0
0
0
s2sdefault

messina denaro matteo 874

di Francesco Ciotti* -

Quanti segreti e misteri in quel lembo di terra bruciato dal sole, dove le ombre sono ancora più oscure e taglienti. Quei volti nel buio hanno scelto il luogo adatto per rendersi indistinguibili dalla notte.
Trapani, Castelvetrano poi ad est fino a Palermo, un triangolo della morte fatto di misteri, stragi, depistaggi, e tutto quel sangue che sembra non fare eco alla tranquillità delle campagne circostanti. Da qualche parte nell’ombra ci sei tu Matteo. Proprio tu che eri tra gli organizzatori dell’assassinio al giudice Falcone, del sequestro di Giuseppe di Matteo. Proprio tu, che sei detentore dei segreti sulle stragi del 92, 93, probabilmente quegli stessi segreti ti hanno consentito di restare nell’ombra per ben 27 anni.
Come ormai appurato nelle motivazioni della sentenza di primo grado sulla trattativa stato-mafia questa mediazione tra il governo del nostro paese e le organizzazioni criminali vi fu e coinvolse i vertici del Ros Mori De Donno e Subranni, interpreti delle istanze di uno stato che preferiva scendere a patti col nemico, legittimando di fatto la linea stragista per aumentare le pressioni ed il tenore delle richieste mafiose, accolte come ben sappiamo con la decisione da parte del ministro Conso di non prorogare, a partire dal novembre del 1993, 334 decreti di sottoposizione al regime carcerario del 41 bis, il carcere duro instituito da Falcone per i mafiosi. Una pagina indegna del nostro paese che coinvolse lo stesso presidente della repubblica di allora Oscar Luigi Scalfaro, incastrato dalle annotazioni di Ciampi, nel suo ruolo attivo a favore della frettolosa sostituzione del direttore del Dipartimento Amministrativo Penitenziario Amato con il più “morbido” Adalberto Capriotti assieme al suo vice Francesco Di Maggio.
Con questa premessa verrebbe quasi da ridere nel sentire quei benpensanti da salotto che, mentre paventano quella criminalità da fiction televisiva, si domandano come sia possibile che mafioso di tale caratura sia tuttora al sicuro in qualche casolare delle campagne trapanesi.
Cosa dovrebbero dire poi quegli stessi benpensanti nel constatare che Marco Zappalà, tenente colonnello dei carabinieri in servizio alla Dia di Caltanissetta e Giuseppe Barcellona, appuntato dei carabinieri a Castelvetrano sono stati arrestati nell’aprile di quest’anno con l’accusa di aver agevolato proprio la tua latitanza, caro Matteo Messina Denaro.
Ma oramai forse hanno perso la parola, non sanno nemmeno più come denigrare anche a quel rompicoglioni di Nino Di Matteo, il pubblico ministero che ha condotto l’accusa nel processo Trattativa, quello che tu condannasti a morte, preparando anche l’esplosivo, quello a cui lo stesso Totò Rina dal carcere augurava di fare la fine del tonno mentre conversava amabilmente con il suo compagno di merende Alberto Lorusso.
Si era spinto troppo oltre e comprensibilmente lo aveva fatto anche per il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, che lo ha rimosso dal pool “entità esterne nei delitti eccellenti di mafia" a seguito di alcune sue esternazioni durante il programma di Andrea Purgatori su La7 del 20 maggio, che ricalcano le piste di lavoro sulle stragi del 92.
Informazioni sensibili e top secret facilmente rintracciabili su google.
Curioso il lavoro di chiaroveggenza dell’ex presidente dell’associazione nazionale magistrati , indagato per corruzione, Luca Palamara, che nell’intercettazione del 7 maggio scorso, parlando con il uso interlocutore Cesare Sirignano, chiedeva già l’espulsione di Di Matteo dal pool stragi. I poteri trascendenti dell’essere umano sono ancora tutti da scoprire.
Sullo sfondo, un’orgia di relazioni che coinvolgono il tessuto imprenditoriale del nostro paese, che non nasconde di conoscerti meglio di noi.
C’è quel Giuseppe Nastasi che, come risulta dalle indagini della procura di Milano, assieme al padre Calogero, è stato uno dei macchinatori degli appalti pilotati rispetto alla costruzione dei padiglioni Expo 2015.
Parte dei fondi derivati dalla loro costruzione venivano diretti alla famiglia di Nicola Accardo, comandante del clan dei Partanna, l’anello di congiunzione tra te e i tuoi affari venezuelani e milanesi.
Abbiamo Vito Nicastri, il “re dell’eolico” , che ottenne per l’appunto il maggior numero di concessioni in Sicilia per la costruzione di pale eoliche, arrestato per aver finanziato la tua latitanza. Era socio di Paolo Arata, che intercettato nell’estate 2018 in riferimento al sottosegretario leghista del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Armando Siri, prometteva quei 30 mila euro in cambio degli incentivi sull’eolico.
Comprensibile come le sue dimissioni, considerato anche il lodevole corriculum del sottosegretario, con annessa condanna per bancarotta fraudolenta, abbiamo quasi scatenato una crisi di governo con Matteo Salvini, primo difensore a favore della sua permanenza. Che tempi, quelli in cui il promesso ministro degli interni doveva essere Di Matteo! Sembra passata un’era geologica.
Ma ora mi rivolgo nuovamente a te, Matteo che sei ancora celato nell’ombra. Proprio tu che per quelle istituzioni colluse non esisti più, che sei fuori e parte del sistema, un personaggio mitologico e immortale che è meglio nascondere in qualche sottoscala.
Noi non ci arrendiamo, difenderemo quei magistrati onesti che cercano la verità. Una verità che prima o poi raggiungeranno anche se non troveranno te fisicamente e ti assicuro che sarà a quel punto che tua latitanza, il tuo nascondiglio non serviranno più a nulla.

*Membro gruppo Our Voice Marche (Italia)

0
0
0
s2sdefault