafia è una montagna di merda". E’ stata la prima pubblicazione che ha fatto su un giornale. Ovviamente, ha destato una vasta eco in una società in cui la mafia era molto coinvolta. Pensiamo a quella frase, sì: la mafia è una montagna di merda e scusate se questa parola dà fastidio, ma noi siamo infastiditi da molte cose. Se la mafia è una montagna di merda, questo posto, il Congresso Nazionale, odora un sacco di merda. Puzza tanto. Le sedie sono molto macchiate, perché questo luogo viene pagato con i nostri soldi che finiranno nelle tasche di persone collegate al traffico di droga, ai morti, alla tratta di esseri umani, alla persecuzione di coloro che cercano di conoscere la verità. La popolazione lo sa. Non vengo qui per sporgere denuncia e dire qualcosa che la popolazione non sa. Lo sappiamo tutti".
Queste sono solo alcune delle parole del rappresentante di Our Voice in Sud America, Matías Guffanti.

È intervenuta anche Sonia Bongiovanni, rappresentante del movimento a livello internazionale:
"Voglio ringraziare tutti i parenti delle vittime di mafie presenti qui, hanno il nostro completo sostegno. La nostra lotta è dedicata ai martiri di tutto il mondo, uccisi a causa dell’ingiustizia sociale. Come giovani, dobbiamo pensare a ciò che è stato detto oggi al Congresso. Quando ci alziamo, facciamo una mobilitazione, stiamo lavorando attraverso le nostre vite; noi proviamo a farlo con Our Voice. In questo giorno ricordiamo Pablo e Antonia, ma in tutte le parti del mondo vi sono stati altri caduti che hanno combattuto. Oggi usciamo per gridare che la mafia è dentro lo Stato. Attraverso l'arte possiamo raggiungere la coscienza di milioni di giovani e infondere paura al potere, alle persone che sono in cima a questo sistema che ci governa".

La presenza in sala dei bambini e di molti giovani ci ha profondamente commosso, in particolare siamo onorati della partecipazione di Antonella Mateu, "l'eroina di Villa Hayes", così chiamata dalla stampa locale. Antonella ha rifiutato di congratularsi con il politico Ruben Rousillon, dicendo apertamente che è un uomo corrotto e non degno di lode. La giovane di soli 16 anni risulta essere la migliore studentessa della sua scuola. Durante la cerimonia celebrata in onore del politico, la giovane, stanca di tante bugie, ha espresso chiaramente che il signor Rousillon è un ladro. Questa coraggiosa ragazza era seduta su uno dei sedili del Congresso, insieme alla madre, la dott.ssa Margaret Dome, e ci ha trasmesso la forza che questi eventi suscitano in lei, nonostante l’assoluta solitudine percepita.

Non sono mancate neanche le parole di due bambini che hanno parlato al pubblico presente, chiedendo ai funzionari una legislazione coerente per la Costituzione del Paraguay. Che ironia, i bambini dovrebbero avere gli adulti come riferimento, specialmente coloro che occupano i luoghi manageriali; al contrario vedono in essi un’enorme incongruenza. Attraverso la loro giovane età possono capire perfettamente il momento sociale in cui viviamo. Sì, i bambini riescono a comprendere con la loro semplicità di parola e sono chiari su cosa dovremmo fare, molto più di noi grandi.

Al termine dell’evento, abbiamo presentato un intervento artistico: un monologo e un canto rap. Il linguaggio dell’arte ci consente di comunicare emozioni che non si raggiungono solo con le parole, ma ci “muovono” come esseri umani e ci rendono cittadini migliori.

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*Vice direttrice Our Voice Sud America

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