La campagna mediatica USA spinge allo scontro con la Russia

Di Marco Gaidino Rambaudi

Da giorni ormai giornali e telegiornali riportano notizie sulla tensione tra Russia e Ucraina e su una possibile invasione Russa. Mentre si parla dei 100-150 mila soldati russi ammassati al confine con l’Ucraina, non si fa minimo cenno al supporto militare che i paesi della NATO stanno dando a Kiev per prepararsi alla guerra.
Gli Stati Uniti hanno già inviato 90 tonnellate di armamenti, mentre la Gran Bretagna ne ha fornite 460 tonnellate tra cui 2500 missili anticarro Nlaw, oltre ad addestratori per la formazione di reparti speciali. Il Canada avrebbe dispiegato un piccolo contingente di forze speciali. Estonia, Lettonia e Lituania hanno annunciato l'invio di missili anticarro Javelin e antiaereo Stinger, infine la Repubblica Ceca donerà all’Ucraina 4.000 munizioni per obici.
Nel frattempo gli USA non stanno a guardare e il presidente Joe Biden ha messo in stato di allerta 8.500 soldati americani (di cui 3000 sono già stati mobilitati nelle ultime ore) che andrebbero ad aggiungersi ai militari già schierati. Quattro gruppi tattici della NATO sono dislocati in  Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia per un totale di 4.600 uomini, mentre il Mar Baltico è costantemente pattugliato da aerei e navi dell’alleanza. In Romania sono operativi 4.000 soldati NATO oltre alle basi americane e nel Mar Nero ci sono pattugliamenti costanti con uno schieramento di navi da guerra. Anche se i media occidentali non ne fanno menzione, sarebbero circa 120 mila i soldati ucraini schierati in Ucraina a ridosso del confine russo e su fronte del Donbass secondo il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Denys Pushylin.
Tante sono state negli ultimi anni le esercitazioni militari sia della NATO che della Federazione Russa.
Inoltre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno parzialmente ritirato il proprio personale diplomatico dall’Ucraina.
Vladimir Putin e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov continuano però a ripetere che la Russia non vuole invadere l’Ucraina e non vuole la guerra.
Di fronte al fallimento della diplomazia, non si può negare che la Russia abbia tentato tutte le possibilità di dialogo sul tema Ucraina, dai colloqui telefonici tra Putin e Biden fino agli incontri Russia Unione Europea, Russia NATO e Russia Osce di gennaio. Molti sono stati inoltre i colloqui bilaterali e multilaterali di questi ultimi giorni.
La valanga di Fake News da parte inglese e americana non si arresta, come quella espressa dall’intelligence britannica secondo cui Mosca sta tentando di far cadere il governo ucraino per instaurare un governo filo-russo. La notizia è stata infatti immediatamente smentita da Mosca.
La Russia chiede, giustamente, che l’Ucraina non entri nella NATO. La paura è che l’Alleanza atlantica con la sua politica espansiva ed aggressiva, possa installare dei missili a medio raggio in Ucraina direttamente al confine russo minacciando così la Russia stessa e la sua capitale. La richiesta russa prevedeva anche l’interruzione di qualsiasi attività militare euro-atlantica nell’Est Europa e il ritiro dei battaglioni multinazionali della NATO presenti in Polonia, negli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), in Romania e Bulgaria.
La NATO e gli USA hanno però risposto che le richieste russe non possono essere soddisfatte, lasciando così la porta aperta all’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza militare atlantica.
Biden ha già contattato tutti gli alleati europei, compreso Mario Draghi, per convincerli a schierarsi contro la Russia.
In Europa intanto Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha detto che l’Unione Europea ha varato nuovi fondi all’Ucraina per un valore di “1,2 miliardi di euro” come riportato da il Fatto Quotidiano. l’UE vara quindi aiuti economici ad un governo legato a organizzazioni paramilitari neonaziste come il battaglione Azov e Pravj Sektor. Questi gruppi paramilitari si sono macchiati di pulizia etnica nelle regioni ucraine a maggioranza russa (Donbass). L’Unione Europea ha inoltre prorogato le sanzioni contro la Russia di altri sei mesi fino al 31 luglio 2022.

