Di Elena Borsellino

Nel processo di transizione ecologica a cui da anni lavora la Commissione europea, emergono anche nucleare e gas, che rischiano di essere inseriti nella tassonomia delle fonti di energia sostenibili.
È possibile considerare queste due fonti come “green”?
Se passasse la bozza, il gas naturale sarebbe considerato un’energia sostenibile transitoria, nel processo di limitazione delle emissioni di gas serra definito dal Green Deal.
Il Patto Verde nasce l’11 dicembre 2019, come “tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE, trasformando i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti e rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti”. L’obiettivo principale è raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 e dissociare la crescita economica dall’utilizzo delle risorse.
Secondo il Patto stesso, tutte le azioni e le politiche dell’Unione Europea devono contribuire agli obiettivi del Green Deal. La tassonomia dovrebbe essere proprio lo strumento essenziale per portare avanti questi obiettivi: essa, infatti, consiste in una lista degli investimenti ritenuti sostenibili dal punto di vista ambientale. Ossia quegli investimenti degli Stati membri e di privati, che possono essere ammessi nelle politiche europee.
Ma il gas naturale non è affatto una fonte di energia sostenibile. Esso è classificato a tutti gli effetti come combustibile fossile e, nel 2020, le emissioni di CO2 delle centrali elettriche a gas hanno superato per la prima volta quelle delle centrali elettriche a lignite, dopo aver già superato quelle delle centrali a carbone fossile nel 2019. Il gas non può in nessun modo, quindi, essere considerato uno strumento per limitare le emissioni di gas serra.

ue gas nucleare 2

Per quanto riguarda, invece, il nucleare, i dubbi sono addirittura maggiori. Secondo il testo della bozza, la costruzione di nuove centrali nucleari dovrebbe essere riconosciuta “green” fino al 2045.
Da tempo, nel nostro Paese e in tutta Europa, il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare si è fatto più acceso. È vero che i valori delle emissioni di gas serra sono molto più bassi rispetto ai combustibili fossili, ma non ci si può dimenticare di tutto ciò che comporta il nucleare.
Principale problema sono senza dubbio le scorie radioattive. Tale creazione di energia genera rifiuti in tutte le fasi della filiera, anche se il quantitativo maggiore proviene dall’esercizio e dallo smantellamento delle centrali a fine vita.
Le scorie vengono classificate in diverso modo in base al loro livello di radioattività e richiedono, quindi, diverse tipologie di gestione. In generale, le scorie nucleari, restando radioattive anche per migliaia di anni, possono causare pericolosi disastri ambientali e danni irreparabili per l’uomo, ad esempio malattie come la leucemia e gravi patologie del sistema nervoso.
Inoltre, nelle zone che ospitano centrali nucleari sono state rilevate alte percentuali di malattie congenite nei bambini, oltre ad un aumento di aborti spontanei e malformazioni del feto.

ue gas nucleare 3

Gli incidenti, poi, sono svariati, tanto che è stata creata una scala per misurare la gravità di un incidente nucleare, detta INES (International Nuclear Event Scale). Tra l’altro, spesso gli incidenti sono coperti da segreto militare e non vengono, quindi, comunicati alla cittadinanza.
Ancora non esistono delle valutazioni precise dei danni causati dagli incidenti nucleari che considerino non solo le morti causate nell’immediato dall’incidente, ma anche l’impatto a lungo termine sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.
In aggiunta a questi pericoli, spesso, non viene considerato un altro importante fattore: l’estrazione dell’uranio. Esso viene utilizzato come combustibile all’interno delle centrali, oltre che come elemento fondamentale nelle armi nucleari.
Le miniere di uranio comportano diversi pericoli per i minatori, al di là di quelli generici a cui già è sottoposto chiunque faccia questo lavoro. L’uranio emette, infatti, radon, un gas radioattivo, che necessita di particolari sistemi di ventilazione per essere disperso.
L’esposizione a questo elemento può causare danni a reni, pancreas, stomaco e intestino e mostra effetti citotossici e carcinogeni in animali e piante.
Secondo la bozza della tassonomia, le uniche condizioni da rispettare per considerare l’energia nucleare sostenibile è che i rifiuti tossici vengano smaltiti in sicurezza e non vengano causati “danni significativi” all’ambiente. Ma, come gli stessi esperti UE hanno evidenziato, il secondo criterio non è, in ogni caso, rispettabile. Il nucleare causa gravi danni non solo all’ambiente, ma anche alla cittadinanza.
Sono, quindi, gli stessi esperti chiamati dalla Commissione europea a bocciare per primi il documento. Non solo a causa del nucleare, considerato altamente dannoso, ma anche perché l’energia prodotta da gas che produce più di 100 grammi di CO2 per kilowattora non può dirsi sostenibile. La bozza pone un limite alle emissioni producibili dalla produzione di energia da gas naturale, ma è molto più basso di quelli indicato dal gruppo di esperti: per le nuove centrali a gas, approvate entro il 2030, basta non superare i 270 grammi di CO2 per kilowattora.

ue gas nucleare 4

Il Green Deal, e con esso la tassonomia europea, dovrebbe “stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento”. Ma come si può pensare di seguire la strada della riconversione ecologica, quando continuiamo a poggiare la nostra intera economica sullo sfruttamento e la distruzione dell’ambiente.

