Di Carlotta Mortarino

Stacey Macken aveva richiesto più volte al suo capo un aumento di stipendio, perché molto più basso rispetto a quello dei colleghi maschi con i suoi stessi compiti e responsabilità. La donna, non avendo mai ricevuto risposta alle sue innumerevoli richieste di ricevere una busta paga adeguata, ha deciso di rivolgersi al tribunale di Londra, dove il gruppo bancario francese Bnp Paribas si è visto costretto a versare 2.081.449 sterline (circa 2,5 milioni di euro), per disuguaglianza salariale e discriminazione sessuale. Il giudice Emma Burns nella sentenza ha appurato che il comportamento della banca era stato «perfido e vendicativo».
Mai una corte aveva accusato una banca d’investimento per il suo sistema retributivo scorretto e discriminatorio. L’avvocato di Macken, Sheila Aly, ha sostenuto che per la prima volta c’è stato un caso di disparità salariale dovuto al genere che potrebbe portare all’attenzione delle industrie quanto questi tipi di discriminazioni siano inaccettabili e penalizzanti, sia che si parli di stipendi, di bonus o di altri tipi di compensi.
La banca francese ha ammesso di aver avuto negli anni un comportamento indegno e umilmente ha confessato che cercherà di far si che in quell’ambiente di lavoro tutti e tutte vengano trattati con equità. «A Bnp Paribas capiamo che siamo venuti meno al nostro dovere nei confronti della signora Macken» hanno affermato. «Stiamo considerando attivamente la sentenza del tribunale per vedere cosa possiamo imparare. Il nostro obiettivo è quello di garantire che tutte le nostre persone siano trattate con il rispetto che meritano in ogni momento».

bnp paribas


Stacey Macken, dopo aver lavorato alla Deutsche Bank, era stata assunta nel 2013 in un ufficio di Londra della Bnp Paribas, per occuparsi di hedge fund. Alla donna spettava un salario di circa 125 mila sterline all’anno (circa 150 mila euro). Solo dopo è venuta a sapere che un suo collega maschio prendeva il 25% in più rispetto a lei, pur avendo la stessa mansione. La broker ha affermato che negli anni il gender pay gap, ossia il divario retributivo tra donne e uomini che svolgono un ruolo professionale simile, era arrivato fino all’85%. Oltre alla frustrazione di essere sottopagata, in ufficio la donna veniva derisa, non solo per l’atteggiamento diffamante del capo nei suoi confronti, ma anche perché le donne broker sono ancora molto rare. 
Per poter ricoprire un ruolo di prestigio nel suo ambiente di lavoro, Macken ha confessato di aver scelto per 22 anni di dare priorità alla carriera, rimanendo single, senza figli e senza alcun hobby o interesse oltre al suo mestiere. Nonostante tutti i sacrifici e la sua abilità nel mondo della finanza, secondo il capo non si è meritata un salario adeguato, perché donna.
È inammissibile che per il genere femminile anche il mondo del lavoro sia un luogo di profonde disuguaglianze. Ci sono molti stereotipi lavorativi, per cui i sogni professionali vengono spesso infranti perché i pregiudizi definiscono in cosa le donne sono ‘più adatte’ rispetto ad un uomo, impedendo così una scelta libera sul proprio mestiere. Inoltre in molti settori lavorativi in cui c’è un ampio gender pay gap, le donne non solo vengono pagate meno, ma viene loro impedito di fare avanzamenti di carriera e di ricoprire ruoli di spicco nelle organizzazioni. A causa della mentalità maschilista che pervade la nostra società, per il genere femminile raggiungere posizioni di leadership è complesso e ricco di ostacoli. Un altro fattore di discriminazione è il rapporto maternità-lavoro, perché spesso le donne si vedono costrette a scegliere di rinunciare all’avere figli per lavoro, o diversamente lasciare il lavoro per costruire una famiglia. Si deve scendere a compromessi, rinunciare ai propri desideri, chinare la testa di fronte a molestie o calunnie.

È ora di porre fine alle differenze tra i sessi in ambito lavorativo, lottando per la parità di genere come ha fatto Stacey Macken.

