Di Francesco Ciotti

“C’è una grande minaccia al confine ucraino e prendiamo questa minaccia molto seriamente.”

Con queste parole, l’alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha aperto giovedì la conferenza stampa congiunta con la ministra degli esteri canadese Mélanie Joly.

“Consideriamo questo ammassamento di truppe al confine ucraino come una minaccia, può essere un grosso pericolo e stiamo lavorando insieme agli alleati per essere pronti ad attuare una risposta in caso di qualsiasi tipo di aggressione contro l’Ucraina”, ha proseguito Borrell, assecondando il pesante monito del presidente Joe Biden che ha minacciato, in caso di invasione , gravi danno all’economia del Cremlino. Sanzioni economiche pesanti a tal punto che le “banche russe non saranno in grado di effettuare transazioni con dollari”.

Parole gravi, scenari apocalittici di un’eventualità funesta che le più alte cariche istituzionali occidentali paventano ogni giorno, ma che Washington sembra auspicare nei fatti:

Come affermato dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, queste minacce statunitensi secondo cui le banche russe non saranno in grado di effettuare transazioni in dollari in caso di invasione russa dell'Ucraina potrebbero provocare lo scoppio di una nuova guerra nel Paese. L’esercito ucraino potrebbe essere tentato nel risolvere militarmente il conflitto contro i popoli russi del Donbass, provocando Mosca e spingendola ad un intervento militare che scatenerebbe un conflitto economico senza precedenti.

Kiev continua inoltre a ricevere armamenti e supporto militare dalla Nato in maniera massiccia: gli Stati Uniti, come confermato mercoledì da Reuters, hanno dato il permesso a tre stati membri dell’Alleanza nella regione baltica di inviare missili statunitensi ed altri armamenti all'Ucraina. In particolare Estonia, Lettonia e Lituania invieranno missili anticarro Javelin e missili Stinger.

La Gran Bretagna dal canto suo, come riportato dal Dailymail, avrebbe trasferito a Kiev il 16 gennaio armi anticarro Nlaw di nuova generazione.

scontro mosca 2

Tutto sembra dunque pronto per la tanto agognata invasione russa all’Ucraina e non sembra esserci più margine per evitare lo scontro: le consultazioni Russia-USA sulle garanzie di sicurezza svoltesi a Ginevra il 10 gennaio e a Bruxelles il 12 , in cui il Cremlino chiedeva tra i punti principali, la non ulteriore espansione della Nato e il ritiro delle infrastrutture militari statunitensi alle posizione del 1997, (con un impegno reciproco a non dispiegare armi offensive in prossimità dei rispettivi paesi) sono state del tutto fallimentari.

"Le richieste di garanzie di sicurezza e di fermare l'espansione dell'UE e della NATO verso est sono un'agenda puramente russa, con condizioni completamente inaccettabili, specialmente per quanto riguarda l'Ucraina", ha affermato Joseph Borrell in un'intervista al quotidiano tedesco Die Welt.

Sembra davvero di ascoltare il perfetto rappresentante di un’Unione Europea accecata da un folle delirio suicida che sta gettando un intero continente nel baratro. Solo pochi giorni fa, il Consiglio Europeo ha deciso di prorogare di sei mesi, fino al 31 luglio 2022, le sanzioni alla Russia, che in particolare limitano l'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'UE da parte di determinate banche e imprese russe e vietano forme di assistenza finanziaria e intermediazione a favore degli enti finanziari russi.

scontro mosca 3


Sanzioni per le quali si stima che solo l’Italia, (a causa delle contro-sanzioni) subisca circa 8 miliardi di euro di perdite l’anno. Un bel paese, il nostro, che riguardo alla crisi in atto tra Russia e Ucraina, non sembra sia in grado di sostenere più che un timido auspicio al dialogo accompagnato da un’assoluta ed incrollabile fedeltà all’alleato di oltreoceano.

“L’Italia condivide l’impostazione della Nato e dell’Unione europea. Nessun compromesso sui principi della sicurezza europea e sull’integrità territoriale e sovranità dell’Ucraina. Sostegno alle iniziative in atto per assicurare la riduzione delle tensioni e lo sviluppo di un dialogo costruttivo”, ha affermato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, intervenendo in videoconferenza alla seconda giornata di lavori della riunione informale dei ministri della Difesa dell’Ue, organizzata a Brest il 13 gennaio 2022. Nulla di più siamo stati in grado di affermare rispetto a quella che il consigliere di Putin Dmitrij Suslov, ha descritto come “ una crisi paragonabile a quella dei missili a Cuba nel 1962”.