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Nel processo di transizione ecologica a cui da anni lavora la Commissione europea, emergono anche nucleare e gas, che rischiano di essere inseriti nella tassonomia delle fonti di energia sostenibili.
È possibile considerare queste due fonti come “green”?
Se passasse la bozza, il gas naturale sarebbe considerato un’energia sostenibile transitoria, nel processo di limitazione delle emissioni di gas serra definito dal Green Deal.
Il Patto Verde nasce l’11 dicembre 2019, come “tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE, trasformando i problemi ambientali e climatici in opportunità in tutti gli ambiti e rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti”. L’obiettivo principale è raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 e dissociare la crescita economica dall’utilizzo delle risorse.
Secondo il Patto stesso, tutte le azioni e le politiche dell’Unione Europea devono contribuire agli obiettivi del Green Deal. La tassonomia dovrebbe essere proprio lo strumento essenziale per portare avanti questi obiettivi: essa, infatti, consiste in una lista degli investimenti ritenuti sostenibili dal punto di vista ambientale. Ossia quegli investimenti degli Stati membri e di privati, che possono essere ammessi nelle politiche europee.
Ma il gas naturale non è affatto una fonte di energia sostenibile. Esso è classificato a tutti gli effetti come combustibile fossile e, nel 2020, le emissioni di CO2 delle centrali elettriche a gas hanno superato per la prima volta quelle delle centrali elettriche a lignite, dopo aver già superato quelle delle centrali a carbone fossile nel 2019. Il gas non può in nessun modo, quindi, essere considerato uno strumento per limitare le emissioni di gas serra.

ue gas nucleare 2

Per quanto riguarda, invece, il nucleare, i dubbi sono addirittura maggiori. Secondo il testo della bozza, la costruzione di nuove centrali nucleari dovrebbe essere riconosciuta “green” fino al 2045.
Da tempo, nel nostro Paese e in tutta Europa, il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare si è fatto più acceso. È vero che i valori delle emissioni di gas serra sono molto più bassi rispetto ai combustibili fossili, ma non ci si può dimenticare di tutto ciò che comporta il nucleare.
Principale problema sono senza dubbio le scorie radioattive. Tale creazione di energia genera rifiuti in tutte le fasi della filiera, anche se il quantitativo maggiore proviene dall’esercizio e dallo smantellamento delle centrali a fine vita.
Le scorie vengono classificate in diverso modo in base al loro livello di radioattività e richiedono, quindi, diverse tipologie di gestione. In generale, le scorie nucleari, restando radioattive anche per migliaia di anni, possono causare pericolosi disastri ambientali e danni irreparabili per l’uomo, ad esempio malattie come la leucemia e gravi patologie del sistema nervoso.
Inoltre, nelle zone che ospitano centrali nucleari sono state rilevate alte percentuali di malattie congenite nei bambini, oltre ad un aumento di aborti spontanei e malformazioni del feto.

ue gas nucleare 3

Gli incidenti, poi, sono svariati, tanto che è stata creata una scala per misurare la gravità di un incidente nucleare, detta INES (International Nuclear Event Scale). Tra l’altro, spesso gli incidenti sono coperti da segreto militare e non vengono, quindi, comunicati alla cittadinanza.
Ancora non esistono delle valutazioni precise dei danni causati dagli incidenti nucleari che considerino non solo le morti causate nell’immediato dall’incidente, ma anche l’impatto a lungo termine sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.
In aggiunta a questi pericoli, spesso, non viene considerato un altro importante fattore: l’estrazione dell’uranio. Esso viene utilizzato come combustibile all’interno delle centrali, oltre che come elemento fondamentale nelle armi nucleari.
Le miniere di uranio comportano diversi pericoli per i minatori, al di là di quelli generici a cui già è sottoposto chiunque faccia questo lavoro. L’uranio emette, infatti, radon, un gas radioattivo, che necessita di particolari sistemi di ventilazione per essere disperso.
L’esposizione a questo elemento può causare danni a reni, pancreas, stomaco e intestino e mostra effetti citotossici e carcinogeni in animali e piante.
Secondo la bozza della tassonomia, le uniche condizioni da rispettare per considerare l’energia nucleare sostenibile è che i rifiuti tossici vengano smaltiti in sicurezza e non vengano causati “danni significativi” all’ambiente. Ma, come gli stessi esperti UE hanno evidenziato, il secondo criterio non è, in ogni caso, rispettabile. Il nucleare causa gravi danni non solo all’ambiente, ma anche alla cittadinanza.
Sono, quindi, gli stessi esperti chiamati dalla Commissione europea a bocciare per primi il documento. Non solo a causa del nucleare, considerato altamente dannoso, ma anche perché l’energia prodotta da gas che produce più di 100 grammi di CO2 per kilowattora non può dirsi sostenibile. La bozza pone un limite alle emissioni producibili dalla produzione di energia da gas naturale, ma è molto più basso di quelli indicato dal gruppo di esperti: per le nuove centrali a gas, approvate entro il 2030, basta non superare i 270 grammi di CO2 per kilowattora.

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Il Green Deal, e con esso la tassonomia europea, dovrebbe “stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento”. Ma come si può pensare di seguire la strada della riconversione ecologica, quando continuiamo a poggiare la nostra intera economica sullo sfruttamento e la distruzione dell’ambiente.

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