Di Carlotta Mortarino e Dennis Pinzone

“Il femminismo ha segnato la mia vita! Viviamo in un patriarcato. La morale, le leggi, tutto è stato creato dagli uomini. Noi donne dobbiamo infilarci nelle crepe per far sentire la nostra voce. Ogni volta guadagniamo un po’ di spazio in più, ma non è ancora abbastanza. È in corso una vera guerra contro le donne. Però le donne pian piano rosicchiano sempre più spazio. E ce la faranno.” Isabelle Allende, scrittrice e giornalista cilena, porta avanti nei suoi racconti una forte voce femminista. È ispirata dalla storia della madre, che ha dovuto subire sulla pelle la sottomissione che provoca il patriarcato, attraverso la violenza economica, per cui una donna non può mantenersi autonomamente ma deve essere assoggettata all’uomo in tutto. Come racconta Allende in un’intervista rilasciata a La Repubblica la madre era molto creativa, una vera e propria artista, ed aveva occhio per gli affari. Doti che non ha mai potuto sviluppare o sfruttare, perché le donne sono sempre state segregate alla casa, ai figli ed ai lavori domestici. Molte ragazze desiderose di studiare o di dedicare tempo alle loro capacità sono state strappate via ai loro sogni per diventare buone mogli, madri e serve. Quante potenziali pittrici, scrittrici, musiciste, imprenditrici, ricercatrici, politiche o governanti nei secoli non hanno avuto modo di dimostrare le loro qualità, con anche la possibilità di modificare il corso della storia e condurre ad un mondo meno violento, meno maschilista, meno misogino. Quanto talento è andato sprecato a causa di stereotipi di genere e costrizioni sociali. Sottolineando la differenza tra la generazione della madre e la sua, la scrittrice ha spiegato che “le donne della sua (ndr) generazione sono potute uscire da casa, molte sono andate all’università, anche se io non l’ho fatto; hanno semplicemente cercato un lavoro, si sono guadagnate da vivere. Però in una certa classe sociale. Le più umili e laboriose hanno sempre lavorato per sostenere la famiglia, io parlo della classe che educava le ragazze a diventare spose e madri”.
Se il grido di dolore e di riscatto delle donne che si sono succedute nel tempo fosse stato ascoltato, oggi vivremmo in una società completamente diversa, e chi lo sa, forse anche migliore.
Allende stessa conferma quanti passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni, grazie soprattutto ai movimenti femministi e a figure coraggiose che hanno sfidato il patriarcato.
Le donne si sono guadagnate più possibilità scolastiche, maggiore libertà creativa, più posti di lavoro e l’indipendenza economica. Sono conquiste enormi, che sono arrivate con sforzi e fatiche, perché tutto è creato dagli uomini e a misura di uomo: dalla morale, alle leggi, ai costumi sociali ecc.
Le sue parole sono uno specchio della realtà, perché le discriminazioni non sono ancora esaurite. Mentre all’uomo per farsi sentire basta bisbigliare, la donna è costretta a urlare. In ogni ambito della vita, dal lavoro alla famiglia, dalla scuola alla vita privata, la parità di genere è ancora lontana. Però la rivoluzione femminista, che ha segnato la vita di Allende e di tante donne in ogni luogo del mondo, sta risvegliando le coscienze, cercando di muoversi controcorrente in un fiume in piena come la società patriarcale che scorre prepotente, e in cui siamo tutti, tutte e tuttu sommersi.

