Di Sara Innocente e Loris Curri

Da pochi giorni in tutto il mondo è giunto al termine il mese sacro del Ramadan, iniziato il 2 aprile. Quello che sarebbe dovuto essere un mese sacro per tutti i fedeli musulmani, in Palestina si è rivelata l’ennesima occasione da parte dell’esercito sionista per picchiare, incarcerare e assassinare moltissimi giovani, donne, adulti e minori palestinesi. 

In questo mese le operazioni di repressione da parte delle truppe e della polizia sionista si sono intensificate: solamente ad aprile 20 palestinesi sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco, nel più totale silenzio del sistema internazionale. 

Durante il ramadan Israele ha bombardato per ben due volte Gaza a distanza di pochissimi giorni

La violenza sionista si è scagliata, tramite i soldati di occupazione che presidiano la Palestina occupata, anche in alcuni luoghi sacri per i fedeli musulmani, come la moschea di Al-Aqsa, terza meta spirituale per i fedeli all’Islam. All’interno della moschea in più occasioni hanno fatto irruzione le forze di occupazione sioniste: circa 400 sono stati i palestinesi arrestati, 117 i feriti.. Gli attacchi alla moschea sono durati per più di tre giorni, giornate piene di violenza, di sangue e crudeltà in quelli che sarebbero dovuti essere momenti di festa e di preghiera. I soldati israeliani si sono posizionati sul tetto della moschea, mirando con i loro proiettili ai palestinesi raccolti in preghiera. 

Questo spazio sacro non è stato violato solo con le armi, ma anche nella sua sacralità: più di 700 coloni israeliani sono entrati e si sono permessi di compiere le funzioni sacre in occasione della festa ebraica della Pasqua. 

Le persecuzioni del regime di apartheid sono state rivolte anche a fedeli cristiani, ai quali non è stato concesso l’accesso alla chiesa del sacro sepolcro a Gerusalemme in occasione del sabato santo. 

Le abitazioni di moltissime famiglie palestinesi sono state violate: non sono mancati i numerosissimi raid militari da parte delle forze sioniste in svariate città, durante i quali ci sono stati arresti, feriti e fin troppe vittime. 

Questi massacri vengono compiuti nel silenzio della comunità internazionale che menziona gli episodi coinvolgenti la Palestina raramente e in maniera fuorviante, mettendo sul medesimo piano oppressi e oppressori. Durante il mese sacro, i fedeli musulmani sono stati colpiti dalle persecuzioni del regime di apartheid con la ridicola e sovrausata scusa del terrorismo. 

Non possiamo più rimanere indifferenti e immobili di fronte ai nostri compagni e compagne palestinesi che ogni giorno lottano per sopravvivere nelle proprie terre, da inizio anno sono oltre 50 le vittime dell’apartheid sionista nella sola Cisgiordania.

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La violenza sionista si è scagliata, tramite i soldati di occupazione che presidiano la Palestina occupata, anche in alcuni luoghi sacri per i fedeli musulmani, come la moschea di Al-Aqsa, terza meta spirituale per i fedeli all’Islam. All’interno della moschea in più occasioni hanno fatto irruzione le forze di occupazione sioniste: circa 400 sono stati i palestinesi arrestati, 117 i feriti.. Gli attacchi alla moschea sono durati per più di tre giorni, giornate piene di violenza, di sangue e crudeltà in quelli che sarebbero dovuti essere momenti di festa e di preghiera. I soldati israeliani si sono posizionati sul tetto della moschea, mirando con i loro proiettili ai palestinesi raccolti in preghiera. 

Questo spazio sacro non è stato violato solo con le armi, ma anche nella sua sacralità: più di 700 coloni israeliani sono entrati e si sono permessi di compiere le funzioni sacre in occasione della festa ebraica della Pasqua. 

Le persecuzioni del regime di apartheid sono state rivolte anche a fedeli cristiani, ai quali non è stato concesso l’accesso alla chiesa del sacro sepolcro a Gerusalemme in occasione del sabato santo. 

Le abitazioni di moltissime famiglie palestinesi sono state violate: non sono mancati i numerosissimi raid militari da parte delle forze sioniste in svariate città, durante i quali ci sono stati arresti, feriti e fin troppe vittime. 

Questi massacri vengono compiuti nel silenzio della comunità internazionale che menziona gli episodi coinvolgenti la Palestina raramente e in maniera fuorviante, mettendo sul medesimo piano oppressi e oppressori. Durante il mese sacro, i fedeli musulmani sono stati colpiti dalle persecuzioni del regime di apartheid con la ridicola e sovrausata scusa del terrorismo. 

Non possiamo più rimanere indifferenti e immobili di fronte ai nostri compagni e compagne palestinesi che ogni giorno lottano per sopravvivere nelle proprie terre, da inizio anno sono oltre 50 le vittime dell’apartheid sionista nella sola Cisgiordania.

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