Di Eya Djelassi

Nei giorni scorsi è circolato sui social un video in cui sono stati ripresi due agenti in borghese della Polizia Municipale, operativi nel reparto antidegrado, intenti a fermare e immobilizzare a terra con la forza Pape Demba Wagne, un venditore ambulante di 25 anni originario del Senegal.
Le grida, le urla “Aiuto mamma”, la schiuma alla bocca -raccontata da un testimone- riportano alla mente le simili dinamiche dell'omicidio di George Floyd a Minneapolis.
Il violento fermo della polizia è avvenuto nel primo pomeriggio di martedì 5 aprile 2022 e l’accaduto è stato filmato da due ragazzi che passeggiavano sul lungarno Acciaiuoli, nel vivace quartiere turistico di Ponte Vecchio.
La ripugnante scena, che ha visto un poliziotto tenere il proprio braccio stretto intorno al collo del ragazzo e le urla di quest’ultimo, ha attirato l’attenzione di alcuni passanti. Due in particolare hanno ripreso la scena e hanno ripetutamente sollecitato i poliziotti di smetterla: “Non si può fare questo, che si abbozza di strozzarlo?”, “gli sta uscendo la bava dalla bocca”.
La reazione di uno dei due poliziotti, che nel mentre si era seduto con le ginocchia sul ragazzo, è stata feroce e violenta. Con tono aggressivo e minaccioso ha “invitato” il passante ad allontanarsi e lasciali lavorare: “levati dalle bal*e, stiamo lavorando, questa è interruzione di pubblico servizio, ricordatelo, capito?”.
In seguito alla diffusione del video e alle conseguenti accuse mosse, sui social, circa l’evidente ed eccessivo uso della forza da parte degli agenti, il comune di Firenze ha replicato cercando di spiegare le dinamiche.
Secondo le dichiarazioni della Municipale il ragazzo avrebbe reagito con violenza al controllo effettuato dagli agenti: il venditore ambulante si sarebbe rifiutato di consegnare la merce che stava vendendo, di dare loro le proprie generalità e avrebbe anche spinto uno dei due poliziotti; da qui sarebbe sorto l’intervento con braccio intorno al collo e ginocchia sulla schiena.
Inoltre, nel comunicato è stato aggiunto che ad essere stato denunciato non siano stati i poliziotti, bensì il venditore ambulante con accuse di resistenza, lesioni e rifiuto di generalità.
Nonostante l’intervento formale del Comune, le accuse di razzismo e abuso di potere non sono cessate di arrivare vista la modalità di arresto e l'atteggiamento dei poliziotti nei confronti del ragazzo sono parsi agli occhi dell’opinione pubblica non giustificabili.
A livello istituzionali le reazioni sono state assenti, fatta eccezione per un paio di reazioni di condanna dell’atto razzista: la consigliera comunale fiorentina Antonella Bundu ha scritto di aver depositato un atto con il quale chiederà spiegazioni e delucidazioni in consiglio comunale all’assessora competente.
Il caso ha anche avuto implicazioni diplomatiche: è giunta una dura replica del governo senegalese che con un comunicato del ministero degli Esteri ha chiesto chiarimenti all'Italia.
In concreto l’11 aprile a Firenze si è tenuto un lungo colloquio -durato 3 ore- tra l’ambasciatore senegalese Papa Abdoulaye Seck, sindaco Dario Nardella e il prefetto Valerio Valenti
Per Seck è chiaro che il 25enne sia stato vittima di “trattamento razzista, disumano e degradante. Di una gravità estrema in quanto commesso da forze dell'ordine, che dovrebbero applicare la legge e garantire l'incolumità delle persone e dei beni.”