ucraina rischio guerra 2


Si stanno svolgendo in questi giorni le esercitazioni navali Neptune Strike e Clemenceau. Alle operazioni partecipano le navi della sesta flotta USA con la portaerei americana USS Truman e la portaerei francese Charles de Gaulle con 9 navi di scorta e due sottomarini nucleari. Anche la portaerei italiana Cavour prende parte alle manovre.
Il tutto condito con il supporto aereo dalla base di Sigonella.
Federazione Russa, messa alle strette, ha deciso di mobilitare 140 navi, praticamente tutta la flotta, con manovre nei mari dell’intera Europa, dall’Irlanda all’Italia. E questo per fa capire a tutti che un eventuale conflitto si espanderebbe in tutto il continente. Sei navi da sbarco russe con fanteria e carri armati provenienti dal Baltico e diretti verso l’Ucraina, stanno ora attraversando il Canale di Sicilia. I loro movimenti vengono costantemente monitorati da aerei e droni della NATO dislocati a Sigonella.
Un incrociatore, tre sottomarini e altre navi russe si starebbero spostando verso il porto militare di Tartus in Siria. Nel fine settimana proprio il mediterraneo orientale sarà teatro di esercitazioni NATO e esercitazioni russe.
Una ventina di navi da guerra russe con missili Kalibr e sottomarini pattugliano il Mar Baltico a protezione di Kaliningrad, la piccola porzione di territorio russo tra Lituania e Polonia.
Mosca ha anche indetto esercitazioni militari nell’Oceano Atlantico vicino all’Irlanda, precisamente nella sua zona economica esclusiva, fatto che ha suscitato le rimostranze irlandesi. L’area, all’imbocco dello Stretto della Manica, sarebbe una zona strategica.   
A causa della situazione febbrile in Europa, all’Onu è stata convocata il 31 gennaio una riunione del Consiglio di Sicurezza. Sia Mosca che Pechino si sono opposte alla riunione. Biden, secondo il Sole 24 ore, ha affermato “oggi alle Nazioni Unite abbiamo mostrato la piena natura della minaccia della Russia alla sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina e ad i principi base dell’ordine internazionale”, continuando quindi a reiterare il discorso del rischio di invasione russa. Il delegato russo all’Onu, Vassily Nebenzia, ha invece escluso “ogni possibilità di aggressione contro l’Ucraina” da parte del suo Paese, ricordando che le parole degli USA sono “provocatorie”, “Sembra – ha proseguito il diplomatico russo – che voi stiate chiamando una guerra, che stiate aspettando che ciò accada, come se voleste che le vostre accuse si rivelassero vere”.   
Lo stesso presidente ucraino Volodymyr  Zelensky ha intanto accusato gli USA di “continuare a parlare di imminente invasione” mentre la situazione, a suo dire, non sarebbe diversa da quella di inizio 2021. Zelensky ha anche criticato il ritiro del personale diplomatico di USA e Gran Bretagna ribadendo che il rischio invasione al momento non c’è.
Boris Johnson, Primo Ministro britannico, sulla stessa linea degli Stati Uniti, sarebbe disposto a fornire alla NATO soldati, navi, aerei e armi contro la “crescente ostilità” della Russia. Queste misure, ha detto Johnson, sarebbero “un chiaro messaggio al Cremlino: non tollereremo la loro attività destabilizzante e staremo sempre al fianco dei nostri alleati”.
Sarebbe poi “pronta al peggio” la NATO, secondo il Segretario Generale Jens Stoltenberg.
L’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, alla conferenza stampa congiunta avrebbe detto che le truppe russe schierate al confine ucraino sono considerate “come una minaccia” e che l’UE è pronta “ad attuare una risposta in caso di qualsiasi tipo di aggressione contro l’Ucraina”, prima fra tutte ulteriori sanzioni alla Russia “in coordinamento con i nostri partner: gli Usa, il Canada e il Regno Unito”.
L’unico paese che sembra tirare il freno a mano in questa corsa al massacro è la Germania del nuovo Cancelliere tedesco Olaf Scholz. Gli interessi in gioco sono troppi, dall’approvvigionamento di gas russo agli accordi commerciali.
Sono soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna a portare avanti una palese propaganda di guerra, continuando a ripetere che la Russia di Putin starebbe per attaccare l’Ucraina. Questa è una fake news, è una menzogna, come quelle di cui tutto il mondo è stato testimone. Dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Libia alla Siria: tutte queste guerre del nostro recente passato sono iniziate grazie a menzogne travestite da giustificazioni.
Putin ha ribadito più volte di non voler attaccare l’Ucraina, ma di temere l’espansione della NATO verso est. Gli Stati Uniti dimostrano di volere a tutti i costi lo scontro con la Federazione Russa, spingendo per un conflitto nell’Europa dell’est che potrebbe però espandersi facilmente a tutta l’Europa, se si tiene conto dell’attuale scacchiere europeo.
La propaganda americana è del tutto paragonabile a quella di Adolf Hitler nella Germania degli anni 30 del secolo scorso. Propaganda fatta di menzogne per mettere paura alle opinioni pubbliche e ai governi europei, al fine di spingerli ad entrare in guerra contro la Russia.
Se scoppiasse una conflitto militare tra la Russia e la NATO, l’Italia sarebbe chiamata ad entrare in guerra al fianco degli Stati Uniti secondo il trattato del Patto Atlantico. Tutte le basi utilizzate dalla NATO sul suolo italiano sarebbero coinvolte. E’ bene ricordare le 20 bombe atomiche presenti nella base militare di Ghedi e le 50 nella base di Aviano. Entrambe le basi sarebbero quindi obiettivo sensibile di un eventuale attacco missilistico russo e le conseguenze sarebbero catastrofiche. Poi vi è la base di Napoli, quartier generale della sesta flotta degli Stati Uniti, responsabile di tutte le manovre navali nei mari europei e responsabile anche delle continue provocazioni contro la Russia sia nei mari del nord Europa che nel Mar Nero. Infine possiamo citare la base aerea di Sigonella e il Muos di Niscemi, il sistema satellitare per la guida dei droni americani. Innumerevoli sono gli obiettivi militari sensibili nel nostro paese.
Il ministro della difesa Lorenzo Guerini ha affermato che “l'Italia farà la sua parte”, schierandosi apertamente con le politiche di guerra della NATO.
In Lettonia sono già schierati 200 alpini italiani con mezzi corazzati, una squadriglia di intercettori Eurofighter italiani si trova nell'aeroporto rumeno di Costanza, sul Mar Nero, e la portaerei Cavour partecipa alle esercitazioni NATO nel Mediterraneo.
Una guerra basata su menzogne o addirittura su una probabile false flag inscenata ad arte da qualche servizio segreto d’oltre oceano o gruppo paramilitare in Ucraina sarebbe in palese violazione dell’articolo 11 della costituzione italiana secondo cui “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Bisogna rimanere desti per non cadere nel tranello di false campagne mediatiche con il solo scopo di portarci nel baratro di una guerra dai risvolti incalcolabili. Due guerre mondiali hanno insanguinato il nostro continente, non possiamo permetterci di ripetere gli stessi errori. Anche perché questa volta potrebbe essere l’ultima.

