Due giorni fa la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha dettato sentenza e ha ribaltato il giudizio del primo grado: assoluzione per le parti deviate dello Stato e condanna per i “soliti” mafiosi.

Il paradosso? La sentenza afferma che la trattativa Stato-mafia c’è stata, ma che non è reato.

Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, i tre ufficiali del ros, assolti “perché il fatto non costituisce reato”.

Sono certi i contatti con Cosa Nostra per cessare le stragi. È certa la trattativa in cui si rinuncia a qualcosa per agevolare le richieste della mafia. È certa la copertura istituzionale di cui ha goduto il capomafia latitante Provenzano per ben 10 anni.

Sono fatti che più che sufficienti per un giudizio di natura politica, istituzionale e professionale.

Marcello Dell’Utri, ex senatore e co-fondatore di Forza Italia, assolto “per non aver commesso il fatto”. Il fatto contestato a Dell’Utri è di essere stato il mediatore tra Cosa Nostra e il governo Berlusconi. Al di là del verdetto della Corte, che non tiene conto di decine di indagini, prove processuali e intercettazioni, ricordiamo che Dell’Utri è stato uomo della mafia, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’illogicità di questa sentenza della Corte ci lascia molto perplessi. Tanto è illogica, ingiusta e contraddittoria che pone domande sul se ci sia stato qualche tipo di condizionamento esterno.

In ogni caso la battaglia non è ancora finita: attendiamo le motivazioni della sentenza, che ci dovranno fornire spiegazioni e il giudizio in Cassazione, che potrebbe di nuovo ribaltare la sentenza.

In primo grado lo Stato è riuscito con coraggio a processare e condannare sé stesso.

In secondo grado è passato invece un messaggio gravissimo: la mafia ha fatto tutto da sola e deve essere condannata, mentre a chi si è corrotto o ha trattato con essa viene garantita l’impunità.

Questa è la giustizia all’italiana!