Di Elena Borsellino

Dopo più di tre anni dal primo sciopero globale per il clima, Fridays For Future è tornato in piazza. In tutto il mondo, dopo la chiamata della leader del movimento Greta Thunberg, i giovani si sono ripresi i propri spazi, invadendo le strade delle città nazionali e mondiali.
Lo scorso 25 marzo, anche in Italia, il movimento verde ha smosso la cittadinanza con manifestazioni in tutto il Paese. Anche noi ci siamo uniti al grido di Fridays For Future e siamo scesi nelle piazze di Milano, Palermo, Gorizia e Torino.
A guidare le proteste è stato l’hashtag #PeopleNotProfit, lanciato da Greta stessa attraverso il suo profilo Instagram. Le grida dei giovani che hanno inondato decine di città italiane hanno denunciato la grave crisi ecologica in cui siamo finiti a causa di un sistema economico e produttivo il cui unico obiettivo è il guadagno: “un sistema in cui le nazioni ricche sono responsabili del 92% delle emissioni globali, e l’1% più ricco della popolazione mondiale è responsabile del doppio dell’inquinamento prodotto dal 50% più povero”, come recitava il manifesto dello sciopero sul sito di Fridays For Future.
A Milano, partendo da Largo Cairoli, passando per il Duomo e arrivando a Porta Venezia, quasi cinquemila attivisti hanno denunciato le politiche del governo italiano, dalla proposta di riaprire le centrali a carbone del premier Mario Draghi alla grande apertura verso le trivelle del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, e la guerra in Ucraina.
Alla fine del corteo, l’intervento della leader ambientalista italiana Martina Comparelli ha messo in chiaro le priorità della lotta dell’associazione: contro la crisi climatica e contro la guerra, come due facce della stessa medaglia.
A seguire, la performance artistica del Movimento Our Voice, intitolata “Yayu Sufsi”, ossia “Madre della Natura” nella lingua senegalese Wolof. Un’esibizione composta da musica originale e performance, per raccontare la distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo e l’inevitabile rinascita della Terra. Un forte promemoria di come l’uomo non può vivere senza la Terra, mentre il pianeta non solo sopravviverà senza di noi, ma rinascerà ancora più rigogliosamente.
La performance, accompagnata da due tamburi ed un violino, si è conclusa con l’intervento di Elena Borsellino, membro del Movimento, che ha ripercorso le descritto le odierne minacce all’ambiente e all’umanità più preoccupanti. In primis la guerra, che provoca enormi danni. Soprattutto se, come in questo caso, rischia di trasformarsi in una guerra nucleare. “La minaccia dell'uso di una bomba atomica aleggia nell'aria ormai da tempo ed è frutto di anni e anni di apertura al nucleare come fonte di energia pulita: il nucleare civile non può essere separato dal nucleare bellico”, ha spiegato l’attivista. E ancora: “E’ quindi inaccettabile che nonostante questo gravissimo clima di guerra, la commissione europea insista nel voler classificare il nucleare come attività ecosostenibile”. L’attivista è passata, poi, al tema del gas fossile, anch’esso inserito nella Tassonomia verde come fonte di energia pulita. Infine, è stato denunciato il tentativo dell’azienda bellica italiana Leonardo di inserire tra le attività sostenibili anche la produzione di armi, “che di sostenibile ha veramente ben poco, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale”.

 

