Di Francesco Piras

 

 

La guerra è sempre più vicina. Putin ha da pochissimo riconosciuto l’indipendenza del Donbass, ed è atteso un suo messaggio alla TV della nazione. Il conflitto tra Russia e Ucraina metterebbe in serio pericolo il nostro Paese, sotto vari aspetti, in un momento in cui luce e gas sono arrivate a un +55% e un +41,8% nel primo trimestre 2022. Solo nel 2020 nel nostro Paese, ricordiamolo, sono fallite quasi 400mila imprese, e il caro bollette sta mettendo in ginocchio interi comparti industriali. Si teme il peggio. Ma, nonostante questo, l’Italia sta continuando a dare man forte ad una Alleanza, la NATO, che tutto ha a cuore, meno che la “democrazia” o il benessere comune.

In tutto questo, infatti, c’è anche da dire che siamo bravissimi a “tirarci la mazza sui piedi”. Il contributo che l’Italia sta dando al conflitto dell’Ucraina con la Russia è grande, è ipocrita, ed è soprattutto da incoscienti. La propaganda mediatica, di cui continuiamo ad essere spettatori, dei principali rotocalchi liberisti, sta confondendo le idee a molta gente. Le conseguenze per il Bel Paese, in caso di conflitto, sarebbero devastanti. L’approvvigionamento di gas, petrolio, e delle principali materie prime, almeno nel breve periodo, verrebbe messo in discussione, ed un’eventuale chiusura dei rifornimenti dall’Est potrebbe far ulteriormente salire vertiginosamente il prezzo delle principali “commodities”. Ricordiamo, infatti, che la Russia è l’origine del 26% delle importazioni europee di petrolio, e del 40% delle importazioni europee di gas. Il commercio totale in beni tra l’UE e la Russia nel 2020 ammontava a 174.3 miliardi di euro. Le importazioni UE ammontavano a 95.3 miliardi di euro, di cui la maggior parte erano costituite da carburante e prodotti minerari – specialmente petrolio (67.3 miliardi di euro, ovvero il 70,6%), materie prime e agroalimentari (4.3 miliardi di euro, il 4,5%), prodotti chimici (4.1 miliardi di euro, il 4,3%), ferro e acciaio (4 miliardi di euro, il 4,1%). Le esportazioni UE avevano totalizzato 79 miliardi di euro. L’UE è anche il maggior investitore in Russia. Nel 2019, gli investimenti stock europei diretti in Russia ammontavano a 311.4 miliardi di euro. Gli investimenti russi in UE venivano stimati a 136 miliardi di euro.

Ma, nonostante, questo, ricordiamo che quest’anno l’Italia ha aumentato le spese militari in chiave NATO, portandole a circa 26 miliardi di euro per il 2022. Negli ultimi tre anni, è stato registrato un aumento delle spese militari del 20%. L’obiettivo, ricordiamolo, rimane quello di alzare il livello fino ad arrivare al 2% del PIL. Tale cifra corrisponderebbe a circa 40miliardi di euro all’anno, circa 100milioni di euro ogni giorno.

aumento spese militari

Ecco chi ci guadagna

Senza contare che tutto questo, come ricordato da ANTIMAFIADuemila, contribuisce solo a rafforzare il prestigio e la potenza dell’industria bellica (link: https://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/88103-crisi-ucraina-con-le-armi-vincono-solo-i-mercanti-della-morte.html). Le azioni delle principali aziende produttrici di armi sono salite vertiginosamente nelle ultime settimane, mentre l’S&P500, il principale indice borsistico statunitense, dall’inizio dell’anno ha perso quasi l’8%.

Ma non è finita. Infatti, potenziali vincitori del conflitto in corso sono anche i giganti dell’industria energetica statunitense. Infatti, secondo il NewRepublic, il conflitto potrebbe portare ad una crescita degli affari tra le corporations statunitensi e i Paesi europei e del Baltico (link: https://newrepublic.com/article/165223/ukraine-gas-companies-war). Le cosidette “bills” emanate dal Congresso incoraggerebbero investimenti diretti nella regione baltica, in modo da migliorare “la crescita economica, la sicurezza ed una Europa più forte e coesa”. Per quanto concerne l’Europa, infatti, ricordiamo che, come annunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’UE erogherà aiuti per 1,2 miliardi all’Ucraina. La stessa Ucraina che in questi giorni si è resa protagonista di ripetuti attacchi ingiustificati e provocatori contro le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk.

