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di Marta Capaccioni - Fotogallery

La testimonianza di un eroe del Paraguay: Martín Almada

Abbiamo deciso di ascoltarti popolo paraguayo. A te che hanno giocato con le tue illusioni e le tue ansie. A te che hanno giocato con le tue speranze. A te, popolo paraguayo, vieni, raccontaci, ti ascolteremo e ti staremo accanto. Ci hai raccontato che ti hanno ingannato, che non hai una casa, né un pezzo di terra e che la tua fronte non smette mai di sudare per guadagnarsi il pane.
Siamo andati in quel luogo in cui un tempo soffristi pene infernali. Eravamo commossi, turbati, arrabbiati di ciò che ti successe dentro quelle mura.
Parliamo del Museo della Memoria, creato dalla Fondazione Celestina Perez de Almada, che durante la più lunga dittatura della terra sudamericana (1954-1989), quella del generale Stroessner, funzionò come Direzione Nazionale degli Affari Tecnici. Questo organismo era destinato alla violenza politica, alla persecuzione e alla eliminazione degli oppositori e si inquadrava nella Dottrina della Sicurezza Nazionale dettata dal governo degli Stati Uniti d’America. Dottrina meglio conosciuta come Operazione Condor.
In questo luogo tu, popolo paraguayo, subisti i peggiori tormenti; venisti torturato con lo stimolatore elettrico, poi immerso e quasi affogato in una vasca, e poi ancora legato con catene e fili metallici, costretto a fare il bagno nel sangue dei tuoi compagni e se opponevi resistenza venivi torturato di nuovo. Ancora e ancora.
Popolo paraguayo, ci hai raccontato: “Due ore prima della tortura risuonava la musica “polca”, poiché la musica era la parte psicologica della violenza. Prima del calare della notte i militari intimavano a 30 persone di non andare a cenare, e sapevano ciò che sarebbe successo. Queste 30 persone, con la musica di sottofondo, rimanevano già scioccate, traumatizzate ma alla fine solo da 6 a 8 di loro venivano torturate fisicamente, lasciando le altre, in ogni caso, in uno stato di crisi mentale e shock emotivo”. Questo è il racconto di Martin Ibarrola, uno dei responsabili del Museo, che con pochissima voce rimasta testimonia ogni giorno la storia del suo paese.
Popolo paraguayo, ci credi? Abbiamo conosciuto il tuo migliore avvocato, Martín Almada. Una persona speciale. Un coraggioso, che vive senza paura, perché sa che di paura si nutre il suo nemico. Uno della classe pensante, quella formata da intellettuali, artisti, studenti, professori universitari, militari costituzionalisti che, insieme alla classe lavoratrice, venne sterminata dalla peggiore espressione del capitalismo, il neoliberalismo. Questa è l’essenza dell’Operazione Condor.
Popolo Paraguayo, sulla tua terra il 22 dicembre 1992 si riaccese una speranza. Una luce, davanti al buio spaventoso dei 40 anni precedenti. Quel giorno, dopo 15 anni di investigazioni, Martín Almada, con l’aiuto del giovane giudice José Agustín Fernández, denudarono il loro peggior nemico, rivelando i suoi piani all’opinione pubblica e alla comunità internazionale. Quel giorno vennero portati alla luce gli Archivi del Terrore. Tonnellate di documenti dettagliati, con centinaia di migliaia di nomi di sudamericani segretamente rapiti, torturati e assassinati, tra gli anni settanta e novanta, dalle forze armate di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile e dai servizi segreti americani. Questi documenti stabilirono che l’Operazione Condor fu una realtà: un vero e proprio establishment della CIA e del governo statunitense in tutti i territori sudamericani. Perché il “popolo che salva gli altri popoli”, gli Stati Uniti di America, non si accontentò di Hiroshima e di Nagasaki, ma volle sganciare un’altra bomba atomica, più subdola, ma comunque letale. Bomba che causò almeno 40mila morti, 30mila desaparecidos e 400.000 arresti con torture.

Il cuore di questi piani si esaurisce in una parola: il potere. Il potere del capitalismo e del guadagno, il potere dell’ideologia e del compromesso.
“Il silenzio e la menzogna è quello che caratterizza il capitalismo. Il capitalismo si nutre delle menzogne e noi ci nutriamo della verità. La verità per il capitalismo è dura e noi tutti dobbiamo lottare per la verità. Dobbiamo sapere chi sono i nostri amici, i nostri nemici e i nostri alleati. Se noi non sappiamo chi sono i nostri nemici siamo persi”, parole di Martín Almada, che continua parlando di uno degli strumenti del capitalismo, il sistema criminale mafioso: “La mafia ha quello che noi non abbiamo, il denaro. La mafia ha il potere di eliminare e in questo momento è in progresso totale nel mondo. Nel capitalismo avere il denaro è avere il potere e semplicemente eliminano la gente”.
Popolo paraguayo, il tuo nemico era un pezzo grosso. E come potevi tu, affamato di pace e martoriato dal dolore, pensare di affrontarlo?
Come facevi tu, popolo straziato, a sapere che il tuo stesso usurpatore era una pedina di quella bandiera dalle 50 stelle?
Non potevi saperlo. E infatti ti ingannarono, di nuovo. Nel 1989, quando apparentemente terminò la dittatura, il golpe che spodestò il generale Stroessner fu solo una commedia, un’altra mossa per cambiare le pedine del gioco.
Parlavamo di speranza, di una luce che si riaccese quel 22 dicembre 1992. Ma per te, popolo paraguayo, fu solo un’illusione. Perché le tue pene non potevano finire: rimanesti povero, senza terre e senza cibo, con poca acqua e forse con un tetto di una baracca per coprirti la testa. I tuoi despoti continuarono a comandare e continuano tuttora a punirti, per la colpa di essere nato nella terra di cui si sono impadroniti. Il tuo ex Presidente, Horacio Cartes (2013-2018), si disse più volte nostalgico degli anni della dittatura e quello attuale, Mario Abdo Benítez, chiamato Marito, è figlio del segretario personale di Stroessner.
Popolo paraguayo, non ti arrendere, perché le persone ti ascolteranno. “Penso che voi stiate facendo un’autentica rivoluzione culturale. L’arte è molto importante, è una strategia e voi state inaugurando una nuova strategia di lotta contro l’impero, o gli imperi. Perché ciò che è essenziale è la coscienza, la gente dorme, ha paura, non si rende conto o è alienata. Perché i mezzi di comunicazione ci alienano, ci mentono. Attraverso l’arte si può risvegliare chi dorme. Che bello! Io mi identifico totalmente con questo”, ci dice con il cuore in mano e con occhi lucidi Martín Almada. E continua dicendo: “Grazie, sono felice, mi avete fatto una grande sorpresa”.
E quindi, popolo paraguayo, siamo qua nella tua terra e gridiamo insieme a te: Nunca Mas!

Tratto da: antimafiaduemila.com

Foto © Our Voice

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