
Nell'ultimo mese due comunità mapuche, Lof Melo e Quintriqueo, situate nella provincia di Neuquén (Argentina), sono state vittime di sfratti e violazioni di diritti umani.
La Confederazione Mapuche del Neuquén si è costituita come Confederazione Indigena Neuquina nel 1970, con l'obiettivo di unire i pu LOF (comunità) della Provincia di Neuquén. Verso la fine degli anni '80 ha avviato un processo di trasformazione e KIZUGNEWN (autonomia). Parallelamente alla difesa dei territori comunitari e alla riaffermazione del territorio ancestrale mapuche, si impegnano quotidianamente per rafforzare le istituzioni politiche, culturali, spirituali, filosofiche ed educative del Popolo Mapuche. Nella zona "Lafkence", ossia "gente dei laghi", sono presenti quattro comunità: Kintupuray (Lago Correntoso), Paichil Antriao (Belvedere - Correntoso), Quintriqueo (Paso Coihue) e Lof Melo (El Pedregoso).
Oggi, scegliere di dare visibilità all'esistenza e alle lotte delle comunità, significa contribuire a costruire uno spirito di solidarietà. Uno spirito che, da un lato, è necessario per continuare ad essere parte dei loro territori, dall'altro, è essenziale per difendersi dalle pressioni esterne, in particolare dal potere giudiziario che da anni è subordinato alle logiche del mercato immobiliare ed estrattivo.

In foto da sinistra: i Lonko Luca Melo e Amancay Quintriqueo.
Lo scorso 20 agosto, i territori abitati dalle comunità Melo e Quintriqueo, sono stati oggetto di un'esecuzione anticipata di sfratto. L'azione è avvenuta con diverse irregolarità, tra cui l'impossibilità di poter esercitare il diritto alla difesa in capo ai soggetti che abitualmente vivono nei territori in questione. In un'intervista rilasciata dal Lonko (capo) della comunità Melo, si afferma che "non hanno potuto procedere con noi perché non avevano un protocollo riguardo ai bambini. Tutto il processo è stato sbagliato. Rimaniamo sul posto, insieme al Lof Quintriqueo, a difendere il territorio e non permetteremo lo sfratto. Siamo in stato di presidio territoriale e resistenza".
Il territorio è situato al chilometro 2082 della strada nazionale 40, nel noto Paso Coihue, tra Villa La Angostura e Bariloche. Tre giorni dopo l'operazione, sabato 22 agosto, ci fu una grande mobilitazione da diversi punti di Río Negro e Neuquén, con più di mille persone con l'obiettivo di solidarizzare con le comunità.
Il 26 agosto, dopo che il caso ha assunto rilevanza mediatica in Neuquén e fuori dalla provincia, il giudice ha sospeso l'ordine di sfratto, nonostante la questione della proprietà della terra sia tuttora rimasta irrisolta.
"Contiamo sul sostegno incondizionato di molte persone, lavoratori e organizzazioni sociali. Siamo immensamente grati, e ancora una volta abbiamo dimostrato che le comunità non sono sole. Nonostante tutto il male che sta facendo il governo della provincia di Neuquén, continueremo su questo territorio, perché siamo di qui e abbiamo già dimostrato, con documenti, la nostra preesistenza su questo territorio, siamo preesistenti, siamo qui da prima che questo fosse Argentina.
L'unica cosa chiara è che lei (María Cristina Broers, erede del presunto acquirente belga) non ha il titolo di proprietà, che non è proprietaria di questo lotto, non ha mai comprato questo luogo e che noi viviamo da metà del 1800 in questi luoghi. Quindi, credo che tutte queste irregolarità abbiano portato il giudice a sospendere quello sfratto, ma non ad annullarlo", spiega il lonko.
I rappresentanti dell'Organizzazione Identidad Territorial Malalweche hanno avuto un incontro con la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull'Indipendenza di magistrati e avvocati, il cui mandato comprende la protezione dell'indipendenza e del libero esercizio delle funzioni di giudici, pubblici ministeri e avvocati. Tra le sue funzioni figurano la registrazione di attacchi e restrizioni alla loro indipendenza, la supervisione dei progressi nella loro protezione e la formulazione di raccomandazioni agli Stati e ad altri attori. Il Werken (portavoce), Gabriel Jofré, ha guidato il dialogo insieme ai membri del Consiglio delle Autorità Malalweche e al team legale dell'organizzazione, i quali hanno condiviso in prima persona le principali preoccupazioni e i fatti che hanno motivato la presentazione e la richiesta di questo spazio di dialogo. L'incontro ha inoltre potuto contare sull'accompagnamento e il sostegno di AIDA (Asociación Interamericana para la Defensa del Ambiente) e dell'Associazione per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani UMEK, organizzazioni che accompagnano da tempo l'organizzazione Malalweche nella difesa dei diritti umani e collettivi delle comunità.
Nel marzo 2026 l'organizzazione ha presentato alla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite una comunicazione dettagliata di oltre 60 pagine. Il documento illustra punto per punto le violazioni sistematiche subite dalle comunità mapuche, con particolare attenzione alla parzialità del sistema giudiziario provinciale e alla persecuzione dei difensori ambientali.
«La relatrice si è mostrata molto preoccupata per ciò che succederà», ha raccontato Jofré dopo una riunione virtuale tenutasi il 20 agosto. «Ci aspettiamo la sua comunicazione entro uno o due mesi. Nel frattempo, informiamo la comunità di quanto abbiamo presentato». La denuncia comprende inoltre istanze presso l'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) per la violazione della Convenzione n. 169 — che è legge nazionale dal 2001 — e presso la Commissione interamericana dei diritti umani.