isabelle allende giovani 2

La stessa scrittrice tratta principalmente nelle sue opere i temi del femminismo, della giustizia, della violenza e del coraggio. Che queste tematiche possano essere di ispirazione ad ognuno di noi per proteggere il futuro che spetterà ai giovani e alle giovani. Che possano spronarci a difendere i diritti delle minoranze o dei più deboli, e di coloro che vengono schiacciati perché non conformati alla mentalità crudele del patriarcato. Nelle nuove generazioni è riposta grande fiducia, e noi faremo di tutto perché spariscano le violenze, gli abusi e le differenze che ancora oggi feriscono il genere femminile. La guerra contro le donne si trasformerà in un’alleanza con le stesse.
Nell’intervista rilasciata a La Repubblica, oltre al femminismo, Isabelle ha portato l’attenzione sul particolare momento sociopolitico che sta attraversando il Cile da tre anni a questa parte, iniziato con le proteste nazionali del 2019 e culminato con la storica elezione di Gabriel Boric. “Ha vinto un giovane, Gabriel Boric… E chi l’ha votato? Il 63% delle donne e tre giovani su quattro. Io percepisco quell’energia, per questo sono molto ottimista per il futuro. (I giovani) Non se ne staranno con le mani in mano in balia di questi parrucconi che governano il mondo. Da queste elezioni, è riemerso ciò che ribolliva già da molti anni.
Le diseguaglianze, il malcontento, la corruzione e l’impunità hanno prodotto la crisi sociale del 2019. I manifestanti non avevano ben chiaro quello che volevano ma il problema non era il prezzo della metropolitana, quello è servito come pretesto: il problema erano le privatizzazioni, lo stato dell’educazione, le pensioni scandalosamente basse, la totale corruzione del sistema. Reclamavano una nuova costituzione. Democratica, non imposta dall’alto come è sempre stato, fin dal principio, e men che meno quella emanata da una dittatura. Poi la pandemia ha chiuso tutti in casa ed è sembrato che la questione fosse archiviata ma al momento delle elezioni è riemerso tutto, perché non era certo stato dimenticato. Stanno succedendo delle cose». Il popolo cileno, come quello Latinoamericano, non ha mai dimenticato gli orrori e gli abusi subiti nel corso di tutte le epoche storiche. Il ricordo dell’uccisione di Salvador Allende, e del successivo colpo di Stato avvenuto in Cile l’11 settembre 1973, è ancora vivido nella memoria della popolazione, che “Nunca Mas” permetterà il ripetersi della storia. Sul neopresidente Boric, è stato messo un enorme carico di responsabilità, infatti, dopo il disastroso mandato di Sebastian Piñera (durante il quale più e più volte è sembrato riesumarsi il fantasma della dittatura) ora, sta all’ex leader della protesta studentesca del 2010/11 l’arduo compito di cambiare una volta per tutte il volto politico del Cile. 

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“Il femminismo ha segnato la mia vita! Viviamo in un patriarcato. La morale, le leggi, tutto è stato creato dagli uomini. Noi donne dobbiamo infilarci nelle crepe per far sentire la nostra voce. Ogni volta guadagniamo un po’ di spazio in più, ma non è ancora abbastanza. È in corso una vera guerra contro le donne. Però le donne pian piano rosicchiano sempre più spazio. E ce la faranno.” Isabelle Allende, scrittrice e giornalista cilena, porta avanti nei suoi racconti una forte voce femminista. È ispirata dalla storia della madre, che ha dovuto subire sulla pelle la sottomissione che provoca il patriarcato, attraverso la violenza economica, per cui una donna non può mantenersi autonomamente ma deve essere assoggettata all’uomo in tutto. Come racconta Allende in un’intervista rilasciata a La Repubblica la madre era molto creativa, una vera e propria artista, ed aveva occhio per gli affari. Doti che non ha mai potuto sviluppare o sfruttare, perché le donne sono sempre state segregate alla casa, ai figli ed ai lavori domestici. Molte ragazze desiderose di studiare o di dedicare tempo alle loro capacità sono state strappate via ai loro sogni per diventare buone mogli, madri e serve. Quante potenziali pittrici, scrittrici, musiciste, imprenditrici, ricercatrici, politiche o governanti nei secoli non hanno avuto modo di dimostrare le loro qualità, con anche la possibilità di modificare il corso della storia e condurre ad un mondo meno violento, meno maschilista, meno misogino. Quanto talento è andato sprecato a causa di stereotipi di genere e costrizioni sociali. Sottolineando la differenza tra la generazione della madre e la sua, la scrittrice ha spiegato che “le donne della sua (ndr) generazione sono potute uscire da casa, molte sono andate all’università, anche se io non l’ho fatto; hanno semplicemente cercato un lavoro, si sono guadagnate da vivere. Però in una certa classe sociale. Le più umili e laboriose hanno sempre lavorato per sostenere la famiglia, io parlo della classe che educava le ragazze a diventare spose e madri”.
Se il grido di dolore e di riscatto delle donne che si sono succedute nel tempo fosse stato ascoltato, oggi vivremmo in una società completamente diversa, e chi lo sa, forse anche migliore.
Allende stessa conferma quanti passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni, grazie soprattutto ai movimenti femministi e a figure coraggiose che hanno sfidato il patriarcato.
Le donne si sono guadagnate più possibilità scolastiche, maggiore libertà creativa, più posti di lavoro e l’indipendenza economica. Sono conquiste enormi, che sono arrivate con sforzi e fatiche, perché tutto è creato dagli uomini e a misura di uomo: dalla morale, alle leggi, ai costumi sociali ecc.
Le sue parole sono uno specchio della realtà, perché le discriminazioni non sono ancora esaurite. Mentre all’uomo per farsi sentire basta bisbigliare, la donna è costretta a urlare. In ogni ambito della vita, dal lavoro alla famiglia, dalla scuola alla vita privata, la parità di genere è ancora lontana. Però la rivoluzione femminista, che ha segnato la vita di Allende e di tante donne in ogni luogo del mondo, sta risvegliando le coscienze, cercando di muoversi controcorrente in un fiume in piena come la società patriarcale che scorre prepotente, e in cui siamo tutti, tutte e tuttu sommersi.

