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thumberg greta c anders hellberg

di Francesco Ciotti*
Sono risuonate in tutto il mondo le parole dell’attivista quindicenne Greta Thunberg alla Cop24.
Quella del 16 dicembre 2018 non è stata la solita conferenza sul clima caratterizzata dalle ovvie, disattese retoriche, tantomeno sull’impellenza di aggiustare le attività umane per equilibrarle a un pianeta che, puntualmente anno dopo anno, risulta sempre più devastato dal diabolico mantra della crescita di produzione e del consumo di merci senza sosta; al fine di glorificare i nostri unici idoli cui siamo aggrappati come umanità, manifesti sotto forma di oro, di banconote o qualche cifra impressa su un computer.
In quel giorno, è arrivato l’ammonimento da una generazione che paradossalmente dovrebbe essere difesa dagli adulti. Da persone che, sedute nei salotti del potere, vendono un futuro di veleno con le solite parole melliflue e false, conformate a un mondo malato e marcio, le quali sanno voltare lo sguardo dall’altra parte alle atrocità e in fondo pensano: “Non è un problema mio, ho la mia vita”. Che cosa dovrebbero rispondere questi individui alle parole di una giovane, la quale incalza le nostre coscienze gridando: ''… Sono le sofferenze dei molti a pagare per il lusso dei pochi? ... Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso”. E ancora: “Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi”.
E’ la gioventù che oggi ammonisce gli adulti, sono i bambini ad essere le prime vittime di una società che ha deciso di non difenderli più, già ancor prima della nascita.
E’ notizia di questi giorni che nello Stato di New York è stata approvata una legge chiamata Reproductive Health Act. Da ora in poi, ogni donna potrà legalmente interrompere la gravidanza fino al nono mese, qualora la sua salute risultasse in pericolo. Non allarmatevi dunque, amanti del progresso mercantilista, come ci ricorda il CDC (Central for Disease Control and Prevention), la “salute mentale è una parte importante della salute generale”; quindi una leggera depressione per la carriera o una produttività a rischio potrà essere risolta subito senza intoppi, eliminando il problema alla radice.
Quando questi bambini si affacciano alla vita e non hanno la fortuna di trovarsi nell’opulento e spensierato mondo occidentale, ancora oggi incorrono a destini degni delle peggiori perversioni umane. Nel mondo sono cinquantasei i gruppi armati e sette gli eserciti regolari che utilizzano minori, a dispetto di tutti gli accordi internazionali e dei fondi per l’aiuto allo sviluppo. Solo lo 0.6% di questi fondi è utilizzato per smobilitare e reintegrare i bambini rapiti dalle milizie, i quali, in molti casi, vengono disumanizzati al punto tale da divenire essi stessi ordigni bellici. Solo nei primi otto mesi del 2017 la milizia terrorista Boko Haram, in Nigeria, ha usato ottantatré bambini come bombe umane di cui il 66% erano bambine.
Nella Repubblica Democratica del Congo, in questo preciso istante, i bambini scavano a mano nei tunnel delle miniere prive di sostegni, senza alcun materiale protettivo, che potrebbero crollare con una semplice pioggia. Il loro obiettivo? Trovare i minerali preziosi come il coltan e il cobalto, indispensabili per i nostri smartphone e pc, che oramai sostituiamo ogni anno con devoto fervore, quasi religioso; manifestato nell’attesa spasmodica di quelle folle oceaniche fuori dai negozi, galvanizzate dal nuovo dispositivo uscito, presto sostituito con un altro per sopperire al vuoto interiore, all’insoddisfazione che alimenta il nostro sistema economico.
L’utilizzo di queste componenti rende miliardi a multinazionali come la Apple e la Samsung, beneficiate dalla mancanza di regolamentazioni adeguate che consentano a loro e ad altre aziende di non rendere conto dell’intero processo produttivo. Secondo l’Unicef, nel 2014 erano circa 40mila i bambini che lavoravano nelle miniere delle regioni meridionali del Paese.
A Nampula, in Mozambico, il 21 febbraio del 2004 la missionaria Doraci Judita Edinger è stata uccisa a martellate. Denunciava da anni l’esportazione di organi praticata sui bambini, le cui carcasse svuotate erano liberamente gettate come spazzatura nelle campagne. A praticare gli abominevoli rituali vi erano gli occidentalissimi Gary O'Connor e Tanja Skitte, dalla cui tenuta di 300 ettari gli aerei decollavano e atterravano ogni giorno. Lo stesso procuratore generale Madeira, dopo numerose inchieste ha dovuto ammettere l’esistenza di un traffico internazionale che utilizza bambini sequestrati e tenuti prigionieri nelle città di Nacala e Nampula. Nel fermare questa crudele pratica, le parole sono poi sprofondate nel silenzio e nell’oblio dell’indifferenza generale. Non si può fermare un mercato globale così redditizio, dove interessi di potentati economici e mafiosi si intrecciano così indissolubilmente: “business is business”.
Che dire poi del turismo sessuale con i minori: nel mondo, ogni anno sono tre milioni le persone che viaggiano a tale scopo. Si prediligono i Paesi del terzo mondo, dove povertà e corruzione rendono più facile commettere questo tipo di reato; i clienti italiani primeggiano. Sono 80mila, secondo Ecpat Italia, i nostri connazionali che tra il 2015 e 2016 si sono messi in viaggio per adescare adolescenti e, in alcuni casi, bambini sotto i dodici anni. Nello stesso tempo, si continua a promettere il respingimento dei barconi, in arrivo dai Paesi del terzo mondo, con forte plauso delle folle. Che cosa dovrebbero fare nei nostri confronti quei Paesi che assistono al nostro depredare la loro gioventù, disumanizzata forse per appartenenza geografica agli ultimi mondi nella scala sociale, se non spararci direttamente alle frontiere?
Si dice che il futuro di una civiltà dipenda dal modo in cui tratta i bambini. Se questo fosse vero, allora il nostro mondo illusorio avrebbe i giorni contati. Oggi, metaforicamente guardiamo i bambini negli occhi e, come recitava una canzone del “teatro degli orrori”, sussurriamo: “Neppure se ti vedo piangere riesco a essere felice, neppure se ti parlo veramente, quando ti dico che per me non conti niente, neppure tu ...” . Possiamo rallegrarci in ogni caso, perché fra quarant’anni Greta sarà ancora tra noi, mentre i vecchi al potere, collusi con i peggiori crimini, saranno spariti dalla faccia della Terra.

Foto © Anders Hellberg

*Gruppo Our Voice Marche (Italia)

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