Quindi, i popoli del mondo muoiono, andando incontro verso una inesorabile distruzione, mentre l’industria bellica e dell’energia festeggiano, in un periodo in cui i costi dell’energia, appunto, hanno raggiunto i prezzi più alti degli ultimi 10 anni. Il tutto sotto la stretta supervisione delle principali lobbies liberali, come l’Atlantic Council, un think-tank che ha tra i suoi principali donatori Chevron, la Abu Dhabi National Oil Company, Crescent Petroleum, che ha incoraggiato fortemente la partecipazione degli Stati Uniti all’iniziativa “Three Seas Initiative and Business Forum”, che vede tra i suoi partecipanti gli Stati Uniti e 12 governi baltici e dell’est Europa.

Mosca strizza l’occhio a Pechino

Come già accennato nei giorni scorsi, gli USA hanno intenzione di proseguire con le sanzioni nei confronti della Russia. E’ già stata paventata anche l’idea di una possibile esclusione della Russia dal sistema di pagamento SWIFT, la “piattaforma” sulla quale avvengono la maggior parte delle transazioni monetarie a livello mondiale.

E’ sicuro che una chiusura da parte dell’Occidente nei confronti della Russia porterebbe ad un ulteriore rafforzamento dell’asse Mosca-Pechino. Ricordiamo, infatti, che il crescente isolamento di Mosca a livello internazionale, a seguito del Colpo di Stato occidentale del 2014, è indubbiamente uno dei fattori principali che hanno spinto il Cremlino ad avvicinarsi sempre di più alla Cina. Le sanzioni economiche occidentali hanno di fatto provocato l’aumento sensibile dei rapporti commerciali tra i due paesi, al punto che gli scambi commerciali sono quasi raddoppiati, passando da 58 miliardi di dollari nel 2010 a 107 miliardi nel 2020. La Russia è diventata il secondo paese esportatore di petrolio verso la Cina (dopo l’Arabia Saudita). Negli ultimi anni, i rapporti commerciali ed economici tra Cina e Russia sono andati via via migliorando e rafforzandosi. Solo tre anni fa, Putin aveva ribadito l’intenzione condivisa delle due superpotenze di utilizzare sempre meno dollari nei reciproci scambi commerciali. Oggi, gli scambi commerciali tra i due Paesi sono a livelli record: gli scambi commerciali tra Cina e Russia hanno raggiunto la cifra record di 146,88 miliardi di dollari nel 2021. L’obiettivo per il 2024 è quello di arrivare a 200 miliardi di dollari. Intanto, un nuovo gasdotto, che è stato presentato alle Olimpiadi, raddoppierà le forniture di gas dalla Siberia alla Cina.

Dunque, la situazione attuale è chiara nella sua semplicità. Nello stesso momento in cui l’Occidente decade, Mosca strizza l’occhio a Pechino. Il problema, però, è che l’”Impero” difficilmente vorrà mollare l’osso. E lo sappiamo, perché lo hanno già scritto in tanti, troppi documenti. E l’Italia, in tutto questo, ha le sue responsabilità. L’accondiscendenza della nostra classe dirigente alla sudditanza dell’Unione Europea nei confronti degli Stati Uniti lascia a bocca aperta. Non si prospetta nulla di buono, ed è probabile che non finirà bene.

