Di Sara Innocente

Pochi giorni fa, venerdì 24 giugno, si è realizzato un avvenimento storico, politico e sociale scandaloso: la Corte Suprema statunitense ha abolito il diritto all’aborto in circa venti stati. Così facendo è stata rovesciata la sentenza Roe versus Wade del 1973 che assicurava a qualsiasi persona incinta la facoltà di scegliere se interrompere o meno la gravidanza entro sette mesi.

Il processo era già iniziato lo scorso autunno quando la Jackson Women’s Health Organization, una clinica abortiva nello stato del Mississippi, si era schierata contro la legge del 2018, emanata dal parlamento dello stesso stato, la quale proibiva l’aborto dopo la quindicesima settimana, di norma era praticabile fino al settimo mese.

A prendere questa decisione, che si scaglia contro più di venticinque milioni di donne, sono stati i nove togati della Corte Suprema statunitense, i quali si sono tragicamente divisi. Tre sono stati i togati democratici che si sono dichiarati contro la sentenza che poi è stata quella finale, mentre dall’altra parte, purtroppo, sei togati appartenenti al blocco conservatore, di cui tre erano stati scelti addirittura dall’ex presidente Donald Trump, si sono espressi contro il diritto all’aborto. Tra questi ci sono Samuel Alito giudice cattolico, Amy Coney Barret, avvocata e giurista cattolica…

Dopo l’orribile decisione in sette stati la sentenza è già entrata in vigore, in tredici ci si sta muovendo per far si che venga applicata, si tratta degli stati conservatori come Alabama, Mississippi, Texas… Per fortuna il diritto all’aborto è rimasto ancora garantito in ventuno stati, quelli democratici: California, New York…

In seguito a tale sentenza, che in dieci stati vieta l’aborto anche in seguito ad uno stupro o ad un incesto, si è espresso il presidente in carica Joe Biden. Infatti egli sostiene di non avere abbastanza poteri per rovesciare questa situazione e prosegue affermando che nel congresso non ci sono i numeri necessari per una legge federale, ma che l’amministrazione farà il possibile per aiutare le donne. Parole che sembrano leggere ed ironiche di fronte ad un tale disastro dei diritti umani.

Non sono mancate neppure le parole dell’ex presidente Trump: ”Questa sentenza è voluta da dio”. Commento inadeguato che aggiunge un’ inidonea religiosità ad una questione profondamente laica.

Come se non bastasse il prossimo obiettivo dei conservatori è quello di eliminare qualsiasi contraccettivo esistente, compresa la pillola anticoncezionale, e di eliminare pure la così detta pillola del giorno dopo.

In seguito allo scandalo la popolazione civile si è espressa protestando di fronte al campidoglio di Phoenix, sede governativa dello stato dell’Arizona, uno dei più conservatori. Durante le proteste c’è stata una dura repressione da parte della polizia statunitense, la quale ha lanciato del gas lacrimogeno tra la folla di persone innocenti e disarmate.

A fare marcia indietro, per il momento, è lo stato dello Utah, affiancato da quello della Louisiana. In quest’ultimo un giudice ha bloccato il provvedimento federale fino all’otto luglio, mentre nello Utah si potrà ancora abortire per quattordici giorni.

Il Center for Reproductive Rights, organizzazione globale in difesa dei diritti riproduttivi tra cui l’aborto, sostiene l’incostituzionalità della sentenza poiché non specifica con precisione in che casi l’aborto possa essere ritenuto legale, mettendo in gravi difficoltà chiunque volesse abortire.

Nel frattempo in Italia non sono mancate le dichiarazioni da parte di alcuni politici: nel 2020 durante la campagna elettorale statunitense che poi ha visto Trump salire al potere, Giorgia Meloni aveva proclamato sostegno assoluto a quest’ultimo con le seguenti parole:Trump è la ricetta che vogliamo portare in Italia”.