milano fff 20220325 dettaglio


Ma la giornata non si è fermata qui, per il capoluogo lombardo. Gli attivisti di Fridays For Future, nel pomeriggio, si sono recati, infatti, davanti alla sede centrale dell’Eni di San Donato Milanese. Una vera e propria scena del crimine è stata ricreata davanti allo stabilimento, per ricordare al mondo e denunciare come l’azienda sia colpevole di crimini contro il pianeta e, quindi, contro l’umanità stessa. “Truffa aggravata, ecocidio, conflitto di interessi con presidenti guerrafondai e tangenti sono solo alcune delle malefatte della trentesima azienda più inquinante al mondo.
L'ente nazionale idrocarburi continuerà a fare greenwashing, ma le prove parlano chiaro: è colpevole su tutta la linea”. Queste sono state le parole che hanno accompagnato le foto pubblicate dall’account Instagram di Fridays For Future Milano.
Gorizia è stata, invece, la città del Friuli scelta per ospitare l’evento centrale della regione. A guidare il corteo, organizzato sempre dai ragazzi di Fridays For Future, uno striscione che recitava: “Effetto serra, effetto guerra”. Anche in questa città, il Movimento Our Voice ha portato una performance artistica incentrata sulla sconfitta dell’uomo di fronte alla rinascita di Madre Natura, accompagnata da un’esibizione musicale ad opera degli artisti del Movimento.
Al termine di essa, Francesco Ciotti, membro di Our Voice, ha riportato l’attenzione sulla denuncia specifica verso ciò che sta accadendo attualmente nel mondo, ricordandoci che “solo Stati Uniti e Russia possiedono 11737 testate nucleari, che potrebbero porre fine alla vita sulla Terra”. “I nostri governi stanno barattando la lotta contro il cambiamento climatico con la sfida geopolitica alla Russia” ha spiegato. D’altronde, ancora non sembra chiaro alla maggior parte dello scenario politico ed economico mondiale che “una crescita infinita in un sistema finito di risorse è impossibile”, come ricordava il compianto giornalista Giulietto Chiesa, citato dall’attivista di Our Voice.
A Palermo, le immagini sono state simili: centinaia di giovani si sono riversati per le strade del capoluogo siciliano dando un forte segnale alle istituzioni. Contro i combustibili fossili e la guerra ha catturato particolarmente l’attenzione la rappresentazione del Pianeta Terra, che è stata ricoperta da un liquido nero, a simboleggiare come le azioni dell’uomo stiano soffocando l’ambiente.
Tra gli interventi, si è distinto quello di Thierno Mbengue, membro del Movimento Our Voice, che ha ricordato come la lotta sia unica, “contro un intero sistema sull’orlo del collasso e una classe dirigente che continua a spingere verso l’estinzione”. E ancora: “Siamo consapevoli, più dei ministri che ci dirigono, come Cingolani, che l’unica soluzione e l’unica nostra speranza è una completa riconversione ecologica” ha spiegato l’attivista.
La crisi ecologica continua a crescere di gravità e tutte le azioni dell'uomo non fanno altro che peggiorare la situazione. Siamo già in ritardo rispetto a quando avremmo dovuto invertire il senso di marcia e ancora continuiamo imperterriti a dirigerci verso l'unica direzione che vediamo. Quella che ci porterà all’estinzione.
Non dobbiamo transitare verso un altro tipo di sistema, derivato da quello attuale, dobbiamo radere al suolo tutto ciò su cui la nostra società è basata e ricominciare da zero. D'altronde, se il sistema economico, sociale e produttivo che abbiamo costruito ci opprime, perché non dovremmo distruggerlo?

milano fff 20220325 rappresentazione

Foto © Our Voice

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Dopo più di tre anni dal primo sciopero globale per il clima, Fridays For Future è tornato in piazza. In tutto il mondo, dopo la chiamata della leader del movimento Greta Thunberg, i giovani si sono ripresi i propri spazi, invadendo le strade delle città nazionali e mondiali.
Lo scorso 25 marzo, anche in Italia, il movimento verde ha smosso la cittadinanza con manifestazioni in tutto il Paese. Anche noi ci siamo uniti al grido di Fridays For Future e siamo scesi nelle piazze di Milano, Palermo, Gorizia e Torino.
A guidare le proteste è stato l’hashtag #PeopleNotProfit, lanciato da Greta stessa attraverso il suo profilo Instagram. Le grida dei giovani che hanno inondato decine di città italiane hanno denunciato la grave crisi ecologica in cui siamo finiti a causa di un sistema economico e produttivo il cui unico obiettivo è il guadagno: “un sistema in cui le nazioni ricche sono responsabili del 92% delle emissioni globali, e l’1% più ricco della popolazione mondiale è responsabile del doppio dell’inquinamento prodotto dal 50% più povero”, come recitava il manifesto dello sciopero sul sito di Fridays For Future.
A Milano, partendo da Largo Cairoli, passando per il Duomo e arrivando a Porta Venezia, quasi cinquemila attivisti hanno denunciato le politiche del governo italiano, dalla proposta di riaprire le centrali a carbone del premier Mario Draghi alla grande apertura verso le trivelle del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, e la guerra in Ucraina.
Alla fine del corteo, l’intervento della leader ambientalista italiana Martina Comparelli ha messo in chiaro le priorità della lotta dell’associazione: contro la crisi climatica e contro la guerra, come due facce della stessa medaglia.
A seguire, la performance artistica del Movimento Our Voice, intitolata “Yayu Sufsi”, ossia “Madre della Natura” nella lingua senegalese Wolof. Un’esibizione composta da musica originale e performance, per raccontare la distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo e l’inevitabile rinascita della Terra. Un forte promemoria di come l’uomo non può vivere senza la Terra, mentre il pianeta non solo sopravviverà senza di noi, ma rinascerà ancora più rigogliosamente.
La performance, accompagnata da due tamburi ed un violino, si è conclusa con l’intervento di Elena Borsellino, membro del Movimento, che ha ripercorso le descritto le odierne minacce all’ambiente e all’umanità più preoccupanti. In primis la guerra, che provoca enormi danni. Soprattutto se, come in questo caso, rischia di trasformarsi in una guerra nucleare. “La minaccia dell'uso di una bomba atomica aleggia nell'aria ormai da tempo ed è frutto di anni e anni di apertura al nucleare come fonte di energia pulita: il nucleare civile non può essere separato dal nucleare bellico”, ha spiegato l’attivista. E ancora: “E’ quindi inaccettabile che nonostante questo gravissimo clima di guerra, la commissione europea insista nel voler classificare il nucleare come attività ecosostenibile”. L’attivista è passata, poi, al tema del gas fossile, anch’esso inserito nella Tassonomia verde come fonte di energia pulita. Infine, è stato denunciato il tentativo dell’azienda bellica italiana Leonardo di inserire tra le attività sostenibili anche la produzione di armi, “che di sostenibile ha veramente ben poco, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale”.

