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di Beatrice Boccali* -

Siamo partiti distrattamente, forse con superficialità, verso Reggio Emilia; ognuno attraverso i propri occhi e il proprio sguardo, ognuno chiuso all’interno del suo universo personale fatto di ricordi e pensieri.
E’ facile perdersi nella quotidianità della routine, è facile farsi scappare momenti meravigliosi perché non si sa coglierli, perché li si da per scontati. Come quella mattinata, presa con tanta leggerezza, una mattinata all’insegna dell’integrazione che aveva tanto, tantissimo da regalarci. Infondo a volte basta saper ascoltare.

9 dicembre 2018, siamo all’evento “D(i)ritti al Cuore”, che ha luogo presso il Palazzo Greppi, a Santa Vittoria di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia. Un’accoglienza imparagonabile per la varietà dei banchetti con cibi etnici, cucinati dalle varie famiglie che partecipano alla giornata. Una ricchezza di sapori e profumi che inebriano la sala e invitano la mente a viaggiare verso destinazioni lontane. Cibi che fanno entrare subito nell’atmosfera, richiamando la curiosità.

Mentre chiacchieriamo, sul palco si danno il cambio numerosi gruppi di ballerini, musicisti e cantanti con un entusiasmo e un’energia unica. Trasmettono gioia, vitalità, i loro sono degli inni alla vita e non è necessario conoscere una altra lingua per comprenderlo. Parlano alle emozioni, vanno, appunto, dritti al cuore.

"Voglio vivere” è il titolo dello spettacolo che presentiamo questo giorno. Uno spettacolo che parte dall’inferno, da una morte soffocante. Un inferno che ci è attorno perché sembra non sia più possibile vedere la luce, è tutto buio.
…Inferno è odiare la verità perché amarla ti costerebbe la vita“.
Cade una benda rossa.
Due figure scure, entrano con le mani legate, si muovono freneticamente sulle note di “Natural” degli Imagine Dragons. La canzone esprime una richiesta disperata di speranza, di trovare uno spiraglio, una salvezza, un paradiso che pare non voglia mostrarsi, la verità.
Cadono due bende rosse.
In mezzo al buio un’altra richiesta di aiuto sembra palesarsi. All’inizio un gemito, impercettibile, eppure è lì, ha bisogno di essere sentita. È la voce di tutti i migranti, tutti coloro che sono scappati da un conflitto, da una terra diventata oramai ostile, per inseguire la speranza, per inseguire quello spiraglio di luce. Nemmeno quella voce ha raggiunto la libertà, si è spenta in mare come tante altre. Si è spenta nello stesso modo nel quale è arrivata, in un gemito.
Cade una benda rossa.
Un altro grido disperato, la canzone di Samuel StormThe story”, un’altra richiesta d’amore interpretata attraverso un balletto, tre voci e strumenti musicali. Dov’è l’amore? È davvero tutto un inferno? dove sono la speranza e la verità?
Entra un’ultima figura, indossa un lungo vestito rosso. Rosso come il sangue di tutti i giusti e gli innocenti, che è stato ormai versato. La figura raccoglie le bende, una a una: le annusa, le sente, le vive. Tutte quelle storie in realtà ne rappresentano una sola, formano una catena d’ingiustizie che deve essere spezzata. Il suo grido è rivolto a coloro i quali non danno la faccia, non si mostrano, non fanno nulla. A coloro i quali dividono le razze, omologano le menti e spengono le anime. È diretto all’apice del sistema di potere che governa il mondo. “…La verità non potrà essere occultata per sempre perché non è possibile cancellarla, perché il sangue degli innocenti scorre nelle nostre vene, nelle vene di chi la verità la vive”.

Con gli applausi di chiusura chiamiamo sul palco tutti i gruppi che avevano partecipato fino a quel momento, invitandoli a cantare e ballare assieme a noi.
Tra di loro c’è il gruppo “Ubuntu” termine della lingua nguni bantu che significa: “legame universale di condivisione che connette tutta l’umanità”. C’è un artista, “Porcapizza”, che attraverso oggetti di uso comune fa musica, ci sono percussionisti, cantanti, ballerini, ci sono arte e bellezza. L’energia che sprigiona quel momento, il legame che si innesca tra tutti noi possiede qualche cosa di magico. Finalmente si intravedono il paradiso, la luce, la speranza, la gioia. Non ci sono divisioni, né etnie o diversità, ci siamo solo noi. Noi che vogliamo la verità e la giustizia, noi che gioiamo e ringraziamo la vita e l’amore.
Quella giornata presa con così tanta leggerezza ci aveva alla fine regalato moltissimo. Nuovi amici, una mente più aperta e soprattutto nuovi occhi.
Vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, magari di chi consideri più lontano da te: è questo il vero viaggio. Siamo partiti chiusi ognuno nel proprio universo, siamo tornati riconoscendoci parte di un’unità.

Ringraziamo per questa splendida giornata Monica Righini e l’associazione “Un bambino per amico” senza le quali tutto questo non sarebbe potuto essere possibile.

Direttrice Our Voice Friuli Venezia Giulia (Italia)

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