 

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La campagna mediatica USA spinge allo scontro con la Russia

Di Marco Gaidino Rambaudi

Da giorni ormai giornali e telegiornali riportano notizie sulla tensione tra Russia e Ucraina e su una possibile invasione Russa. Mentre si parla dei 100-150 mila soldati russi ammassati al confine con l’Ucraina, non si fa minimo cenno al supporto militare che i paesi della NATO stanno dando a Kiev per prepararsi alla guerra.
Gli Stati Uniti hanno già inviato 90 tonnellate di armamenti, mentre la Gran Bretagna ne ha fornite 460 tonnellate tra cui 2500 missili anticarro Nlaw, oltre ad addestratori per la formazione di reparti speciali. Il Canada avrebbe dispiegato un piccolo contingente di forze speciali. Estonia, Lettonia e Lituania hanno annunciato l'invio di missili anticarro Javelin e antiaereo Stinger, infine la Repubblica Ceca donerà all’Ucraina 4.000 munizioni per obici.
Nel frattempo gli USA non stanno a guardare e il presidente Joe Biden ha messo in stato di allerta 8.500 soldati americani (di cui 3000 sono già stati mobilitati nelle ultime ore) che andrebbero ad aggiungersi ai militari già schierati. Quattro gruppi tattici della NATO sono dislocati in  Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia per un totale di 4.600 uomini, mentre il Mar Baltico è costantemente pattugliato da aerei e navi dell’alleanza. In Romania sono operativi 4.000 soldati NATO oltre alle basi americane e nel Mar Nero ci sono pattugliamenti costanti con uno schieramento di navi da guerra. Anche se i media occidentali non ne fanno menzione, sarebbero circa 120 mila i soldati ucraini schierati in Ucraina a ridosso del confine russo e su fronte del Donbass secondo il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Denys Pushylin.
Tante sono state negli ultimi anni le esercitazioni militari sia della NATO che della Federazione Russa.
Inoltre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno parzialmente ritirato il proprio personale diplomatico dall’Ucraina.
Vladimir Putin e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov continuano però a ripetere che la Russia non vuole invadere l’Ucraina e non vuole la guerra.
Di fronte al fallimento della diplomazia, non si può negare che la Russia abbia tentato tutte le possibilità di dialogo sul tema Ucraina, dai colloqui telefonici tra Putin e Biden fino agli incontri Russia Unione Europea, Russia NATO e Russia Osce di gennaio. Molti sono stati inoltre i colloqui bilaterali e multilaterali di questi ultimi giorni.
La valanga di Fake News da parte inglese e americana non si arresta, come quella espressa dall’intelligence britannica secondo cui Mosca sta tentando di far cadere il governo ucraino per instaurare un governo filo-russo. La notizia è stata infatti immediatamente smentita da Mosca.
La Russia chiede, giustamente, che l’Ucraina non entri nella NATO. La paura è che l’Alleanza atlantica con la sua politica espansiva ed aggressiva, possa installare dei missili a medio raggio in Ucraina direttamente al confine russo minacciando così la Russia stessa e la sua capitale. La richiesta russa prevedeva anche l’interruzione di qualsiasi attività militare euro-atlantica nell’Est Europa e il ritiro dei battaglioni multinazionali della NATO presenti in Polonia, negli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), in Romania e Bulgaria.
La NATO e gli USA hanno però risposto che le richieste russe non possono essere soddisfatte, lasciando così la porta aperta all’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza militare atlantica.
Biden ha già contattato tutti gli alleati europei, compreso Mario Draghi, per convincerli a schierarsi contro la Russia.
In Europa intanto Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha detto che l’Unione Europea ha varato nuovi fondi all’Ucraina per un valore di “1,2 miliardi di euro” come riportato da il Fatto Quotidiano. l’UE vara quindi aiuti economici ad un governo legato a organizzazioni paramilitari neonaziste come il battaglione Azov e Pravj Sektor. Questi gruppi paramilitari si sono macchiati di pulizia etnica nelle regioni ucraine a maggioranza russa (Donbass). L’Unione Europea ha inoltre prorogato le sanzioni contro la Russia di altri sei mesi fino al 31 luglio 2022.

