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di Marta Capaccioni
Caro Matteo, non ci siamo stancati di urlare il tuo nome. L’onda d’urto generata a Castelvetrano (21 luglio) è arrivata fino in Nord Italia, più precisamente in Friuli Venezia Giulia, a Lignano Sabbiadoro.
E così lo scorso 12 agosto, in una delle più conosciute località turistiche italiane, abbiamo dato un nuovo segnale di determinazione e perseveranza.
Lontani più di 1600km da teatri e piazze siciliane e ad un anno di distanza da “La storia si ripete”, spettacolo presentato al Camping Sabbiadoro con grande successo l’anno scorso, siamo tornati a turbare un po’ il “mood” vacanziero dei campeggiatori. Non sempre è facile presentare ad un pubblico giovane tematiche impegnative come quelle affrontate dalla pièce teatrale “Ciao Matteo, dove sei?”. Nel nostro caso, la sfida era ancora più ardua, dal momento che in platea erano presenti molti bambini, animati probabilmente dal desiderio di partecipare ad uno spettacolo scherzoso e leggero. E allora, come raccontare ad un bambino, ancora nel cuore dell’ingenuità e dell’innocenza, il tragico sfondo di violenze e di morte che si nasconde nel passato della sua nobile Italia?

Diciamo che è come se il nostro Stato, l’Italia, giocasse ad un gioco che si chiama guardie e ladri. Penso che molti di voi ci abbiano giocato e anche io. Guardie e ladri consiste per il poliziotto nell’inseguire il compagno, il ladro, che si nasconde. Questo compagno oggi ha un nome, si chiama Matteo Messina Denaro e noi poliziotti lo inseguiamo perché ha fatto delle cose cattive negli anni 90 e lo vogliamo consegnare alla giustizia. Voi ancora eravate fantasie, forse idee. Anche io non ero nato e quindi l’ho studiato. Dietro ai grandi che l’hanno vissuto sulla loro pelle, dietro le stragi del ’92 e del '93, dietro all’omicidio del piccolo Di Matteo, dietro a tanti scenari politico-istituzionali Denaro è latitante tuttora e quindi possiamo solo immaginare che tipo di apparati istituzionali lo stiano proteggendo. Perché sembra strano no? A voi un gioco di guardie e ladri è mai durato più di 20 minuti, più di mezz’ora, è mai durato più di un giorno? E invece in questo caso la partita dura ormai da più di 26 anni”. Ecco come Jamil, capo dell’ufficio stampa del Movimento, si è rivolto quel pomeriggio ai bambini prima dello spettacolo.
E quindi abbiamo raccontato la vita di un bravissimo giocatore di guardie e ladri, e questo perché proviamo ammirazione nei suoi confronti. E la proviamo anche verso quei poliziotti dietro di lui, che hanno deciso di vestire la divisa ma non l’ideale. Come sempre i toni sono stati forti e attraverso la nostra arma vincente, l’arte, il messaggio è stato ricevuto.



La platea era piena: bambini, giovani adolescenti, adulti. E addirittura molti stranieri sono rimasti sino alla fine. Voci entusiaste e tanti complimenti sono arrivati dal pubblico per i miglioramenti tecnici e l’elevazione morale e professionale dello spettacolo. Gli applausi sono stati lunghi e calorosi, in particolare davanti alle coreografie di ballo. Una grande prova di stima e ammirazione per quello che stiamo facendo e una dimostrazione di appoggio e fiducia nelle nostre capacità per quello che faremo in futuro.

Un successo. Nonostante le varie difficoltà tecniche, l’umidità alle stelle e le previsioni meteorologiche sfavorevoli avrebbero potuto bloccare tutto, con concentrazione ed intesa siamo riusciti a portare a termine lo spettacolo. Rispetto a Castelvetrano la tensione era sicuramente minore e ciò ha permesso ai nostri attori di recitare in modo più rilassato e improvvisato.
Temi delicati, nomi importanti, realtà scomode, ancora una volta raccontati attraverso un cocktail unico di amore e passione per la giustizia. Una voce che si fa sentire anche nella parte d’Italia, quella del Nord, fertile di interessi economici e imprenditoriali. Si parla di un albero con una folta chioma e con radici molto profonde, un sistema reticolato di cui non si riesce a vedere la fine, un organismo ormai penetrato nel mondo dell’edilizia, nella gestione delle cave, nel settore dei trasporti, nello smaltimento dei rifiuti. Un apparato che acquisisce appalti pubblici e privati, conclude patti con politici ed esponenti istituzionali, stringe rapporti con forze dell’ordine e influenza le elezioni amministrative. Questa è la mafia. La mafia esiste e non si trova solo al Sud. La mafia esiste, è ovunque, e il processo Aemilia, iniziato nel gennaio 2015, l’ha messo nero su bianco: 240 imputati, 500 milioni di beni sequestrati, 189 capi di imputazione. Questa “malapianta del Nord” è formata da tanti ceppi, non solo mafia siciliana, ma anche, e soprattutto ‘Ndrangheta e Camorra. E quindi noi siamo andati anche lassù, in quelle regioni in cui si parla di progresso ma non di mafia.
E non ci stancheremo, perché come i martelli pneumatici possono diventare il peggior incubo del vicino, anche noi diventeremo il tormento per chi non sopporta che la verità possa venire alla luce, soprattutto in casa propria.
Caro Matteo, continua ad ascoltarci, perché urleremo il tuo nome fintanto che avremo voce.

Foto © Our Voice

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