Blog new

  • Tutti
  • Ambiente
  • Antifascismo
  • Antimafia
  • Antirazzismo
  • Diritti Dellə Bambinə
  • Femminismo
  • Geopolitica
  • Palestina
  • Default
  • Title
  • Date
  • Random
Altri Clicca il tasto MAIUSC per caricare tutto Carica tutti

Di Francesco Piras

 

 

La guerra è sempre più vicina. Putin ha da pochissimo riconosciuto l’indipendenza del Donbass, ed è atteso un suo messaggio alla TV della nazione. Il conflitto tra Russia e Ucraina metterebbe in serio pericolo il nostro Paese, sotto vari aspetti, in un momento in cui luce e gas sono arrivate a un +55% e un +41,8% nel primo trimestre 2022. Solo nel 2020 nel nostro Paese, ricordiamolo, sono fallite quasi 400mila imprese, e il caro bollette sta mettendo in ginocchio interi comparti industriali. Si teme il peggio. Ma, nonostante questo, l’Italia sta continuando a dare man forte ad una Alleanza, la NATO, che tutto ha a cuore, meno che la “democrazia” o il benessere comune.

In tutto questo, infatti, c’è anche da dire che siamo bravissimi a “tirarci la mazza sui piedi”. Il contributo che l’Italia sta dando al conflitto dell’Ucraina con la Russia è grande, è ipocrita, ed è soprattutto da incoscienti. La propaganda mediatica, di cui continuiamo ad essere spettatori, dei principali rotocalchi liberisti, sta confondendo le idee a molta gente. Le conseguenze per il Bel Paese, in caso di conflitto, sarebbero devastanti. L’approvvigionamento di gas, petrolio, e delle principali materie prime, almeno nel breve periodo, verrebbe messo in discussione, ed un’eventuale chiusura dei rifornimenti dall’Est potrebbe far ulteriormente salire vertiginosamente il prezzo delle principali “commodities”. Ricordiamo, infatti, che la Russia è l’origine del 26% delle importazioni europee di petrolio, e del 40% delle importazioni europee di gas. Il commercio totale in beni tra l’UE e la Russia nel 2020 ammontava a 174.3 miliardi di euro. Le importazioni UE ammontavano a 95.3 miliardi di euro, di cui la maggior parte erano costituite da carburante e prodotti minerari – specialmente petrolio (67.3 miliardi di euro, ovvero il 70,6%), materie prime e agroalimentari (4.3 miliardi di euro, il 4,5%), prodotti chimici (4.1 miliardi di euro, il 4,3%), ferro e acciaio (4 miliardi di euro, il 4,1%). Le esportazioni UE avevano totalizzato 79 miliardi di euro. L’UE è anche il maggior investitore in Russia. Nel 2019, gli investimenti stock europei diretti in Russia ammontavano a 311.4 miliardi di euro. Gli investimenti russi in UE venivano stimati a 136 miliardi di euro.

Ma, nonostante, questo, ricordiamo che quest’anno l’Italia ha aumentato le spese militari in chiave NATO, portandole a circa 26 miliardi di euro per il 2022. Negli ultimi tre anni, è stato registrato un aumento delle spese militari del 20%. L’obiettivo, ricordiamolo, rimane quello di alzare il livello fino ad arrivare al 2% del PIL. Tale cifra corrisponderebbe a circa 40miliardi di euro all’anno, circa 100milioni di euro ogni giorno.

aumento spese militari

Ecco chi ci guadagna

Senza contare che tutto questo, come ricordato da ANTIMAFIADuemila, contribuisce solo a rafforzare il prestigio e la potenza dell’industria bellica (link: https://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/88103-crisi-ucraina-con-le-armi-vincono-solo-i-mercanti-della-morte.html). Le azioni delle principali aziende produttrici di armi sono salite vertiginosamente nelle ultime settimane, mentre l’S&P500, il principale indice borsistico statunitense, dall’inizio dell’anno ha perso quasi l’8%.