Non sono mancate le dichiarazioni, particolarmente scandalose, anche da parte della Lega, nello specifico da parte del senatore Simone Pillon, il quale ha gioito sui social di fronte alla decisione tutt’altro che felice degli Stati Uniti. Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino. Laborto volontario non è un diritto”.

La situazione in Italia non è affatto semplice. Dal 1978 vige la legge 194, la quale legalizza l’aborto purché sia compiuto nei casi previsti e nelle strutture pubbliche come ospedali o poliambulatori. Nonostante ciò nel territorio italiano moltissimi sono i medici obiettori di coscienza, il che rende particolarmente difficile per chiunque fosse in gravidanza abortire. Secondo una relazione del ministro della Salute aggiornata al 2018 il 69% dei ginecologi è obiettore di coscienza, invece le strutture che negano l’interruzione volontaria di gravidanza salgono al 35,1%, secondo i dati del ministero della Salute. Secondo l’indagine “Mai Dati!”, di Chiara Lalli, docente di storia della medicina e Sonia Montegiove, informatica e giornalista ammontano a 31 le strutture sanitarie italiane con una percentuale del 100% di obiettori di coscienza tra infermieri, ginecologi, OSS… Nonostante l’aborto sia riconosciuto a livello legislativo come un diritto è evidente che nella pratica non viene riconosciuto come tale. 

Sentire dire che l’aborto non è un diritto non è semplicemente qualcosa di scandaloso, ma di disumano.

Abolire il diritto all’aborto comporterà solamente dei peggioramenti: l’aborto continuerà ad essere effettuato, ma clandestinamente, in condizioni di salute precarie. È da considerare inaccettabile qualsiasi forma politica che ostacoli la libertà degli individui, che obbliga la popolazione civile a non avere possibilità di scelta. Il corpo è nostro, di noi donne e di chi si identifica come tale, nostra sarà la scelta. Vogliamo essere liber3, l’oppressione del patriarcato non dovrà più trovare espressione in un evento disastroso come questo.

Photo © Unsplash/Aiden Frazier

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Pochi giorni fa, venerdì 24 giugno, si è realizzato un avvenimento storico, politico e sociale scandaloso: la Corte Suprema statunitense ha abolito il diritto all’aborto in circa venti stati. Così facendo è stata rovesciata la sentenza Roe versus Wade del 1973 che assicurava a qualsiasi persona incinta la facoltà di scegliere se interrompere o meno la gravidanza entro sette mesi.

Il processo era già iniziato lo scorso autunno quando la Jackson Women’s Health Organization, una clinica abortiva nello stato del Mississippi, si era schierata contro la legge del 2018, emanata dal parlamento dello stesso stato, la quale proibiva l’aborto dopo la quindicesima settimana, di norma era praticabile fino al settimo mese.

A prendere questa decisione, che si scaglia contro più di venticinque milioni di donne, sono stati i nove togati della Corte Suprema statunitense, i quali si sono tragicamente divisi. Tre sono stati i togati democratici che si sono dichiarati contro la sentenza che poi è stata quella finale, mentre dall’altra parte, purtroppo, sei togati appartenenti al blocco conservatore, di cui tre erano stati scelti addirittura dall’ex presidente Donald Trump, si sono espressi contro il diritto all’aborto. Tra questi ci sono Samuel Alito giudice cattolico, Amy Coney Barret, avvocata e giurista cattolica…

Dopo l’orribile decisione in sette stati la sentenza è già entrata in vigore, in tredici ci si sta muovendo per far si che venga applicata, si tratta degli stati conservatori come Alabama, Mississippi, Texas… Per fortuna il diritto all’aborto è rimasto ancora garantito in ventuno stati, quelli democratici: California, New York…

In seguito a tale sentenza, che in dieci stati vieta l’aborto anche in seguito ad uno stupro o ad un incesto, si è espresso il presidente in carica Joe Biden. Infatti egli sostiene di non avere abbastanza poteri per rovesciare questa situazione e prosegue affermando che nel congresso non ci sono i numeri necessari per una legge federale, ma che l’amministrazione farà il possibile per aiutare le donne. Parole che sembrano leggere ed ironiche di fronte ad un tale disastro dei diritti umani.