Ci sarebbe da tirare un sospiro di sollievo se almeno questa posizione diplomatica relegata ai margini dell’insignificante fosse accompagnata da un bilancio della difesa di altrettanta caratura.

"Ci dobbiamo dotare di una difesa più significativa: è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora" ha affermato il premier e possibile prossimo presidente della repubblica Mario Draghi Mario Draghi in una conferenza stampa di Palazzo Chigi il 29 settembre 2021.

Parole che si sono immediatamente tramutate in fatti. Per il 2022 secondo l’osservatorio Milex il nostro paese porterà le spese militari alla cifra record di 26 miliardi di euro, ben 850 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.

È sempre l’osservatorio sulle spese militari italiane che ha recentemente analizzato una valanga di programmi di riarmo inviati dal ministro Guerini al Parlamento.

Si tratta di ben 31 richieste per il 2021, per un valore complessivo finanziato che raggiunge la cifra record di 15 miliardi di euro (e in proiezione un onere complessivo di oltre 30 miliardi di euro):

tra queste figurano due nuovi cacciatorpedinieri lanciamissili classe Orizzonte da circa 1,2 miliardi l’uno, una nave supporto per le operazioni subacquee degli incursori del Comsubin da 35 milioni, una trentina di blindati anfibi 8×8 da sbarco di Iveco e Oto Melara da 10 milioni l’uno, batterie missilistiche antiaeree CAMM-ER da quasi 50 milioni l’uno per la base di Rivolto in Friuli,  nuovi sensori digitali per i radar della rete NATO di difesa aerea (100 milioni) e l’avamposto di comando aereo per le missioni all’estero (circa 365 milioni di euro).

scontro mosca 4

Se a questo aggiungiamo che, secondo la Federazione degli scienziati americani, entro quest’anno probabilmente, arriveranno nel nostro paese le nuove bombe nucleari B61-12, è ben chiaro come le vacue parole della diplomazia italiana nascondano un grande riassetto dell’economia di guerra, che al di sopra di ogni altra priorità sta diventando l’incombenza più urgente del nostro paese.

Le B61-12 assieme ai caccia F35-A costituiranno un arsenale strategico prominente per l’attacco nucleare al pari del bombardiere statunitense B-2. Ed è esattamente in questa modalità, che il nostro paese, mentre è in procinto di scegliere il nuovo capo dello Stato, sostiene la prossima guerra in Europa senza proferire parola.

 

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“C’è una grande minaccia al confine ucraino e prendiamo questa minaccia molto seriamente.”

Con queste parole, l’alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha aperto giovedì la conferenza stampa congiunta con la ministra degli esteri canadese Mélanie Joly.

“Consideriamo questo ammassamento di truppe al confine ucraino come una minaccia, può essere un grosso pericolo e stiamo lavorando insieme agli alleati per essere pronti ad attuare una risposta in caso di qualsiasi tipo di aggressione contro l’Ucraina”, ha proseguito Borrell, assecondando il pesante monito del presidente Joe Biden che ha minacciato, in caso di invasione , gravi danno all’economia del Cremlino. Sanzioni economiche pesanti a tal punto che le “banche russe non saranno in grado di effettuare transazioni con dollari”.

Parole gravi, scenari apocalittici di un’eventualità funesta che le più alte cariche istituzionali occidentali paventano ogni giorno, ma che Washington sembra auspicare nei fatti:

Come affermato dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, queste minacce statunitensi secondo cui le banche russe non saranno in grado di effettuare transazioni in dollari in caso di invasione russa dell'Ucraina potrebbero provocare lo scoppio di una nuova guerra nel Paese. L’esercito ucraino potrebbe essere tentato nel risolvere militarmente il conflitto contro i popoli russi del Donbass, provocando Mosca e spingendola ad un intervento militare che scatenerebbe un conflitto economico senza precedenti.

Kiev continua inoltre a ricevere armamenti e supporto militare dalla Nato in maniera massiccia: gli Stati Uniti, come confermato mercoledì da Reuters, hanno dato il permesso a tre stati membri dell’Alleanza nella regione baltica di inviare missili statunitensi ed altri armamenti all'Ucraina. In particolare Estonia, Lettonia e Lituania invieranno missili anticarro Javelin e missili Stinger.

La Gran Bretagna dal canto suo, come riportato dal Dailymail, avrebbe trasferito a Kiev il 16 gennaio armi anticarro Nlaw di nuova generazione.

scontro mosca 2

Tutto sembra dunque pronto per la tanto agognata invasione russa all’Ucraina e non sembra esserci più margine per evitare lo scontro: le consultazioni Russia-USA sulle garanzie di sicurezza svoltesi a Ginevra il 10 gennaio e a Bruxelles il 12 , in cui il Cremlino chiedeva tra i punti principali, la non ulteriore espansione della Nato e il ritiro delle infrastrutture militari statunitensi alle posizione del 1997, (con un impegno reciproco a non dispiegare armi offensive in prossimità dei rispettivi paesi) sono state del tutto fallimentari.