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Stacey Macken aveva richiesto più volte al suo capo un aumento di stipendio, perché molto più basso rispetto a quello dei colleghi maschi con i suoi stessi compiti e responsabilità. La donna, non avendo mai ricevuto risposta alle sue innumerevoli richieste di ricevere una busta paga adeguata, ha deciso di rivolgersi al tribunale di Londra, dove il gruppo bancario francese Bnp Paribas si è visto costretto a versare 2.081.449 sterline (circa 2,5 milioni di euro), per disuguaglianza salariale e discriminazione sessuale. Il giudice Emma Burns nella sentenza ha appurato che il comportamento della banca era stato «perfido e vendicativo».
Mai una corte aveva accusato una banca d’investimento per il suo sistema retributivo scorretto e discriminatorio. L’avvocato di Macken, Sheila Aly, ha sostenuto che per la prima volta c’è stato un caso di disparità salariale dovuto al genere che potrebbe portare all’attenzione delle industrie quanto questi tipi di discriminazioni siano inaccettabili e penalizzanti, sia che si parli di stipendi, di bonus o di altri tipi di compensi.
La banca francese ha ammesso di aver avuto negli anni un comportamento indegno e umilmente ha confessato che cercherà di far si che in quell’ambiente di lavoro tutti e tutte vengano trattati con equità. «A Bnp Paribas capiamo che siamo venuti meno al nostro dovere nei confronti della signora Macken» hanno affermato. «Stiamo considerando attivamente la sentenza del tribunale per vedere cosa possiamo imparare. Il nostro obiettivo è quello di garantire che tutte le nostre persone siano trattate con il rispetto che meritano in ogni momento».

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Stacey Macken, dopo aver lavorato alla Deutsche Bank, era stata assunta nel 2013 in un ufficio di Londra della Bnp Paribas, per occuparsi di hedge fund. Alla donna spettava un salario di circa 125 mila sterline all’anno (circa 150 mila euro). Solo dopo è venuta a sapere che un suo collega maschio prendeva il 25% in più rispetto a lei, pur avendo la stessa mansione. La broker ha affermato che negli anni il gender pay gap, ossia il divario retributivo tra donne e uomini che svolgono un ruolo professionale simile, era arrivato fino all’85%. Oltre alla frustrazione di essere sottopagata, in ufficio la donna veniva derisa, non solo per l’atteggiamento diffamante del capo nei suoi confronti, ma anche perché le donne broker sono ancora molto rare. 
Per poter ricoprire un ruolo di prestigio nel suo ambiente di lavoro, Macken ha confessato di aver scelto per 22 anni di dare priorità alla carriera, rimanendo single, senza figli e senza alcun hobby o interesse oltre al suo mestiere. Nonostante tutti i sacrifici e la sua abilità nel mondo della finanza, secondo il capo non si è meritata un salario adeguato, perché donna.
È inammissibile che per il genere femminile anche il mondo del lavoro sia un luogo di profonde disuguaglianze. Ci sono molti stereotipi lavorativi, per cui i sogni professionali vengono spesso infranti perché i pregiudizi definiscono in cosa le donne sono ‘più adatte’ rispetto ad un uomo, impedendo così una scelta libera sul proprio mestiere. Inoltre in molti settori lavorativi in cui c’è un ampio gender pay gap, le donne non solo vengono pagate meno, ma viene loro impedito di fare avanzamenti di carriera e di ricoprire ruoli di spicco nelle organizzazioni. A causa della mentalità maschilista che pervade la nostra società, per il genere femminile raggiungere posizioni di leadership è complesso e ricco di ostacoli. Un altro fattore di discriminazione è il rapporto maternità-lavoro, perché spesso le donne si vedono costrette a scegliere di rinunciare all’avere figli per lavoro, o diversamente lasciare il lavoro per costruire una famiglia. Si deve scendere a compromessi, rinunciare ai propri desideri, chinare la testa di fronte a molestie o calunnie.

È ora di porre fine alle differenze tra i sessi in ambito lavorativo, lottando per la parità di genere come ha fatto Stacey Macken.

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