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20181107 marcia perugia assisidi Karim El Sadi* -
Domenica 7 ottobre si è svolta la Marcia per la Pace Perugia Assisi; una marcia lunga all'incirca 24 km, che viene percorsa dal capoluogo umbro fino alla città di Assisi. La prima marcia risale al 24 settembre del 1961, su iniziativa del filosofo Aldo Capitolini, un corteo nonviolento per  testimoniare a favore della pace e della solidarietà dei popoli. Da quella volta, ogni due o tre anni appassionati di ogni età, dai bambini fino ai più anziani, si riuniscono per marciare insieme in nome della pace e della libertà. Così è avvenuto lo scorso 7 ottobre: Assisi, la meta finale, ha visto marciare circa 100 mila persone provenienti da ogni angolo del Paese e del mondo. Zaini in spalla, striscioni colorati e cori di protesta sono solo alcune delle particolarità di questo enorme evento, che ogni anno attira sempre più giovani volenterosi di un cambiamento. Erano presenti associazioni di ogni tipo, a partire da Amnesty International e a seguire Emergency, Libera e ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia). Tra queste realtà associative hanno partecipato con uno stand anche Funima International, una Onlus che si occupa di volontariato in Sud America e in Sicilia, e Our Voice, un movimento culturale internazionale nato da un “braccio” di Funima. Questi ultimi hanno esordito all'evento presentando, sul palco di Piazza degli Angeli, uno spettacolo ridotto. In scena si sono esibiti Elisa Pagano, che ha recitato un monologo sull'inferno toccando tutti i mali che affliggono la società odierna e Jamil El Sadi, il quale ha rappresentato “10, 100, 1000 migranti” che ogni anno attraversano il mare trovando la morte. Per concludere, i fratelli Chiara e Mattia hanno danzato in una coreografia sulle note della canzone The Story, di Samuel Storm, suonata da altri nuovi membri del gruppo Our Voice. A fine spettacolo la leader del movimento, Sonia Bongiovanni, ha interpretato Francesca Morvillo, moglie del giudice Falcone e ha concluso lanciando un messaggio al pubblico sull'importanza dei giovani per cambiare la società. Nel corso della giornata sono intervenuti alcuni personaggi illustri, condividendo le loro opinioni e pensieri sull'attuale situazione nazionale e internazionale, soprattutto sul tema migranti. A questo riguardo ha preso la parola padre Alex Zanotelli, missionario di pace, da sempre attivo sulla questione immigrazione: “Ho insistito tanto con gli organizzatori della marcia, affinché avesse una dimensione politica; perché, altrimenti, si marcia semplicemente facendo una scampagnata. La prima cosa che chiediamo al Governo è che noi non possiamo accettare queste politiche migratorie, che per me e per noi sono razziste e xenofobe. Non possiamo fare dell’Italia un Paese razzista, non possiamo accettarlo. La seconda cosa che chiediamo - ha continuato il missionario congolese - è che ci sia una delegazione della Perugia-Assisi che ci risponda e ci dica perché l’Italia continua con la vendita delle bombe all’Arabia Saudita, che le usa per bombardare lo Yemen. L’ONU dichiara che lo Yemen ha la situazione umanitaria più disastrosa al mondo e noi ne siamo co-responsabili. C’è la legge 185 che vieta al Governo di vendere armi a Paesi che sono in guerra o dove i diritti umani sono violati”. E poi ancora: “La terza cosa che chiediamo è che una delegazione venga ricevuta dal Parlamento, dal presidente Fico e dai capi gruppo e ci dicano perché l’Italia non vuole firmare il trattato sull’abolizione delle armi nucleari”. In particolare queste ultime, secondo il missionario campano, potrebbero degenerare in “olocausto”. Sul palco ha preso la parola anche Luisa Morgantini, eurodeputata e attivista italiana in Palestina, la quale ha riportato la situazione del conflitto israelo-palestinese ai manifestanti in piazza. La signora Morgantini ha richiamato l’attenzione sulla questione del campo di Khan Al Ahmar, un villaggio di beduini situato vicino a Gerusalemme, in Palestina, continuamente minacciato di essere demolito dalle forze israeliane. “E’ incredibile quanta terra sia stata mangiata, quante vite siano andate perdute - ha affermato Luisa Morgantini, riguardo l’occupazione illegale israeliana - la responsabilità (di questi crimini, ndr) è di Israele che continua a occupare il territorio con colonie sempre più grandi, ignorando la Comunità internazionale”.
A conclusione dell'evento è salito sul palco anche Zion Kelly, referente del movimento giovanile statunitense March For Our Lives, nato a seguito della strage di Parkland. Zyon è il fratello di Zaire, rimasto ucciso l'anno scorso a soli 17 anni durante un tentativo di rapina. Il ragazzo afroamericano ha parlato della storia del movimento non-violento del quale fa parte e degli obiettivi di lotta contro la liberalizzazione delle armi. A fine giornata, i ragazzi di Our Voice hanno parlato con tutti i personaggi intervenuti in mattinata, stringendo i rapporti e proponendo collaborazioni. La Marcia per la Pace ci ricorda sempre che solo attraverso la comprensione, l'apertura e il confronto ci si può considerare fratelli appartenenti ad un'unica razza: quella umana.

*Karim El Sadi, 21 anni, gruppo Our Voice (Italia)

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