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Il giorno dopo la storica sentenza del Processo Trattativa Stato Mafia -

di Karim El Sadi -
"Nel nome del Popolo Italiano la Corte d'Assise di Palermo.. Dichiara..", è con queste parole pronunciate con fermezza e risolutezza che il presidente della Corte d'Assise Alfredo Montalto ha dato inizio alla lettura della sentenza del Processo Trattativa Stato Mafia. Il fioretto della giustizia è stato sguainato e infilzato una volta per tutte nella parola vittoria. Attimi infiniti di attesa hanno preceduto questa sentenza giunta dopo ben 5 anni di processo. Tutti collegati su Radioradicale, abbiamo sperato per il meglio, ed è andata come pochi avevano predetto. Un silenzio di tomba vegliava su di noi, l'aria era talmente tesa che la si poteva tagliare col coltello. Il momento è giunto. Qualcuno ha iniziato a parlare, era il giudice Montalto che è intervenuto di fronte ad un'aula bunker gremita di giornalisti come non la si vedeva da anni, da quel celebre maxi processo di oltre 25 anni fa. Alla parola "colpevole" riferita ai vari imputati; Mori, De Donno, Subranni, Dell'Utri, Ciancimino Jr. E I boss, un urlo di gioia è esploso nei nostri cuori, un grido liberatorio atteso dopo tutti questi anni duri ha riempito i nostri animi. Le lacrime iniziavano a scendere dalle guance, sono lacrime calde, accoglienti, quelle che solo la giustizia e l'amore possono fare sgorgare. Un pensiero, una voce sola. Vittoria, abbiamo vinto. Increduli ci abbracciamo tutti. Finalmente tutti devono riconoscere quello che gli addetti ai lavori e non di questo processo hanno fortemente gridato da tempo. La presunta trattativa tra stato e mafia non è più presunta, anche se noi lo sapevamo già. Non è una fantasia di qualche giudice pazzo, né di qualche giornalista incompetente, come additavano quegli ipocriti che non hanno fatto altro che attaccare i vari PM del Processo, Nino Di Matteo su tutti. La trattativa c'è stata eccome, lo dicono le carte, lo dice il timbro rosso della verità che quei pochi giudici dalla schiena dritta, nonostante le consuete pressioni dall'alto, hanno impresso su questa grande fetta di storia del nostro paese. Un'emozione unica paragonabile a poche altre, la mente mi ha rimandato indietro di 12 anni. Quando in quell'estate ci trovammo tutti davanti ai televisori per seguire la nostra nazionale. La giornata di ieri mi ha ricordato per certi versi proprio la semifinale del mondiale 2006. Quando vincemmo con la Germania, la nostra eterna rivale. "Andiamo a Berlino Beppe, andiamo a Berlino!" urlava Fabio Caressa al collega Beppe Bergomi. Andammo a Berlino e sappiamo tutti come andò a finire. Speriamo possa finire altrettanto bene con la lotta alla mafia. Il sentimento di ieri ha unificato tutti gli italiani (o buona parte si spera) come quando vincemmo la coppa del mondo. Un grazie speciale va ai magistrati Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e soprattutto Nino Di Matteo che non si sono mai fatti scoraggiare dagli attacchi, dalle minacce, dall'indifferenza e dall'isolamento. Un grazie a quei pochi giornali, ANTIMAFIADuemila e il Fatto Quotidiano su tutti, che hanno fedelmente riportato i fatti e le cronache delle udienze interminabili avvenute nell'aula bunker di Palermo. Un grazie alle scorte, ai parenti delle vittime innocenti di mafia, a Salvatore Borsellino che a 76 anni grida ancora "resistenza". E si un grazie anche a quella "manciata" di politici che hanno denunciato coloro che si sono macchiati del sangue delle vittime di mafia. Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto. Il sole risplende su Palermo finalmente giustizia è stata fatta, ma ancora c'è lavoro da fare. Finalmente ha trionfato l'amore per il nostro paese e ammettiamolo, questa mattina è più bello essere italiani.

Foto © Igor Petyx

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