Di Dennis Pinzone

Studenti feriti e diritti calpestati, questo è quanto rimane il giorno dopo. “Noi ragazzi siamo stati violentemente repressi durante la manifestazione di domenica sera al Pantheon, in cui, le manganellate della polizia hanno causato diversi feriti. Ci sono stati alcuni casi di mani lussate, Io ho riportato una ferita da quattro punti alla testa, un’altra ragazza da sei”.

A parlare, attraverso le pagine social, sono gli stessi giovani che domenica 23 gennaio, alle 17:30, si sono dati appuntamento a Roma, a Piazza della Rotonda, per esprimere rabbia e profondo dissenso per la morte di Lorenzo Parelli, uno studente udinese di 18 anni, morto a causa di un’incidente durante l’ultimo giorno della sua alternanza scuola-lavoro. Quello di Lorenzo, purtroppo, è il trentasettesimo nome che si aggiunge alla lista dei morti durante lo svolgimento del proprio impegno lavorativo solo nel 2022: un dato che mette in evidenza un chiaro e preoccupante problema riguardante la sicurezza nel mondo lavorativo.

Mossi da indignazione e commozione, centinaia di studenti e studentesse, provenienti da diversi collettivi e istituti comprensivi (e non anarchici, come erroneamente riportano alcuni mezzi stampa) si sono presentati sul posto, scagliando una precisa e diretta denuncia contro i palazzi del potere adiacenti. Dalle notizie trapelate, non è chiara l’intera dinamica dei fatti, certo è che la manifestazione nella sua fase iniziale non fosse autorizzata. Ciononostante, nulla giustifica l’assurda e immotivata reazione da parte della polizia, la quale (come si evince dalla pubblicazione dei video messi in circolazione da varie associazioni lì presenti) senza un apparente motivo, ha brutalmente caricato la folla a colpi di manganelli. La scellerata azione dei celerini ha causato diversi feriti, fra cui una ragazza, che ha riportato una grave lesione per la quale sono stati necessari sei punti di sutura, fatto gravoso, che dimostra come la gestione dell’ordine pubblico non abbia lasciato spazio a trattative democratiche.

Dinanzi a tale abuso, la risposta dei collettivi non è tardata ad arrivare: “Ci teniamo a sottolineare l’incomprensibile gestione dell’ordine pubblico da parte degli agenti di polizia, che hanno causato feriti fra gli studenti. Non sarà questa repressione a fermarci, la forza di migliaia di compagni si riverserà nelle strade e nelle piazze della capitale, la voce di migliaia di studenti non passerà inosservata e squarcerà lo Stato di silenzio che ha causato la morte di Lorenzo.” Ha scritto in un post il movimento “Lupa Scuole in Lotta”, o ancora “Nemmeno oggi ci siamo fatti intimidire: abbiamo raggiunto il Miur e urlato ancora una volta in faccia al Governo Draghi e al Ministro Bianchi che gli studenti non si fermeranno nemmeno di fronte alla repressione di questo Stato.” Si legge nelle pagine social dell’OSA (organizzazione studentesca d’alternativa). Quanto accaduto, simboleggia l’ipocrisia del nostro governo e del nostro Paese, il quale nella maggior parte dei casi, ha la brutta tendenza di chiudere l’occhio sulle vere problematiche, specialmente in una città come Roma, punto caldo e oggetto di innumerevoli scandali sul piano fascista. In effetti, le autorità competenti non hanno mai preso provvedimenti duri e concreti, come avrebbero dovuto fare secondo la nostra Costituzione. Anche in questo inizio di anno, lo Stato italiano si dimostra incapace di ascoltare ed accogliere le richieste dei suoi giovani cittadini e futuri dirigenti dello stesso, affrontando le problematiche con il silenzio o peggio con i manganelli.