ucraina rischio guerra 2


Si stanno svolgendo in questi giorni le esercitazioni navali Neptune Strike e Clemenceau. Alle operazioni partecipano le navi della sesta flotta USA con la portaerei americana USS Truman e la portaerei francese Charles de Gaulle con 9 navi di scorta e due sottomarini nucleari. Anche la portaerei italiana Cavour prende parte alle manovre.
Il tutto condito con il supporto aereo dalla base di Sigonella.
Federazione Russa, messa alle strette, ha deciso di mobilitare 140 navi, praticamente tutta la flotta, con manovre nei mari dell’intera Europa, dall’Irlanda all’Italia. E questo per fa capire a tutti che un eventuale conflitto si espanderebbe in tutto il continente. Sei navi da sbarco russe con fanteria e carri armati provenienti dal Baltico e diretti verso l’Ucraina, stanno ora attraversando il Canale di Sicilia. I loro movimenti vengono costantemente monitorati da aerei e droni della NATO dislocati a Sigonella.
Un incrociatore, tre sottomarini e altre navi russe si starebbero spostando verso il porto militare di Tartus in Siria. Nel fine settimana proprio il mediterraneo orientale sarà teatro di esercitazioni NATO e esercitazioni russe.
Una ventina di navi da guerra russe con missili Kalibr e sottomarini pattugliano il Mar Baltico a protezione di Kaliningrad, la piccola porzione di territorio russo tra Lituania e Polonia.
Mosca ha anche indetto esercitazioni militari nell’Oceano Atlantico vicino all’Irlanda, precisamente nella sua zona economica esclusiva, fatto che ha suscitato le rimostranze irlandesi. L’area, all’imbocco dello Stretto della Manica, sarebbe una zona strategica.   
A causa della situazione febbrile in Europa, all’Onu è stata convocata il 31 gennaio una riunione del Consiglio di Sicurezza. Sia Mosca che Pechino si sono opposte alla riunione. Biden, secondo il Sole 24 ore, ha affermato “oggi alle Nazioni Unite abbiamo mostrato la piena natura della minaccia della Russia alla sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina e ad i principi base dell’ordine internazionale”, continuando quindi a reiterare il discorso del rischio di invasione russa. Il delegato russo all’Onu, Vassily Nebenzia, ha invece escluso “ogni possibilità di aggressione contro l’Ucraina” da parte del suo Paese, ricordando che le parole degli USA sono “provocatorie”, “Sembra – ha proseguito il diplomatico russo – che voi stiate chiamando una guerra, che stiate aspettando che ciò accada, come se voleste che le vostre accuse si rivelassero vere”.   
Lo stesso presidente ucraino Volodymyr  Zelensky ha intanto accusato gli USA di “continuare a parlare di imminente invasione” mentre la situazione, a suo dire, non sarebbe diversa da quella di inizio 2021. Zelensky ha anche criticato il ritiro del personale diplomatico di USA e Gran Bretagna ribadendo che il rischio invasione al momento non c’è.
Boris Johnson, Primo Ministro britannico, sulla stessa linea degli Stati Uniti, sarebbe disposto a fornire alla NATO soldati, navi, aerei e armi contro la “crescente ostilità” della Russia. Queste misure, ha detto Johnson, sarebbero “un chiaro messaggio al Cremlino: non tollereremo la loro attività destabilizzante e staremo sempre al fianco dei nostri alleati”.
Sarebbe poi “pronta al peggio” la NATO, secondo il Segretario Generale Jens Stoltenberg.
L’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, alla conferenza stampa congiunta avrebbe detto che le truppe russe schierate al confine ucraino sono considerate “come una minaccia” e che l’UE è pronta “ad attuare una risposta in caso di qualsiasi tipo di aggressione contro l’Ucraina”, prima fra tutte ulteriori sanzioni alla Russia “in coordinamento con i nostri partner: gli Usa, il Canada e il Regno Unito”.