Ma non è finita. Infatti, potenziali vincitori del conflitto in corso sono anche i giganti dell’industria energetica statunitense. Infatti, secondo il NewRepublic, il conflitto potrebbe portare ad una crescita degli affari tra le corporations statunitensi e i Paesi europei e del Baltico (link: https://newrepublic.com/article/165223/ukraine-gas-companies-war). Le cosidette “bills” emanate dal Congresso incoraggerebbero investimenti diretti nella regione baltica, in modo da migliorare “la crescita economica, la sicurezza ed una Europa più forte e coesa”. Per quanto concerne l’Europa, infatti, ricordiamo che, come annunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’UE erogherà aiuti per 1,2 miliardi all’Ucraina. La stessa Ucraina che in questi giorni si è resa protagonista di ripetuti attacchi ingiustificati e provocatori contro le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk.

Quindi, i popoli del mondo muoiono, andando incontro verso una inesorabile distruzione, mentre l’industria bellica e dell’energia festeggiano, in un periodo in cui i costi dell’energia, appunto, hanno raggiunto i prezzi più alti degli ultimi 10 anni. Il tutto sotto la stretta supervisione delle principali lobbies liberali, come l’Atlantic Council, un think-tank che ha tra i suoi principali donatori Chevron, la Abu Dhabi National Oil Company, Crescent Petroleum, che ha incoraggiato fortemente la partecipazione degli Stati Uniti all’iniziativa “Three Seas Initiative and Business Forum”, che vede tra i suoi partecipanti gli Stati Uniti e 12 governi baltici e dell’est Europa.

Mosca strizza l’occhio a Pechino

Come già accennato nei giorni scorsi, gli USA hanno intenzione di proseguire con le sanzioni nei confronti della Russia. E’ già stata paventata anche l’idea di una possibile esclusione della Russia dal sistema di pagamento SWIFT, la “piattaforma” sulla quale avvengono la maggior parte delle transazioni monetarie a livello mondiale.

E’ sicuro che una chiusura da parte dell’Occidente nei confronti della Russia porterebbe ad un ulteriore rafforzamento dell’asse Mosca-Pechino. Ricordiamo, infatti, che il crescente isolamento di Mosca a livello internazionale, a seguito del Colpo di Stato occidentale del 2014, è indubbiamente uno dei fattori principali che hanno spinto il Cremlino ad avvicinarsi sempre di più alla Cina. Le sanzioni economiche occidentali hanno di fatto provocato l’aumento sensibile dei rapporti commerciali tra i due paesi, al punto che gli scambi commerciali sono quasi raddoppiati, passando da 58 miliardi di dollari nel 2010 a 107 miliardi nel 2020. La Russia è diventata il secondo paese esportatore di petrolio verso la Cina (dopo l’Arabia Saudita). Negli ultimi anni, i rapporti commerciali ed economici tra Cina e Russia sono andati via via migliorando e rafforzandosi. Solo tre anni fa, Putin aveva ribadito l’intenzione condivisa delle due superpotenze di utilizzare sempre meno dollari nei reciproci scambi commerciali. Oggi, gli scambi commerciali tra i due Paesi sono a livelli record: gli scambi commerciali tra Cina e Russia hanno raggiunto la cifra record di 146,88 miliardi di dollari nel 2021. L’obiettivo per il 2024 è quello di arrivare a 200 miliardi di dollari. Intanto, un nuovo gasdotto, che è stato presentato alle Olimpiadi, raddoppierà le forniture di gas dalla Siberia alla Cina.

Dunque, la situazione attuale è chiara nella sua semplicità. Nello stesso momento in cui l’Occidente decade, Mosca strizza l’occhio a Pechino. Il problema, però, è che l’”Impero” difficilmente vorrà mollare l’osso. E lo sappiamo, perché lo hanno già scritto in tanti, troppi documenti. E l’Italia, in tutto questo, ha le sue responsabilità. L’accondiscendenza della nostra classe dirigente alla sudditanza dell’Unione Europea nei confronti degli Stati Uniti lascia a bocca aperta. Non si prospetta nulla di buono, ed è probabile che non finirà bene.

  • Tutti
  • Ambiente
  • Antifascismo
  • Antimafia
  • Antirazzismo
  • Diritti Dellə Bambinə
  • Femminismo
  • Geopolitica
  • Palestina
  • Default
  • Title
  • Date
  • Random
Altri Clicca il tasto MAIUSC per caricare tutto Carica tutti