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inquinamento c nico di sante
di Gabriele Pappalardo* -
Si potrebbe pensare che l’Italia, con la sua meritata etichetta di Belpaese, sia esente da ogni tipo di problema riguardo alla qualità della vita. Se è inficiata dall’inquinamento, dall’aria che respiriamo, allora di colpo si scopre che non è possibile rimanere ancorati alla cristallizzata percezione che il Paese più bello del mondo consenta di sopravvivere in modo dignitoso. Nel territorio italiano l’inquinamento atmosferico causa 84.300 morti all’anno, secondo la ricerca effettuata da Greenreport; non c’è risultato peggiore in Europa. È risaputo che questa emergenza provenga soprattutto dal Nord del nostro Paese, emergenza che non viene presa in considerazione seriamente, nella sua totalità, dal Governo e dalle istituzioni volte a questo scopo.
Ovviamente, se in Italia vi è inquinamento, ciò riguarda anche l’Europa e il mondo intero, poiché siamo tutti collegati. È un problema anche per l’Organizzazione mondiale della sanità, che non avrebbe ragione di esistere se non risolvesse il problema o cercasse almeno di avviare un progetto serio in proposito. Un piano responsabile che dovrebbe essere realizzato, visti i dati emersi: gli inquinanti microscopici presenti nell’aria che respiriamo possono oltrepassare le difese del nostro corpo, penetrando in profondità nel sistema respiratorio e circolatorio; danneggiando organi vitali come i nostri polmoni, cuore e cervello. Una lenta consunzione che inizia in tenera età, come argomenta il rapporto Oms Air pollution and child health: prescribing clean air, circa il 93% delle ragazze e dei ragazzi sotto i quindici anni - ovvero 1,8 miliardi di persone - respira aria così inquinata da mettere a serio rischio salute e sviluppo. Nel 2016 si stima che 600 mila di questi bambini e adolescenti siano morti per infezioni acute delle basse vie respiratorie, causate dall’inquinamento atmosferico.
Il rapporto Air quality in Europe 2018, pubblicato il 29 ottobre 2018 dall’Agenzia europea dell’ambiente, ha indicato come l’Italia detenga un triste record. Nel 2015 le concentrazioni di PM2,5 sono state responsabili di 60.600 morti premature, quelle di NO2 hanno causato altre 20.500 vittime e infine un’eccessiva concentrazione di O3 ha provocato altri 3.200 decessi. Nessun altro Stato europeo ha registrato un tale numero di vittime legate all’inquinamento atmosferico. Nell’Italia settentrionale vive il 95% dei cittadini europei, chiamati a sopportare il frequente e contemporaneo sforamento degli standard emissivi a causa dei tre principali elementi dell’inquinamento atmosferico (ovvero PM10, NO2 e O3).
L’indagine europea deve far riflettere sulle condizioni di vita nelle quali viviamo; il problema dell’inquinamento non è solo italiano, tantomeno europeo, anche se spesso si vuole far credere che l’Europa sia esente da questi problemi. Questa condizione abbraccia tutti. Non possiamo fingere di non vedere il problema, preoccupandoci di discussioni senza alcuna base scientifica, create ad arte e inventate per distogliere l’attenzione da problemi molto più gravi.

*Gabirele Pappalardo, 25 anni, gruppo Our Voice Milano (Italia)

Disegno di Nico Di Sante, Our Voice Abruzzo (Italia)

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