L’unico paese che sembra tirare il freno a mano in questa corsa al massacro è la Germania del nuovo Cancelliere tedesco Olaf Scholz. Gli interessi in gioco sono troppi, dall’approvvigionamento di gas russo agli accordi commerciali.
Sono soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna a portare avanti una palese propaganda di guerra, continuando a ripetere che la Russia di Putin starebbe per attaccare l’Ucraina. Questa è una fake news, è una menzogna, come quelle di cui tutto il mondo è stato testimone. Dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Libia alla Siria: tutte queste guerre del nostro recente passato sono iniziate grazie a menzogne travestite da giustificazioni.
Putin ha ribadito più volte di non voler attaccare l’Ucraina, ma di temere l’espansione della NATO verso est. Gli Stati Uniti dimostrano di volere a tutti i costi lo scontro con la Federazione Russa, spingendo per un conflitto nell’Europa dell’est che potrebbe però espandersi facilmente a tutta l’Europa, se si tiene conto dell’attuale scacchiere europeo.
La propaganda americana è del tutto paragonabile a quella di Adolf Hitler nella Germania degli anni 30 del secolo scorso. Propaganda fatta di menzogne per mettere paura alle opinioni pubbliche e ai governi europei, al fine di spingerli ad entrare in guerra contro la Russia.
Se scoppiasse una conflitto militare tra la Russia e la NATO, l’Italia sarebbe chiamata ad entrare in guerra al fianco degli Stati Uniti secondo il trattato del Patto Atlantico. Tutte le basi utilizzate dalla NATO sul suolo italiano sarebbero coinvolte. E’ bene ricordare le 20 bombe atomiche presenti nella base militare di Ghedi e le 50 nella base di Aviano. Entrambe le basi sarebbero quindi obiettivo sensibile di un eventuale attacco missilistico russo e le conseguenze sarebbero catastrofiche. Poi vi è la base di Napoli, quartier generale della sesta flotta degli Stati Uniti, responsabile di tutte le manovre navali nei mari europei e responsabile anche delle continue provocazioni contro la Russia sia nei mari del nord Europa che nel Mar Nero. Infine possiamo citare la base aerea di Sigonella e il Muos di Niscemi, il sistema satellitare per la guida dei droni americani. Innumerevoli sono gli obiettivi militari sensibili nel nostro paese.
Il ministro della difesa Lorenzo Guerini ha affermato che “l'Italia farà la sua parte”, schierandosi apertamente con le politiche di guerra della NATO.
In Lettonia sono già schierati 200 alpini italiani con mezzi corazzati, una squadriglia di intercettori Eurofighter italiani si trova nell'aeroporto rumeno di Costanza, sul Mar Nero, e la portaerei Cavour partecipa alle esercitazioni NATO nel Mediterraneo.
Una guerra basata su menzogne o addirittura su una probabile false flag inscenata ad arte da qualche servizio segreto d’oltre oceano o gruppo paramilitare in Ucraina sarebbe in palese violazione dell’articolo 11 della costituzione italiana secondo cui “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Bisogna rimanere desti per non cadere nel tranello di false campagne mediatiche con il solo scopo di portarci nel baratro di una guerra dai risvolti incalcolabili. Due guerre mondiali hanno insanguinato il nostro continente, non possiamo permetterci di ripetere gli stessi errori. Anche perché questa volta potrebbe essere l’ultima.

 

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