agnese bea chitarra sfwdi Beatrice Boccali -
Dopo tanto tempo, il primo di Giugno, ho rivisto i ragazzi del gruppo Marche di Our Voice. Li accompagnavano quattro ragazzi venuti dall’Argentina in rappresentanza di tutti quei nuovi gruppi che in sud America si sono formati e che sono sintomo della grandezza di questo progetto che ormai ha raggiunto un livello internazionale. Avevamo in programma un’esibizione alla scuola Santa Maria degli Angeli di Gemona del Friuli, ero stata incaricata di ricoprire una parte nel loro spettacolo “L’arte uccide la mafia”. Avevo imparato le mie battute in pochi giorni e sentivo di avere una grande responsabilità. I ragazzi fanno infatti questo spettacolo da ben 4 anni e non potevo permettermi di sbagliare perché dovevamo riuscire ad arrivare ai cuori dei ragazzi che ci avrebbero ascoltato. Abbiamo provato per l’intera mattinata e io mi sono addentrata in un mondo che mi era del tutto nuovo, fatto di microfoni, luci, ansia e sudore. Nonostante piccole sviste e incomprensioni, normali quando si porta un messaggio tanto forte ed importante, lo spettacolo non è stato vano e ha lasciato nei ragazzi che lo hanno seguito entusiasmo e grinta, necessari per continuare a vivere e combattere in una società come quella odierna. Alla conclusione dello spettacolo abbiamo tutti tirato una boccata d’aria, il mondo ha ripreso a muoversi con la sua consueta velocità e abbiamo finalmente cominciato a rilassarci.

Le vere emozioni sono iniziate però quel pomeriggio. Finalmente, dopo tempo dalla sua nascita, il gruppo delle Marche e il novizio del Friuli avevano l’occasione di incontrarsi. Una scena, non smetterò mai di ripeterlo, è stata particolarmente simbolica dell’importanza di quei giorni assieme, in cui sono state condivise risa e lacrime, gioie e canzoni, foto, video, cibo, lunghe camminate e ansie da palcoscenico. Una scena che descrive l’unione e l’amore che in pochi secondi si sono appalesati. Si suonava e cantava come ormai di consueto, quando ad un certo punto è arrivata Agnese, una ragazza del gruppo friulano dalle grandi capacità canore e musicali. Si rifiuta di partecipare perché bloccata dalla timidezza, nel frattempo gli altri continuano. Passano pochi secondi, non ho nemmeno il tempo di girarmi e vedo Agnese piangere. Piange perché sente un’energia fortissima che nemmeno lei si spiega come piangerà l’ultimo giorno guardandoli partire. Ma questo lei ancora non lo sa e intanto supera come per magia ogni timore e si mette a cantare e suonare aprendo, ai ragazzi con cui tanto legherà, il cuore. Questo per me è il simbolo di quei giorni. Ci tenevo tanto che si incontrassero e i momenti di svago assieme forse sono stati anche più importanti degli spettacoli. Anche dello spettacolo del 3 Giugno dove, come Our Voice Friuli, abbiamo partecipato con una parte tutta nostra contro l’indifferenza. Dove persone che avevano provato anche troppo poco per un primo debutto si sono lasciate guidare dal coraggio di un fine più grande di loro, meravigliando tutti in sala. Nonostante tutto ciò primaria per me resta l’importanza che ha avuto l’instaurazione di un profondo legame tra i ragazzi. Senza di esso infatti impossibile sarebbe stata la comprensione della forza e delle potenzialità che possiamo generare attraverso la nostra unione. Impossibile capire l’importanza della nostra presenza e di far parte dello stesso grande progetto. Impossibile sarebbe stato comprendere la motivazione di interi pomeriggi e sere a scrivere e a provare per la buona realizzazione di un evento creato in davvero poco tempo.

Tanti sono i momenti che ora mi tornano alla mente se ripenso a quei giorni che sono sembrati mesi. Sento ancora quelle due voci il mattino del giorno della partenza. Due voci che rompono il silenzio del sonno: “Capisci ora perché ne valeva la pena?” “Sì, ora capisco”. Sento ancora il vuoto che hanno lasciato i ragazzi appena partiti e gioisco per quella piccola sofferenza perché generata dall’unione indelebile che si è creata. Quell’unione così necessaria che ci darà la forza per continuare e che avrà la capacità di cambiare le cose, perché troppo forte, troppo pervasiva per dare spazio all’indifferenza. Credo con tutta me stessa in questo progetto perché credo in ognuno di questi ragazzi e nelle loro grandiose e svariate capacità. La nostra forza, il motivo per cui Our Voice continuerà a crescere e avrà la possibilità di portare un vero cambiamento, risiede nella nostra coesione e nell’aggregazione di abilità anche molto diverse tra loro ma mosse dagli stessi valori, dagli stessi ideali e da un unico obbiettivo. Questo consiste nella speranza di un domani migliore, in cui prenderà il sopravvento tra i giovani la volontà di cambiare le cose. Assieme non è un’utopia ma una realtà concreta.

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