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di Marta Capaccioni
Video-intervista di Sonia Bongiovanni al canale televisivo Calabria TV

La Calabria e l’Italia non sono solo omertà, non sono solo silenzio”, ha detto Sonia Bongiovanni, direttrice del Movimento culturale Our Voice, in un’intervista avvenuta martedì pomeriggio sul canale Calabria Tv. “Al contrario, noi giovani cittadini abbiamo il diritto e il dovere di manifestare per difendere il vero Stato, che sono gli uomini e i magistrati come Giuseppe Lombardo”.
Sta risuonando ormai in tutta la regione calabrese l’appello lanciato dalla rivista ANTIMAFIADuemila a tutti i cittadini italiani, ad essere presenti al Sit-In del 10 luglio davanti a Palazzo di Giustizia a Reggio Calabria, in sostegno al Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e a tutti i magistrati della Dda di Reggio Calabria.
Un appuntamento importantissimo quello di domani, l’ultimo giorno di requisitoria del procuratore, pubblico ministero nel processo denominato ‘ndrangheta stragista, “che subito tutti i giovani attivisti del Movimento hanno condiviso e promosso attraverso un video intitolato ‘Benvenuti a Reggio Calabria’ che vuole sensibilizzare non solo i cittadini calabresi ma tutta la cittadinanza italiana e mondiale in appoggio a questi giudici che rischiano la vita ogni giorno”, ha spiegato Sonia Bongiovanni.
Sembrava impossibile infatti per i ragazzi di Our Voice riuscire a farsi sentire all’interno delle tapparelle chiuse di un Paese, l’Italia, che troppe volte ha girato la testa dall’altra parte quando ha sentito la parola “mafia” e che tanto meno ha voluto conoscere i segreti che si nascondevano dietro quella che veniva chiamata la “Trattativa Stato-mafia”.
E invece, il video realizzato dai giovani attivisti del Movimento sta spopolando: in YouTube con più di 40.000 visualizzazioni, in numerose riviste e quotidiani regionali ed extra-regionali (come Il Reggino, il Giornale del Mediterraneo, L’inchiesta Sicilia) e su social network come Twitter e Facebook con tantissime condivisioni (MalgradotuttoBlog, Centro Pio La Torre, Basta!).
In pochi minuti di intervista la direttrice del Movimento è riuscita a chiarire ai cittadini calabresi il motivo per cui è doverosa la difesa del procuratore Lombardo, “un magistrato che è stato minacciato varie volte dalla mafia e dalla ‘Ndrangheta, che sta conducendo il processo ‘ndrangheta stragista e che è venuto a conoscenza di tantissimi segreti di Stato che si nascondono dietro le istituzioni, la politica, l’imprenditoria e la massoneria”.
Un servitore dello Stato scomodo ad alcune parti dello stesso: tutte le sue attività di indagine, confluite anche in altri procedimenti come Gotha, Breakfast, Mamma Santissima, Olimpia, Meta, in effetti, hanno fatto luce sul “livello invisibile” della criminalità organizzata, svelando un intreccio perverso tra mafie, parti deviate della politica e delle istituzioni, del settore edilizio e finanziario e della massoneria: “Un unico sistema criminale integrato di cui fanno parte ‘ndrangheta, Cosa Nostra insieme alle istituzioni”, ha proseguito Bongiovanni.
Più precisamente, gli elementi emersi nel processo ‘ndrangheta stragista, che vede al banco degli imputati il boss di Cosa Nostra Giuseppe Graviano (attualmente al 41 bis e fedelissimo di Totò Riina) e il boss ‘ndranghetista Rocco Santo Filippone (legato alla potente cosca calabrese dei Piromalli di Gioia Tauro), come mandanti degli attentati avvenuti tra il 1993 e il 1994 (in cui rimasero uccisi i due carabinieri Fava e Garofalo), non solo evidenziano come nella strategia stragista degli anni Novanta e quindi nel progetto di “attacco allo Stato” erano coinvolte sia Cosa Nostra sia la ‘ndrangheta, ma mettono in risalto i rapporti consumati dalle due organizzazioni criminali con diversi esponenti politici di quell’epoca. In effetti, numerosi pentiti sentiti a processo (come Gaspare Spatuzza, Giovanni Drago, Giuseppe Di Giacomo e altri), hanno inserito la criminalità calabrese all’interno del “progetto politico”, in cui “’Ndrangheta e Cosa Nostra”, come ha precisato la giovane direttrice, “erano d’accordo e unite al fine di favorire la nascita di un partito come quello di Forza Italia”, fondato da “Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e Silvio Berlusconi, entrambi attualmente indagati dalla Procura di Firenze come mandanti delle stragi del 1993”.
Questo è qualcosa che riguarda tutti noi”, di fronte al quale non possiamo tirarci indietro. “Questa è la storia del nostro Paese”, ha ripetuto più forte Sonia, perché finalmente si prendano in mano le redini di uno Stato e di una società dentro i quali non si riesce più a distinguere il nero dal bianco. Perché infine, non si debbano più celebrare funerali di Stato, in cui gli emarginati si trasformano poi in eroi. Non è più tempo di divisioni o di bandiere, “è fondamentale da parte di tutti i cittadini gridare ‘No alla ‘Ndrangheta’, ’No allo Stato-mafia”.
E questo lo possiamo fare alzando le tapparelle delle nostre case, aprendo la porta e scendendo in piazza questo venerdì, per difendere almeno una volta chi difende la nostra vita e la nostra democrazia ogni giorno.
Noi ci saremo, e voi?

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