Di Alessia Cavallotto

In seguito allo svolgimento dei cortei che hanno caratterizzato l’ultima settimana di gennaio, nuove manifestazioni hanno avuto luogo in tutta Italia al fine di celebrare il diciottenne Lorenzo Parelli, che ha perso la vita durante l’ultimo giorno di stage. Lo studente di Udine, venerdì 21 gennaio stava ultimando il proprio tirocinio nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro, dentro un’azienda di carpenteria metallica, quando è stato improvvisamente schiacciato da un pesante tubo, che ha provocato il suo decesso, malgrado il pronto intervento dell’ambulanza.
I cortei organizzati sono stati segnati da forti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, munite di manganelli.
Nonostante i feriti, nelle piazze di moltissime città italiane, giovani studenti e studentesse si sono riuniti nuovamente nella data del 4 febbraio con lo scopo di denunciare diverse problematiche: prima fra tutte lo sfruttamento caratteristico dell’alternanza scuola-lavoro. La protesta collettiva, dunque, si è articolata intorno alla carente considerazione di istituti e rappresentanti politici nei confronti dei giovani e in particolare degli studenti.
Nella città di Torino ragazzi e ragazze si sono ritrovati in piazza XVIII Dicembre, poi si sono spostati imboccando corso Bolzano e sono arrivati alla sede di Confindustria, ove alcuni tra i partecipanti hanno imbrattato il simbolo dell’organizzazione stessa con della vernice rossa, richiamando il colore del sangue. Il gruppo si è mosso passando davanti all’Ufficio scolastico regionale, al Campus Einaudi e, infine, al liceo Gioberti, che sulla scia delle proteste è stato recentemente occupato.
Tale manifestazione è stata contraddistinta dai molteplici slogan pronunciati a gran voce dagli studenti: “Di scuola e di lavoro non si può morire”, “Gli studenti oggi sono in lutto, pagherete caro, pagherete tutto”, o ancora “Chiediamo sicurezza, ci date repressione, governo Draghi servo del padrone”.
A Roma, invece, il corteo studentesco si è imbattuto nelle forze di polizia, con cui però non ha avuto scontri diretti; successivamente ha raggiunto il Ministero dell’istruzione, luogo davanti al quale è stato effettuato un minuto di silenzio in memoria del giovane Lorenzo.
Anche a Palermo la denuncia ha attecchito particolarmente: è stato realizzato un Sit-in nell’area antistante la sede di via XX Settembre di Sicindustria, rappresentante di Confindustria.
Qui, i ragazzi hanno posizionato uno striscione che recitava tali parole: “Sangue del nostro sangue! Lorenzo Parelli, immolato dallo Stato italiano sull’altare del capitale”. Sul marciapiede adiacente alla struttura, inoltre, è apparsa una sagoma bianca, macchiata di vernice rossa, un forte richiamo alla morte del diciottenne di Udine.
A differenza delle istituzioni che hanno taciuto dinnanzi a questi fatti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso di fronte al Parlamento: “Un dovere ascoltare la voce degli studenti preoccupati per il loro domani”.
Davanti ad un evidente malcontento e alle esigenze sociali dei giovani, i rappresentanti del governo italiano non hanno ancora fornito alcuna risposta.
Il nostro Paese è chiamato a rispondere con misure efficaci alle richieste degli studenti che lottano per l’abolizione dell’alternanza, che senza progettualità diventa mero sfruttamento, per la tutela della propria salute fisica e mentale, per la propria sicurezza e per far si che la morte di Lorenzo Parelli non sia stata vana. Questo drammatico evento è il segno del declino del nostro Paese, che continua ogni anno a fare tagli alla spesa pubblica, a non investire negli spazi, nelle aule, nella sicurezza dei luoghi di studio e di lavoro e a non offrire alternative ai giovani, nella cultura, nell’arte, nello sport.
L’Italia ha bisogno di un radicale cambiamento e gli studenti italiani con i loro cortei stanno attualmente rappresentando con tutte le loro forze questa urgente necessità.

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I cortei organizzati sono stati segnati da forti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, munite di manganelli.
Nonostante i feriti, nelle piazze di moltissime città italiane, giovani studenti e studentesse si sono riuniti nuovamente nella data del 4 febbraio con lo scopo di denunciare diverse problematiche: prima fra tutte lo sfruttamento caratteristico dell’alternanza scuola-lavoro. La protesta collettiva, dunque, si è articolata intorno alla carente considerazione di istituti e rappresentanti politici nei confronti dei giovani e in particolare degli studenti.
Nella città di Torino ragazzi e ragazze si sono ritrovati in piazza XVIII Dicembre, poi si sono spostati imboccando corso Bolzano e sono arrivati alla sede di Confindustria, ove alcuni tra i partecipanti hanno imbrattato il simbolo dell’organizzazione stessa con della vernice rossa, richiamando il colore del sangue. Il gruppo si è mosso passando davanti all’Ufficio scolastico regionale, al Campus Einaudi e, infine, al liceo Gioberti, che sulla scia delle proteste è stato recentemente occupato.
Tale manifestazione è stata contraddistinta dai molteplici slogan pronunciati a gran voce dagli studenti: “Di scuola e di lavoro non si può morire”, “Gli studenti oggi sono in lutto, pagherete caro, pagherete tutto”, o ancora “Chiediamo sicurezza, ci date repressione, governo Draghi servo del padrone”.
A Roma, invece, il corteo studentesco si è imbattuto nelle forze di polizia, con cui però non ha avuto scontri diretti; successivamente ha raggiunto il Ministero dell’istruzione, luogo davanti al quale è stato effettuato un minuto di silenzio in memoria del giovane Lorenzo.
Anche a Palermo la denuncia ha attecchito particolarmente: è stato realizzato un Sit-in nell’area antistante la sede di via XX Settembre di Sicindustria, rappresentante di Confindustria.
Qui, i ragazzi hanno posizionato uno striscione che recitava tali parole: “Sangue del nostro sangue! Lorenzo Parelli, immolato dallo Stato italiano sull’altare del capitale”. Sul marciapiede adiacente alla struttura, inoltre, è apparsa una sagoma bianca, macchiata di vernice rossa, un forte richiamo alla morte del diciottenne di Udine.
A differenza delle istituzioni che hanno taciuto dinnanzi a questi fatti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso di fronte al Parlamento: “Un dovere ascoltare la voce degli studenti preoccupati per il loro domani”.
Davanti ad un evidente malcontento e alle esigenze sociali dei giovani, i rappresentanti del governo italiano non hanno ancora fornito alcuna risposta.
Il nostro Paese è chiamato a rispondere con misure efficaci alle richieste degli studenti che lottano per l’abolizione dell’alternanza, che senza progettualità diventa mero sfruttamento, per la tutela della propria salute fisica e mentale, per la propria sicurezza e per far si che la morte di Lorenzo Parelli non sia stata vana. Questo drammatico evento è il segno del declino del nostro Paese, che continua ogni anno a fare tagli alla spesa pubblica, a non investire negli spazi, nelle aule, nella sicurezza dei luoghi di studio e di lavoro e a non offrire alternative ai giovani, nella cultura, nell’arte, nello sport.
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