La risposta del sindaco Nardella è stata: « avvieremo immediatamente una verifica interna alla municipale per fare chiarezza »
Eppure, la vittima ha subito un’aggressione violenta ed eccessiva da parte delle forze dell’ordine, ma il suo nome risulta già inserito sul registro degli indagati, sulla base della denuncia fatta partire dai vigili con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. In aggiunta, a detta del Sindaco "Il fermato ha chiesto scusa per il suo comportamento".
Dall’altra parte invece, la procura fiorentina ipotizza il reato di abuso in atti d’ufficio che però rimane a momento a carico di ignoti.
Madamadou Sall, rappresentante della comunità senegalese di Firenze, ha affermato che “il ragazzo presenterà denuncia” e che “non ha aggredito nessuno”.
Anche i passanti che hanno filmato il fermo hanno depositato un esposto per “valutare l’operato delle forze dell’ordine”.
Ecco che si avvia un meccanismo di colpevolizzazione della vittima per mettere in secondo piano le atrocità che ha subito. Si tratta di un tentativo di giustificazione della violenza dell’intervento riportate dalle immagini del filmato.
Ancora una volta, anziché riflettere sulle responsabilità che sorgono in capo a chi amministra la città, si preferisce porre su un piano di maggiore rilievo la marcia retorica del decoro che identifica il concetto di “degrado” con tutto ciò che è marginale e misero o che semplicemente non rientra perfettamente nei canoni idilliaci che la città esibisce.
Addirittura, per far sì che il “degrado” possa minimamente esporsi, è stato istituito un reparto speciale, denominato "antidegrado", all’interno della Municipale per la gestione dell’ordine pubblico.
Ed è quindi in questo degradante e desolante che un lavoratore povero, in questo caso un ambulante africano - che fosse in regola o meno poco conta - viene completamente privato della propria dignità umana al punto da considerarlo un rifiuto, "degrado" e allora qualsiasi forma di abuso nei suoi confronti è permessa e giustificata.
A Firenze si è verificato l’ennesimo abuso di potere da parte delle Forze dell’ordine, che non solo hanno aggredito ingiustificatamente una persona, ma hanno anche minacciato tutti coloro che provassero a intervenire per fermare l’abuso.
I fatti hanno riportato a galla il rischio a cui una persona nera è esposta, perché i recenti fatti si inseriscono in una lunga e straziante catena di episodi aggressivi e violenti, come il caso di Idy Diene un uomo senegalese assassinato per mano razzista il 5 Marzo 2018 a Firenze. O ancora il duplice assassionio di Mor Diop e Samb Modou, anch’essi vittime a Firenze di una mano razzista e fascista.
Ecco che quindi una persona nera verrà sempre e comunque considerato “un soggetto pericoloso” dalle Forze dell’ordine solo per il colore della propria pelle.
La sua unica colpa? Avere un colore di pelle diverso da quello che, secondo la visione occidentale, razzista e fascista, non è considerato “pericoloso”.
Tutto questo deve avere fine.
Devono essere attuate delle politiche concrete nel contrasto, su più fronti e su diversi livelli di potere, alle aggressioni mosse da un odio razziale e da un sentimento fascista, secondo cui chi è diverso è meritevole di subire perpetuamente violenze e abusi.

