palermo 19 luglio 2k17 sfw
di Beatrice Boccali -

 Anche quest’anno, come gruppo Our Voice, non potevamo mancare ai numerosi eventi organizzati in occasione della ricorrenza del 19 luglio, 25° anniversario della strage di via d’Amelio. Alcuni ragazzi ed io, in rappresentanza del gruppo friulano, siamo partiti la mattina del 16 luglio per essere presenti ai numerosi eventi che si sarebbero tenuti durante il nostro soggiorno a Palermo. Nel primo pomeriggio del giorno 17, noi e tutti gli altri ragazzi provenienti dalle diverse parti d’Italia, siamo stati ospiti presso la casa di Paolo Borsellino, dove abbiamo avuto l’opportunità di presentarci ed intervenire. Abbiamo ribadito quanto fosse essenziale per noi essere lì, non soltanto per ricordare Paolo, ma per sostenere chi, oggi, ha preso il suo posto e porta avanti la sua lotta. E’ fondamentale per noi schierarci a sostegno di questi uomini giusti, per non abbandonarli ad una responsabilità troppo grande e così gravosa da essere portata solo sulle loro spalle: la lotta alla mafia. Questo è il significato che ha avuto la nostra partecipazione al successivo corteo, che ci ha condotto fino alla sede dell’Università di Giurisprudenza. Sono risuonate nell’aria frasi forti, in cui tutti noi crediamo, frasi gridate a squarcia gola come se tutta la città di Palermo dovesse esserne testimone e si svegliasse; come se quelle urla fossero l’espressione di una speranza: che da un momento all’altro, tutti i cittadini ci avrebbero seguito e si sarebbero uniti a noi.
Abbiamo avuto la possibilità di aprire la conferenza “In che stato è la mafia?”, rivolgendoci al pubblico con parole simboliche, sono convenuti relatori illustri quali: Nino Di Matteo, Giuseppe Lombardo, Gianfranco Donadio, Antonio Ingroia, Saverio Lodato, Salvatore Borsellino e Giorgio Bongiovanni.
Our Voice è un progetto che parla di giovani, di speranza, del desiderio di uno Stato migliore, uno Stato pulito. Questi sono stati gli argomenti trattati nel corso della serata. I relatori hanno parlato della loro voglia di verità, di giustizia, di chiarezza sulle stragi, hanno espresso indignazione nei riguardi della situazione attuale che stiamo vivendo. Indignazione verso la politica che, citando le parole dell’avvocato Ingroia, “ha messo la magistratura in ginocchio”, invece di affiancarla e sostenerla.

Durante la conferenza, il turbamento di questi discorsi è sempre stato accompagnato da un messaggio di speranza, fino alla conclusione, con l’emozionante intervento di Salvatore Borsellino. Qualsiasi cosa la mafia dovesse inventare, anche se ricominciasse una nuova stagione di stragi “non potrà mai inventare una bomba che uccida l’amore”, queste le parole del fratello del famoso magistrato. Allora, il sogno di Paolo sarà eterno, il sogno di cambiare la città che tanto amava sconfiggendo la mafia, affinché possa rinnovarsi tutta l’Italia; magari, chissà, il mondo. Parole di speranza, d’amore che trattano di utopie e scenari impossibili agli occhi di molti, ma amare è credere nell’impossibile e Paolo credeva nei suoi sogni, fino alla fine. Come un innamorato, ha dato tutto, anche la vita per quello in cui credeva. Tra l’emozione generale, suscitata da questo forte intervento e dagli applausi del pubblico, la conferenza si è conclusa; numerosi eventi ci attendevano ancora. Nei giorni successivi siamo stati coinvolti in alcune interviste e il 19 Luglio, in via d’Amelio, ci siamo sentiti onorati di salire sul palco, invitati dal padre
del giovane Claudio Domino, vittima innocente di mafia. L’emozione di quei giorni continua ancora ad accompagnarci, consapevoli del significato e dell’importanza di ciò che abbiamo vissuto e della responsabilità di parlare a nome di tutti i giovani sui quali Borsellino contava. I ragazzi sono il futuro e hanno dentro di sé la potenzialità più grande: quella del cambiamento. Borsellino credeva in loro perché, come disse una volta la scrittrice Pearl S. Buck, “I giovani non sanno abbastanza per essere prudenti, e quindi tentano l’impossibile - e lo ottengono, generazione dopo generazione”. Tutti noi abbiamo il dovere di pretendere verità e giustizia, di reclamare uno Stato libero da ogni genere di collusione, di pretendere tutto, anche quello che agli occhi di molti è impossibile. Non ci vogliamo accontentare della condizione in cui il nostro Paese ci è stato lasciato in eredità. Noi, “orfani non soltanto di Falcone e Borsellino, ma della verità”, non ci rassegniamo a questa situazione, come ha sostenuto l’avvocato Ingroia durante la conferenza “In che stato è la mafia?”. Un giorno, il sogno di Paolo si realizzerà e questa terra, la Sicilia, sarà finalmente bellissima. Noi ci crediamo e per questo continueremo a far sentire la nostra voce.

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