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 MG 1016di Davide de Bari* -
Noi giovani siamo il vento del cambiamento perché siamo il frutto di tutti gli sforzi fatti da chi, prima di noi, ha cercato di cambiare lo stato delle cose. Spesso, però, ci sentiamo dire che non vogliamo fare niente, che l'unica cosa a cui pensiamo sono il divertimento e tutte quelle cose che apparentemente potrebbero sembrare futili come il motorino, la macchina, ecc… Non c'è nulla di male nel soddisfare i propri bisogni. Questo non dovrebbe essere vissuto come uno scopo.
Si può trovare la felicità in un'alba, nel guardare il mare o la natura, nell’innamorarsi e nel desiderare tutto ciò che rende il nostro vissuto pieno di significato. E potremmo avere tutto ciò di cui abbiamo bisogno ugualmente, avendo come obbiettivo della nostra vita, facendone qualcosa di straordinario, il progresso e il rinnovamento di questo mondo. Se la nostra mente riuscisse a liberarsi di certi schiavi meccanismi, potremmo davvero sentirci liberi di dar luce alla creatività, alla nostra espressione, al nostro modo di essere brillanti. E tutto questo contribuirebbe a rendere questo mondo un po' più bello. Certo non è facile mettere in atto questo cambiamento, sopratutto per chi nasce in situazioni di difficoltà sociali, economiche e culturali. Non si può biasimare chi dice che questo mondo è uno “schifo". In fondo lo è, ma non ci si può fermare solo alla singola considerazione. Bisognerebbe cercare di capire perché il mondo è così "schifoso" e cosa si può fare per migliorarlo. E' troppo facile rassegnarsi alle constatazioni del tipo "tanto la vita è così, non ci si può fare niente" e criticare quei pochi che vogliono provare a cambiare le cose. Forse nemmeno comprendiamo cosa saremmo capaci di fare se solo ci fermassimo a riflettere e a pensare. Non immaginiamo cosa potremmo fare con questa forza di pensiero: potremmo dar voce a ciò che siamo, cambiando noi stessi nell'affrontare questo mondo con più ottimismo senza rassegnarci all’immobilità che la società ci mette davanti.
Di esempi di persone che hanno fatto la differenza ce ne sono molti e sono stati proprio quelli che hanno cambiato lo stato delle cose. Uno di questi è stato il giudice Giovanni Falcone quando approdò all'ufficio istruzione di Palermo agli inizi degli anni '80. Da quell'istante si occupò di mafia, ma sopratutto innescò un processo di cambiamento e di sfida alla mafia che da quel momento non si sentì più intoccabile. Dopo il maxiprocesso, il giudice fu vittima di una stagione di attacchi alla sua persona denominata la "stagione dei veleni”. E’ in quel periodo che gli fu negata la nomina a capo dell'Ufficio Istruzione di Palermo. Ma questo non lo fermò. Il magistrato venne chiamato al Ministero della Giustizia da Carlo Martelli è qui che fu autore di numerose leggi contro la mafia (carcere duro ai boss, legge sui collaboratori di giustizia, istituzione della Procura e Direzione Nazionale Antimafia ecc…) che misero quest’ultima in grossa difficoltà. Insomma Falcone rappresentava un modello vincente che non aveva paura di sfidare la mafia e chi l'appoggiava all'interno della politica. Fu per questa sua convinzione che Cosa nostra decise di ucciderlo a Capaci, il 23 maggio 1992, in una delle stragi più efferate al mondo.
La mafia non è affatto invincibile; - diceva Falcone - è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.
Quello che Falcone voleva dire è semplice: la mafia, o le cose brutte di questo mondo, si possono combattere. Non è vero che non si può cambiare questo stato di cose. Anche se sembra un'utopia per la realtà che ci troviamo a vivere. E’ credere in questo che fa la differenza.

*Davide De Bari, 23 anni, gruppo Our Voice Marche (Italia)

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