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Videoclip in difesa della libertà d'informazione, di espressione e dei diritti umani di Julian Assange
di Jamil El Sadi
Uno strano magazzino illuminato da neon pendenti dal soffitto. Spazi indefiniti e profondi. Al suo interno una dozzina di giovani dormienti seduti sulle sedie. I corpi vengono scolpiti da una luce chiara, a tratti elettrizzante. Questo è l’ambiente che fa da sfondo al nuovo video realizzato da Our Voice, prodotto da Giorgio Bongiovanni e dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino.
Nel videoclip - ideato e scritto da Sonia Bongiovanni ed Elisa Pagano, regia di Stefano Centofante e Giorgio Di Stefano - i giovani vestono bianchi abiti eleganti, scontornati da lievi penombre. I loro sguardi sono persi, i movimenti meccanici, scattosi, scabrosi. L'umana natura sembra aver abbandonato da tempo questo vasto ambiente. Vi sono solo anime intrappolate da parole preconfezionate. Robot programmati per essere tutti uguali. È la fabbrica dell'informazione.
Ma, in mezzo alla massa, all'improvviso uno di loro si anima: è Julian Assange.
Inizia così, tra ricerca disperata della verità e affermazione della libertà d'informazione, la sua lotta per rianimare tutti coloro che vivono nel limbo mass mediatico. È una guerra contro il tempo che ha come capolinea una data precisa: 4 gennaio 2021.
La liberazione dei compagni è un obiettivo raggiungibile, ma solo loro alla fine potranno scegliere se combattere, o no, il sistema nel quale vengono repressi tra bugie e silenzi.

Più di un semplice video: una “Call to Action” mediatica
Il videoclip appena pubblicato è parte di un'azione polidimensionale volta alla difesa della "Freedom of speech", della libertà d'informazione e dei diritti umani di Julian Assange.
Quest’ultimo è attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh (zona est di Londra) in condizioni estreme di isolamento non giustificate, mostrando visibili sintomi tipici di un’esposizione prolungata alla tortura psicologica.
Il prossimo 4 gennaio, il fondatore di WIkiLeaks saprà se le autorità britanniche acconsentiranno alla sua estradizione negli Stati Uniti per rispondere a 17 capi d’accusa per un totale di 175 anni di carcere.
Arte, giustizia, libertà. Sono questi, dunque, i tre punti cardine di #aChair4Assange. Una "call to action", per usare un termine anglofono, che ha come obiettivo principale quello di coinvolgere la società civile in una mobilitazione online per la tutela dei principi, dei valori di cui sopra.
Il progetto è ispirato all’opera d’arte "Anything To Say" di Davide Dormino: una scultura in bronzo raffigurante Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning in piedi su tre sedie, di fianco alle quali vi è una sedia vuota con inciso "You" (dall’inglese “Tu”). Viaggiando per il mondo l’opera non solo testimonia le storie dei tre, ma permette al pubblico di salire sopra la postazione vuota e diventare parte dalla scultura stessa.
Ed ecco perché #aChair4Assange ha il focus su di una sedia. L’iniziativa è la dimostrazione che una sedia rappresenta anche il miglior modo per distinguersi dalla "massa" cambiando semplicemente la prospettiva con cui si osserva il mondo. E, come in un’equazione matematica, ad una nuova visuale corrispondono nuovi interessi e priorità.
Per partecipare alla “Call to Action” basta seguire pochi, semplici passi:
1. Salire sulla sedia
2. Farsi scattare una foto
3. Postarla sui social con i seguenti hashtag:
#aChair4Assange #FreeAssange #JulianAssange #Assange #AnythingToSay @ourvoice

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