 

milano fff 20220325 dettaglio


Ma la giornata non si è fermata qui, per il capoluogo lombardo. Gli attivisti di Fridays For Future, nel pomeriggio, si sono recati, infatti, davanti alla sede centrale dell’Eni di San Donato Milanese. Una vera e propria scena del crimine è stata ricreata davanti allo stabilimento, per ricordare al mondo e denunciare come l’azienda sia colpevole di crimini contro il pianeta e, quindi, contro l’umanità stessa. “Truffa aggravata, ecocidio, conflitto di interessi con presidenti guerrafondai e tangenti sono solo alcune delle malefatte della trentesima azienda più inquinante al mondo.
L'ente nazionale idrocarburi continuerà a fare greenwashing, ma le prove parlano chiaro: è colpevole su tutta la linea”. Queste sono state le parole che hanno accompagnato le foto pubblicate dall’account Instagram di Fridays For Future Milano.
Gorizia è stata, invece, la città del Friuli scelta per ospitare l’evento centrale della regione. A guidare il corteo, organizzato sempre dai ragazzi di Fridays For Future, uno striscione che recitava: “Effetto serra, effetto guerra”. Anche in questa città, il Movimento Our Voice ha portato una performance artistica incentrata sulla sconfitta dell’uomo di fronte alla rinascita di Madre Natura, accompagnata da un’esibizione musicale ad opera degli artisti del Movimento.
Al termine di essa, Francesco Ciotti, membro di Our Voice, ha riportato l’attenzione sulla denuncia specifica verso ciò che sta accadendo attualmente nel mondo, ricordandoci che “solo Stati Uniti e Russia possiedono 11737 testate nucleari, che potrebbero porre fine alla vita sulla Terra”. “I nostri governi stanno barattando la lotta contro il cambiamento climatico con la sfida geopolitica alla Russia” ha spiegato. D’altronde, ancora non sembra chiaro alla maggior parte dello scenario politico ed economico mondiale che “una crescita infinita in un sistema finito di risorse è impossibile”, come ricordava il compianto giornalista Giulietto Chiesa, citato dall’attivista di Our Voice.
A Palermo, le immagini sono state simili: centinaia di giovani si sono riversati per le strade del capoluogo siciliano dando un forte segnale alle istituzioni. Contro i combustibili fossili e la guerra ha catturato particolarmente l’attenzione la rappresentazione del Pianeta Terra, che è stata ricoperta da un liquido nero, a simboleggiare come le azioni dell’uomo stiano soffocando l’ambiente.
Tra gli interventi, si è distinto quello di Thierno Mbengue, membro del Movimento Our Voice, che ha ricordato come la lotta sia unica, “contro un intero sistema sull’orlo del collasso e una classe dirigente che continua a spingere verso l’estinzione”. E ancora: “Siamo consapevoli, più dei ministri che ci dirigono, come Cingolani, che l’unica soluzione e l’unica nostra speranza è una completa riconversione ecologica” ha spiegato l’attivista.
La crisi ecologica continua a crescere di gravità e tutte le azioni dell'uomo non fanno altro che peggiorare la situazione. Siamo già in ritardo rispetto a quando avremmo dovuto invertire il senso di marcia e ancora continuiamo imperterriti a dirigerci verso l'unica direzione che vediamo. Quella che ci porterà all’estinzione.
Non dobbiamo transitare verso un altro tipo di sistema, derivato da quello attuale, dobbiamo radere al suolo tutto ciò su cui la nostra società è basata e ricominciare da zero. D'altronde, se il sistema economico, sociale e produttivo che abbiamo costruito ci opprime, perché non dovremmo distruggerlo?

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