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La stessa scrittrice tratta principalmente nelle sue opere i temi del femminismo, della giustizia, della violenza e del coraggio. Che queste tematiche possano essere di ispirazione ad ognuno di noi per proteggere il futuro che spetterà ai giovani e alle giovani. Che possano spronarci a difendere i diritti delle minoranze o dei più deboli, e di coloro che vengono schiacciati perché non conformati alla mentalità crudele del patriarcato. Nelle nuove generazioni è riposta grande fiducia, e noi faremo di tutto perché spariscano le violenze, gli abusi e le differenze che ancora oggi feriscono il genere femminile. La guerra contro le donne si trasformerà in un’alleanza con le stesse.
Nell’intervista rilasciata a La Repubblica, oltre al femminismo, Isabelle ha portato l’attenzione sul particolare momento sociopolitico che sta attraversando il Cile da tre anni a questa parte, iniziato con le proteste nazionali del 2019 e culminato con la storica elezione di Gabriel Boric. “Ha vinto un giovane, Gabriel Boric… E chi l’ha votato? Il 63% delle donne e tre giovani su quattro. Io percepisco quell’energia, per questo sono molto ottimista per il futuro. (I giovani) Non se ne staranno con le mani in mano in balia di questi parrucconi che governano il mondo. Da queste elezioni, è riemerso ciò che ribolliva già da molti anni.
Le diseguaglianze, il malcontento, la corruzione e l’impunità hanno prodotto la crisi sociale del 2019. I manifestanti non avevano ben chiaro quello che volevano ma il problema non era il prezzo della metropolitana, quello è servito come pretesto: il problema erano le privatizzazioni, lo stato dell’educazione, le pensioni scandalosamente basse, la totale corruzione del sistema. Reclamavano una nuova costituzione. Democratica, non imposta dall’alto come è sempre stato, fin dal principio, e men che meno quella emanata da una dittatura. Poi la pandemia ha chiuso tutti in casa ed è sembrato che la questione fosse archiviata ma al momento delle elezioni è riemerso tutto, perché non era certo stato dimenticato. Stanno succedendo delle cose». Il popolo cileno, come quello Latinoamericano, non ha mai dimenticato gli orrori e gli abusi subiti nel corso di tutte le epoche storiche. Il ricordo dell’uccisione di Salvador Allende, e del successivo colpo di Stato avvenuto in Cile l’11 settembre 1973, è ancora vivido nella memoria della popolazione, che “Nunca Mas” permetterà il ripetersi della storia. Sul neopresidente Boric, è stato messo un enorme carico di responsabilità, infatti, dopo il disastroso mandato di Sebastian Piñera (durante il quale più e più volte è sembrato riesumarsi il fantasma della dittatura) ora, sta all’ex leader della protesta studentesca del 2010/11 l’arduo compito di cambiare una volta per tutte il volto politico del Cile. 

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