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giuro fedeltà copertina

di Marta Capaccioni - Video e Foto
Our Voice, un’opera teatrale che racconta la vera storia del nostro Paese e dei suoi dominatori

"Una mattina mi sono alzato. O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao. Una mattina mi sono alzato ed ho trovato l’invasor!”.
La chiamavano resistenza. Li chiamavano partigiani. Partigiani della libertà. Cantando scendevano dalle montagne e festeggiavano la fine di un’era. Insieme ai principali partiti del paese gridavano “potere al popolo”. Desideravano la pace dopo anni di guerre e vessazioni, desideravano giustizia dopo un periodo di abusi e illegalità, desideravano l’uguaglianza dopo decenni di disparità sociali. Avevano combattuto il nazi-fascismo. E crebbero nella liberazione del nostro popolo. Da un atto di amore nacque la nostra Costituzione, nacque una speranza che si tramutò in principi democratici, in principi di pace e di solidarietà.
Questo è l’inizio dell’opera teatrale “Giuro fedeltà!”, interpretata dai ragazzi del Movimento Our Voice, ideata dalla direttrice Sonia Bongiovanni e arrivata per la prima volta nel teatro di Macerata venerdì 24. “Una missione che all’inizio sembrava impossibile: descrivere la vera storia del nostro paese”, dicono i ragazzi. “Ma ce l’abbiamo fatta! Perché come è vero che in tanti cercano di cancellarla da ogni libro di scuola, è vero anche che quei pochi che, con determinazione e audacia, continuano a raccontarla sono pronti a rischiare tutto, anche la loro vita”.
“E allora - continuano - se siete curiosi di sapere questa storia, se siete pronti a conoscerla e a poterla vivere come l’abbiamo vissuta noi, osserverete il mondo con occhi diversi, con occhi ripuliti da quella patina che altera la verità e la confonde con la menzogna”.

È la fine della seconda guerra mondiale, l’Italia è stata liberata dalla dittatura. Il popolo vota democraticamente il nuovo presidente, Felice Gagliardi (personaggio di fantasia), interpretato dall’attore e protagonista Stefano Centofante, che giura fedeltà alla sua amata Costituzione, personificata da Beatrice Boccali. Lei però lo avverte che, una volta entrato nelle stanze del potere, sarà tutto più difficile, ci vorrà coraggio per resistere e la tentazione di tradirla sarà molto forte. Perché la liberazione ha sempre un prezzo. E avrà ragione. Eccolo che arriva, dirompente, arrogante, autoritario: quel dittatore, interpretato dal co-protagonista Jamil El Sadi, che rappresenta il Sistema e si fa chiamare da tutti “Prime minister”. “E vi chiederete voi, ma a chi ci riferiamo? Ai protagonisti della nostra storia o meglio a quel circolo di storici che sono in grado di scrivere la storia prima che questa si manifesti”. Sono il vertice della piramide di potere che governa il pianeta Terra, alcuni li chiamano i “padroni del mondo”, altri i “padroni universali”, altri ancora i banchieri, i petrolieri, gli imprenditori, la CIA. Difficile identificarli, ma certa è ormai l’esistenza di questo “sistema criminale".
Il loro modus operandi? “Lo abbiamo studiato, al dettaglio. Ma non è stato difficile, perché è sufficiente seguire le indicazioni del signore che li comanda: il dio denaro. L’assurdità e la pazzia dei loro ragionamenti ci ha lasciato a volte attoniti”. E forse venerdì, in teatro, persino nelle scene più esilaranti, dietro sorrisi divertiti si celava una verità che, a guardarla bene, era solo angosciante. Questo vertice di potere controlla persino il grande dominatore dell’Occidente e del mondo intero, gli Stati Uniti d’America. Il “figlio prediletto” del Sistema, schierato a fianco dell’Italia, l’alleata perfetta, la serva più fedele, una colonia indispensabile. Stati Uniti che si presentano ad ogni elezione pronti per incontrare il nuovo presidente italiano. A che fine? Tracciare il confine tra il lecito e l’illecito, o meglio tra l’utile e l’inopportuno. Così, accade che il voto del cittadino si polverizza e il potere del nuovo politico si trasfigura nei fili di una marionetta, guidata in direzione di un sempre più pericoloso stato di schiavitù.