"Le richieste di garanzie di sicurezza e di fermare l'espansione dell'UE e della NATO verso est sono un'agenda puramente russa, con condizioni completamente inaccettabili, specialmente per quanto riguarda l'Ucraina", ha affermato Joseph Borrell in un'intervista al quotidiano tedesco Die Welt.

Sembra davvero di ascoltare il perfetto rappresentante di un’Unione Europea accecata da un folle delirio suicida che sta gettando un intero continente nel baratro. Solo pochi giorni fa, il Consiglio Europeo ha deciso di prorogare di sei mesi, fino al 31 luglio 2022, le sanzioni alla Russia, che in particolare limitano l'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'UE da parte di determinate banche e imprese russe e vietano forme di assistenza finanziaria e intermediazione a favore degli enti finanziari russi.

scontro mosca 3


Sanzioni per le quali si stima che solo l’Italia, (a causa delle contro-sanzioni) subisca circa 8 miliardi di euro di perdite l’anno. Un bel paese, il nostro, che riguardo alla crisi in atto tra Russia e Ucraina, non sembra sia in grado di sostenere più che un timido auspicio al dialogo accompagnato da un’assoluta ed incrollabile fedeltà all’alleato di oltreoceano.

“L’Italia condivide l’impostazione della Nato e dell’Unione europea. Nessun compromesso sui principi della sicurezza europea e sull’integrità territoriale e sovranità dell’Ucraina. Sostegno alle iniziative in atto per assicurare la riduzione delle tensioni e lo sviluppo di un dialogo costruttivo”, ha affermato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, intervenendo in videoconferenza alla seconda giornata di lavori della riunione informale dei ministri della Difesa dell’Ue, organizzata a Brest il 13 gennaio 2022. Nulla di più siamo stati in grado di affermare rispetto a quella che il consigliere di Putin Dmitrij Suslov, ha descritto come “ una crisi paragonabile a quella dei missili a Cuba nel 1962”.

Ci sarebbe da tirare un sospiro di sollievo se almeno questa posizione diplomatica relegata ai margini dell’insignificante fosse accompagnata da un bilancio della difesa di altrettanta caratura.

"Ci dobbiamo dotare di una difesa più significativa: è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora" ha affermato il premier e possibile prossimo presidente della repubblica Mario Draghi Mario Draghi in una conferenza stampa di Palazzo Chigi il 29 settembre 2021.

Parole che si sono immediatamente tramutate in fatti. Per il 2022 secondo l’osservatorio Milex il nostro paese porterà le spese militari alla cifra record di 26 miliardi di euro, ben 850 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.

È sempre l’osservatorio sulle spese militari italiane che ha recentemente analizzato una valanga di programmi di riarmo inviati dal ministro Guerini al Parlamento.

Si tratta di ben 31 richieste per il 2021, per un valore complessivo finanziato che raggiunge la cifra record di 15 miliardi di euro (e in proiezione un onere complessivo di oltre 30 miliardi di euro):

tra queste figurano due nuovi cacciatorpedinieri lanciamissili classe Orizzonte da circa 1,2 miliardi l’uno, una nave supporto per le operazioni subacquee degli incursori del Comsubin da 35 milioni, una trentina di blindati anfibi 8×8 da sbarco di Iveco e Oto Melara da 10 milioni l’uno, batterie missilistiche antiaeree CAMM-ER da quasi 50 milioni l’uno per la base di Rivolto in Friuli,  nuovi sensori digitali per i radar della rete NATO di difesa aerea (100 milioni) e l’avamposto di comando aereo per le missioni all’estero (circa 365 milioni di euro).

scontro mosca 4

Se a questo aggiungiamo che, secondo la Federazione degli scienziati americani, entro quest’anno probabilmente, arriveranno nel nostro paese le nuove bombe nucleari B61-12, è ben chiaro come le vacue parole della diplomazia italiana nascondano un grande riassetto dell’economia di guerra, che al di sopra di ogni altra priorità sta diventando l’incombenza più urgente del nostro paese.

Le B61-12 assieme ai caccia F35-A costituiranno un arsenale strategico prominente per l’attacco nucleare al pari del bombardiere statunitense B-2. Ed è esattamente in questa modalità, che il nostro paese, mentre è in procinto di scegliere il nuovo capo dello Stato, sostiene la prossima guerra in Europa senza proferire parola.

 

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