 

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Nei giorni scorsi è circolato sui social un video in cui sono stati ripresi due agenti in borghese della Polizia Municipale, operativi nel reparto antidegrado, intenti a fermare e immobilizzare a terra con la forza Pape Demba Wagne, un venditore ambulante di 25 anni originario del Senegal.
Le grida, le urla “Aiuto mamma”, la schiuma alla bocca -raccontata da un testimone- riportano alla mente le simili dinamiche dell'omicidio di George Floyd a Minneapolis.
Il violento fermo della polizia è avvenuto nel primo pomeriggio di martedì 5 aprile 2022 e l’accaduto è stato filmato da due ragazzi che passeggiavano sul lungarno Acciaiuoli, nel vivace quartiere turistico di Ponte Vecchio.
La ripugnante scena, che ha visto un poliziotto tenere il proprio braccio stretto intorno al collo del ragazzo e le urla di quest’ultimo, ha attirato l’attenzione di alcuni passanti. Due in particolare hanno ripreso la scena e hanno ripetutamente sollecitato i poliziotti di smetterla: “Non si può fare questo, che si abbozza di strozzarlo?”, “gli sta uscendo la bava dalla bocca”.
La reazione di uno dei due poliziotti, che nel mentre si era seduto con le ginocchia sul ragazzo, è stata feroce e violenta. Con tono aggressivo e minaccioso ha “invitato” il passante ad allontanarsi e lasciali lavorare: “levati dalle bal*e, stiamo lavorando, questa è interruzione di pubblico servizio, ricordatelo, capito?”.
In seguito alla diffusione del video e alle conseguenti accuse mosse, sui social, circa l’evidente ed eccessivo uso della forza da parte degli agenti, il comune di Firenze ha replicato cercando di spiegare le dinamiche.
Secondo le dichiarazioni della Municipale il ragazzo avrebbe reagito con violenza al controllo effettuato dagli agenti: il venditore ambulante si sarebbe rifiutato di consegnare la merce che stava vendendo, di dare loro le proprie generalità e avrebbe anche spinto uno dei due poliziotti; da qui sarebbe sorto l’intervento con braccio intorno al collo e ginocchia sulla schiena.
Inoltre, nel comunicato è stato aggiunto che ad essere stato denunciato non siano stati i poliziotti, bensì il venditore ambulante con accuse di resistenza, lesioni e rifiuto di generalità.
Nonostante l’intervento formale del Comune, le accuse di razzismo e abuso di potere non sono cessate di arrivare vista la modalità di arresto e l'atteggiamento dei poliziotti nei confronti del ragazzo sono parsi agli occhi dell’opinione pubblica non giustificabili.
A livello istituzionali le reazioni sono state assenti, fatta eccezione per un paio di reazioni di condanna dell’atto razzista: la consigliera comunale fiorentina Antonella Bundu ha scritto di aver depositato un atto con il quale chiederà spiegazioni e delucidazioni in consiglio comunale all’assessora competente.
Il caso ha anche avuto implicazioni diplomatiche: è giunta una dura replica del governo senegalese che con un comunicato del ministero degli Esteri ha chiesto chiarimenti all'Italia.
In concreto l’11 aprile a Firenze si è tenuto un lungo colloquio -durato 3 ore- tra l’ambasciatore senegalese Papa Abdoulaye Seck, sindaco Dario Nardella e il prefetto Valerio Valenti
Per Seck è chiaro che il 25enne sia stato vittima di “trattamento razzista, disumano e degradante. Di una gravità estrema in quanto commesso da forze dell'ordine, che dovrebbero applicare la legge e garantire l'incolumità delle persone e dei beni.”
La risposta del sindaco Nardella è stata: « avvieremo immediatamente una verifica interna alla municipale per fare chiarezza »
Eppure, la vittima ha subito un’aggressione violenta ed eccessiva da parte delle forze dell’ordine, ma il suo nome risulta già inserito sul registro degli indagati, sulla base della denuncia fatta partire dai vigili con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. In aggiunta, a detta del Sindaco "Il fermato ha chiesto scusa per il suo comportamento".
Dall’altra parte invece, la procura fiorentina ipotizza il reato di abuso in atti d’ufficio che però rimane a momento a carico di ignoti.
Madamadou Sall, rappresentante della comunità senegalese di Firenze, ha affermato che “il ragazzo presenterà denuncia” e che “non ha aggredito nessuno”.
Anche i passanti che hanno filmato il fermo hanno depositato un esposto per “valutare l’operato delle forze dell’ordine”.
Ecco che si avvia un meccanismo di colpevolizzazione della vittima per mettere in secondo piano le atrocità che ha subito. Si tratta di un tentativo di giustificazione della violenza dell’intervento riportate dalle immagini del filmato.
Ancora una volta, anziché riflettere sulle responsabilità che sorgono in capo a chi amministra la città, si preferisce porre su un piano di maggiore rilievo la marcia retorica del decoro che identifica il concetto di “degrado” con tutto ciò che è marginale e misero o che semplicemente non rientra perfettamente nei canoni idilliaci che la città esibisce.
Addirittura, per far sì che il “degrado” possa minimamente esporsi, è stato istituito un reparto speciale, denominato "antidegrado", all’interno della Municipale per la gestione dell’ordine pubblico.
Ed è quindi in questo degradante e desolante che un lavoratore povero, in questo caso un ambulante africano - che fosse in regola o meno poco conta - viene completamente privato della propria dignità umana al punto da considerarlo un rifiuto, "degrado" e allora qualsiasi forma di abuso nei suoi confronti è permessa e giustificata.
A Firenze si è verificato l’ennesimo abuso di potere da parte delle Forze dell’ordine, che non solo hanno aggredito ingiustificatamente una persona, ma hanno anche minacciato tutti coloro che provassero a intervenire per fermare l’abuso.
I fatti hanno riportato a galla il rischio a cui una persona nera è esposta, perché i recenti fatti si inseriscono in una lunga e straziante catena di episodi aggressivi e violenti, come il caso di Idy Diene un uomo senegalese assassinato per mano razzista il 5 Marzo 2018 a Firenze. O ancora il duplice assassionio di Mor Diop e Samb Modou, anch’essi vittime a Firenze di una mano razzista e fascista.
Ecco che quindi una persona nera verrà sempre e comunque considerato “un soggetto pericoloso” dalle Forze dell’ordine solo per il colore della propria pelle.
La sua unica colpa? Avere un colore di pelle diverso da quello che, secondo la visione occidentale, razzista e fascista, non è considerato “pericoloso”.
Tutto questo deve avere fine.
Devono essere attuate delle politiche concrete nel contrasto, su più fronti e su diversi livelli di potere, alle aggressioni mosse da un odio razziale e da un sentimento fascista, secondo cui chi è diverso è meritevole di subire perpetuamente violenze e abusi.

 

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