Il mancato riconoscimento giuridico
Nonostante le comunità abbiano rispettato tutti i requisiti richiesti, non vengono registrati i riconoscimenti giuridici dovuti, i cosiddetti 'personerías jurídicas', e pur essendo in corso un dialogo per la creazione di una nuova regolamentazione sulle personerías jurídicas delle comunità mapuche, tale dialogo non esonera in alcun modo il governo provinciale dall'obbligo di registrare le comunità, come stabilito dalla sentenza della Corte Suprema di Giustizia del 2013 (la cui attuazione la provincia deve ancora rispettare).
La stessa Legge sulla Consultazione 3401/23 (nonostante rappresenti un passo significativo), la quale riconosce il diritto delle comunità mapuche ad essere consultate in modo previo, libero e informato ogni volta che lo Stato intenda adottare misure, progetti o leggi che possano avere effetti sui loro territori o diritti, nella realtà non si riscontra la sua applicazione, anche se esistono numerosi casi in cui la sua applicazione sarebbe pertinente per prevenire situazioni conflittuali create dal tentativo di avanzare sui territori comunitari.
A complicare la tutela dei diritti dei popoli originari del Paese, è anche la decisione dell'attuale governo Milei, relativa all'abrogazione della Legge 26160. Una normativa frutto di anni di sensibilizzazione sia nazionale quanto internazionale, che rappresenta, insieme alla Convenzione n. 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), una base giuridica fondamentale nel processo di tutela e difesa.
Specificamente, la Convenzione n. 169 dell'OIL adottata nel 1989, è uno dei principali trattati internazionali dove si riconoscono formalmente i popoli indigeni come soggetti collettivi di diritto, con identità culturale propria, diritto all'autodeterminazione e al possesso delle terre tradizionalmente occupate.
Tra i principi chiave della Convenzione vi sono la consultazione libera, previa e informata, la tutela delle istituzioni e culture indigene e il diritto di questi popoli a definire liberamente le proprie priorità di sviluppo.
L'Argentina ha ratificato questo trattato nel 1992, integrandolo nel proprio ordinamento giuridico. Per dare attuazione concreta ad alcuni principi della Convenzione, in particolare quelli relativi alla terra, nel 2006 venne approvata la Legge n. 26.160. La norma stabilisce la sospensione degli sfratti delle comunità indigene dai territori che occupano tradizionalmente e avvia un processo di rilevamento tecnico-giuridico-catastrale per identificare e riconoscere i territori ancestrali. La legge, inizialmente pensata per durare tre anni, è stata prorogata più volte e rappresenta oggi un importante strumento di protezione territoriale per centinaia di comunità indigene nel Paese.
In questo clima, le comunità continuano ad esortare il governo provinciale a rispettare l'impegno assunto con le sei zone della Confederazione Mapuche, un impegno firmato in un verbale nel settembre 2024, in cui si affermava che, se il governo nazionale avesse abrogato la Legge 26160, si sarebbe proseguito con un rilevamento a livello provinciale.
Le conseguenze della sua abrogazione riguardano l'annullamento della sospensione degli sfratti, riaprendo la possibilità di rimuovere comunità indigene dai territori che occupano, ponendo fine all'emergenza territoriale e dunque lasciandole prive di protezione legale immediata. Tale decisione ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni indigene e per i diritti umani, che accusano il governo di violare accordi internazionali, come la citata Convenzione 169 dell'OIL.
In questo scenario, si aggiunge la recente approvazione da parte della Camera del Senato della "Ley de Inviolabilidad de la Propriedad Privada" che ad oggi attende il voto della camera del Parlamento. La suddetta legge introduce cambiamenti nel regime di sfratto della proprietà in caso di usurpazione o occupazione abusiva, che verrebbero elaborati tramite processo sommario, ossia una procedura più rapida di quella attuale.
Conseguenza di questa iniziativa è sicuramente la volontà espressa del popolo mapuche di organizzare dal 10 al 12 ottobre 2026, nella provincia patagonica di Chubut, uno spazio in cui costruire resistenza e rilanciare, anche a livello internazionale, una campagna a difesa della Patagonia. Nei giorni indicati, infatti, i diversi rappresentanti mapuche-tehuelche, provenienti da Mendoza, Neuquén, Buenos Aires, La Pampa, Río Negro, Chubut e Santa Cruz, in quello che hanno definito come un incontro storico tra le diverse comunità coinvolte, costruiranno strategie comuni di protezione dei territori, e pratiche di resistenza.

Poter essere testimoni della loro esistenza, oggi ci permette di conoscere i loro sentieri violati, costantemente esposti al pericolo, e di prendere consapevolezza che ognuno di loro è testimone di storia, così come azione della stessa. Dai corsi di acqua che colorano questa area di Terra, loro ne hanno ereditato la fermezza, l'incessante movimento. E di questo scorrere di vita fanno delle proprie radici un posto di rinascita, scoperta, riparo.
Foto © Guadalupe Martinez