 

Il primo strumento utilizzato dal Sistema e imposto a Felice è la mafia, “la sua compagna, la sua perfetta metà, il suo braccio armato”, presentata a lui come “la sua migliore guardia del corpo, la sua protettrice”. Colei, chiamata anche “la piovra” e personificata da Sonia Bongiovanni, rinnova il suo patto di sangue con ogni nuovo eletto, di generazione in generazione. Ma non è la fantasia o l’esagerazione di un gruppo di ragazzi, è invece verità accertata del nostro Paese, come verrà più volte detto durante il dibattito alla fine della serata. Questa fedelissima compagna offre servizi: denaro per addormentare, sicurezza per governare e onore per corrompere. Felice accetta, ferendo così gravemente quel giuramento fatto alla Costituzione.
Ma ancora non è finita. Il Sistema torna da Felice con un altro incarico: investire parte del denaro ricevuto della mafia per custodire nel territorio le armi e le basi militari del suo “figlio prediletto”. Parliamo dello sterminatore, un altro fedelissimo, quella macchina da guerra concepita nel 1949 dagli Stati Uniti d’America e imposta a tutti i paesi “pacificamente liberati”: la NATO. Il “Signor Nato”, magistralmente interpretato da Denis Bordin, impersona la pazzia e la crudeltà di quel Paese dalle 50 stelle. La scena forse più comica dello spettacolo, ma anche quella che maggiormente ha lasciato riflettere. Perché quella follia sta davvero alla base della politica aggressiva statunitense che, persuadendo della bontà delle sue azioni a favore della pace e della democrazia, ha perpetrato crimini di guerra e genocidi, distruggendo interi paesi e uccidendo migliaia di innocenti. Beh si!

Incredibilmente, anche l’Italia fa parte di tutto questo! E queste guerre non solo provocano l’annichilimento di intere nazioni, ma sono anche la causa degli enormi flussi migratori: intere famiglie obbligate a spostarsi dalle loro terre, obbligate a restare per periodi di tempo lunghissimi in zone di confine che sono veri e propri campi di concentramento, obbligate ad approdare in un Paese che invece di interrogarsi sul perché arrivano, si interroga sul come restituirli alle nostre bombe. Esseri sacrificabili. E noi invece, esseri colpevoli del loro sacrificio. E forse i più informati si staranno chiedendo, com’è possibile che nessuno si ribelli a questo sistema di potere? Come può funzionare un cosi efficace soggiogamento dell’intera popolazione mondiale? Il Sistema questa volta l’ha pensata bene. Perché non solo condiziona ogni Paese del mondo, ma condiziona anche la vita privata di tutti gli esseri umani: è entrato nelle abitudini quotidiane, nei modelli sociali e di pensiero, è entrato con la moda delle grandi marche e con il cibo delle catene di fast-food, è entrato con gli smartphones e con i programmi demenziali. È entrato convincendoci che, nonostante non ci manchi nulla, di qualcosa abbiamo sempre bisogno. Si tratta forse della creazione più subdola e più letale: Miss Media. Dietro le risate del pubblico, suscitate dell’interpretazione di Elisa Pagano, si cela un’inquietudine inaspettata: quella di ritrovarsi davanti una verità che viviamo ogni attimo della nostra vita.
Adesso Felice ha incontrato tutti i “fedelissimi”! È pronto! L’Italia è pronta! E Giura fedeltà!
Rimane solo qualche pagina strappata di una Costituzione che, nonostante tutto, rappresenta ancora il baluardo della pace e della democrazia, un punto di riferimento per il mondo intero. E sotto quei valori e quei principi, ancora si combatte, ancora si denuncia, ancora si rischia la propria vita. Perché quei pochi che raccontano, partigiani di epoche diverse, sono la resistenza che non muore mai. Finirei cantando, come cantando abbiamo festeggiato noi, tutti i presenti, alla fine di questa “missione impossibile”, ma riuscita: “E questo è il fiore del partigiano. O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao. E questo è il fiore del partigiano morto per la libertà”.

 

Foto @Paolo Bassani

tratto da: antimafiaduemila

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