Non sono mancate neppure le parole dell’ex presidente Trump: ”Questa sentenza è voluta da dio”. Commento inadeguato che aggiunge un’ inidonea religiosità ad una questione profondamente laica.

Come se non bastasse il prossimo obiettivo dei conservatori è quello di eliminare qualsiasi contraccettivo esistente, compresa la pillola anticoncezionale, e di eliminare pure la così detta pillola del giorno dopo.

In seguito allo scandalo la popolazione civile si è espressa protestando di fronte al campidoglio di Phoenix, sede governativa dello stato dell’Arizona, uno dei più conservatori. Durante le proteste c’è stata una dura repressione da parte della polizia statunitense, la quale ha lanciato del gas lacrimogeno tra la folla di persone innocenti e disarmate.

A fare marcia indietro, per il momento, è lo stato dello Utah, affiancato da quello della Louisiana. In quest’ultimo un giudice ha bloccato il provvedimento federale fino all’otto luglio, mentre nello Utah si potrà ancora abortire per quattordici giorni.

Il Center for Reproductive Rights, organizzazione globale in difesa dei diritti riproduttivi tra cui l’aborto, sostiene l’incostituzionalità della sentenza poiché non specifica con precisione in che casi l’aborto possa essere ritenuto legale, mettendo in gravi difficoltà chiunque volesse abortire.

Nel frattempo in Italia non sono mancate le dichiarazioni da parte di alcuni politici: nel 2020 durante la campagna elettorale statunitense che poi ha visto Trump salire al potere, Giorgia Meloni aveva proclamato sostegno assoluto a quest’ultimo con le seguenti parole:Trump è la ricetta che vogliamo portare in Italia”.

Non sono mancate le dichiarazioni, particolarmente scandalose, anche da parte della Lega, nello specifico da parte del senatore Simone Pillon, il quale ha gioito sui social di fronte alla decisione tutt’altro che felice degli Stati Uniti. Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino. Laborto volontario non è un diritto”.

La situazione in Italia non è affatto semplice. Dal 1978 vige la legge 194, la quale legalizza l’aborto purché sia compiuto nei casi previsti e nelle strutture pubbliche come ospedali o poliambulatori. Nonostante ciò nel territorio italiano moltissimi sono i medici obiettori di coscienza, il che rende particolarmente difficile per chiunque fosse in gravidanza abortire. Secondo una relazione del ministro della Salute aggiornata al 2018 il 69% dei ginecologi è obiettore di coscienza, invece le strutture che negano l’interruzione volontaria di gravidanza salgono al 35,1%, secondo i dati del ministero della Salute. Secondo l’indagine “Mai Dati!”, di Chiara Lalli, docente di storia della medicina e Sonia Montegiove, informatica e giornalista ammontano a 31 le strutture sanitarie italiane con una percentuale del 100% di obiettori di coscienza tra infermieri, ginecologi, OSS… Nonostante l’aborto sia riconosciuto a livello legislativo come un diritto è evidente che nella pratica non viene riconosciuto come tale. 

Sentire dire che l’aborto non è un diritto non è semplicemente qualcosa di scandaloso, ma di disumano.

Abolire il diritto all’aborto comporterà solamente dei peggioramenti: l’aborto continuerà ad essere effettuato, ma clandestinamente, in condizioni di salute precarie. È da considerare inaccettabile qualsiasi forma politica che ostacoli la libertà degli individui, che obbliga la popolazione civile a non avere possibilità di scelta. Il corpo è nostro, di noi donne e di chi si identifica come tale, nostra sarà la scelta. Vogliamo essere liber3, l’oppressione del patriarcato non dovrà più trovare espressione in un evento disastroso come questo.

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