
Epstein: il buco nero dell’élite sotto il gioco del Mossad
Di Francesco Ciotti e Mirko Felas
Siamo nell’Agosto del 2017. Sono momenti concitati in un hotel di lusso a Londra dove, paradossalmente, si stanno decidendo i destini del Medio Oriente. Erano mesi in cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto stavano un blocco diplomatico ed economico al Qatar (accusandolo di sostenere il terrorismo e avere legami troppo stretti con l'Iran). Un assetto quanto mai difficile per Israele che stava normalizzando le relazioni con i sauditi (preludendo agli Accordi diAbramo), mentre il Qatar ospitava la base aerea di Al Udeid, cruciale per le operazioni militari USA nella regione, e aveva canali diplomatici con Hamas che Tel Aviv trovava cinicamente utili.
Si dimostrò in seguito che dal 2018, il Qatar avrebbe iniziato a trasferire regolarmente in contanti decine di milioni di dollari al mese ad Hams, ufficialmente per scopi “umanitari”, mentre il realtà si preparava il genocidio per spianare la strada ai nuovi coloni che avrebbero edificato su una terra di sangue. Netanyahu, come da lui stesso ammesso, premeva per questi cospicui finanziamenti che garantivano di indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen in Cisgiordania, rendendo più difficile la nascita di uno Stato palestinese unitario.
Ebbene, a coordinare l’incontro nella lussuosa suite londinese tra l’ex primo ministro isreliano Ehud Barak e l'ex Primo Ministro qatariano Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, è stato proprio lui, il mostro che ha invischiato l’élite di violenze e orrori di ogni genere sulle giovani vittime: Jeffrey Edward Epstein, criminale sessuale e trafficante americano, morto “suicida” nel 2019, la cui ascesa nei vertici del potere mondiale è rimasta finora avvolta nel mistero.
Erano amici intimi lui e Barak. Nel 2018 cercarono addirittura di mediare la vendita di una compagnia petrolifera statunitense a investitori del Medio Oriente. Secondo i documenti, Epstein si presentò come"consulente finanziario" e Barak come "consigliere strategico”.
Ma come ha fatto il criminale sessuale oggi più noto alle cronache a scalare i vertici del potere e cosa c’è dietro questo scandalo inquietante che coinvolge i vertici della piramide occidentale?

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La storia di un proxy dell’Intellicence israeliano che doveva controllare l’élite
Epstein iniziò la sua carriera a Wall Street nel 1976 presso Bear Stearns, dove fu introdotto dal banchiere Alan "Ace" Greenberg, quando era ancora un semplice insegnante di matematica e fisica alla Dalton School. Dopo aver lasciato la banca nel 1981, costruì una rete di clienti facoltosi. Tra questi, i recenti documenti recentemente declassificati dal Dipartimento di Giustizia statunitense hanno confermato un rapporto estremamente stretto con la baronessa Ariane de Rothschild e il gruppo bancario Edmond de Rothschild. La banca gli versò 25 milioni di dollari per i suoi servizi di consulenza, ed Epstein arrivò a presentarsi come rappresentante della dinastia: "Come probabilmente sapete, rappresento i Rothschild", scrisse al miliardario Peter Thiel nel 2016.
Da qui, la sua ascesa nel mondo del potere si fa inarrestabile.
Nel 1989 fu ingaggiato dal miliardario Leslie Wexner – uno degli uomini più ricchi d’America, fondatore di Victoria's Secret – che gli affidò la gestione del suo patrimonio di 1,4 miliardi di dollari, conferendogli anche la procura generale. Wexner fu anche cofondatore del Mega Group (ufficialmente "Study Group"), un gruppo ristretto di miliardari ebrei americani fondato nel 1991 con Charles Bronfman, la cui missione fu definita da un membro come "fede e devozione verso lo Stato di Israele". La Wexner Foundation — di cui Epstein fu trustee — ha investito centinaia di milioni di dollari in cause filo-israeliane e sioniste, tra cui il finanziamento di college Hillel, viaggi "Birthright" in Israele e il Wexner Israel Fellowship, che inviava funzionari governativi israeliani a Harvard con borse di studio complete.
In quel periodo Epstein conobbe la sua più fedele compagna e complice nella tratta sessuale, Ghislaine Maxwell.

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Si tratta della figlia di Robert Maxwell, magnate dei media britannici morto in circostanze misteriose nel 1991, descritto dall'ex funzionario dell'intelligence israeliana Ari Ben-Menashe come un agente del Mossad. Non sembra un caso che il suo funerale si tenne sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme, con la partecipazione del presidente Chaim Herzog, del primo ministro Yitzhak Shamir e di alti funzionari dell'intelligence israeliana — un onore riservato a figure di altissimo rilievo per lo Stato d'Israele.
Lo stesso Menashe ha dichiarato pubblicamente che Epstein e Ghislaine Maxwell gestivano, di fatto, un'operazione di "honey trap" (trappola sessuale) per conto del Mossad, utilizzando ragazze minorenni per compromettere e ricattare figure politiche di rilievo mondiale. Ben-Menashe afferma di aver incontrato Epstein nell'ufficio di Robert Maxwell già negli anni '80 e di avere conoscenza diretta dell'operazione nelle sue fasi iniziali!
Anche Steven Hoffenberg, ex partner commerciale di Epstein per circa otto anni nella Towers Financial Co., ha implicitamente confermato queste accuse, suggerendo che le connessioni di Epstein con Maxwell e altri riguardavano questioni di sicurezza nazionale, caratterizzate da "ricatto e traffico di influenze" a un livello pericolosamente serio.
Ghislaine, condannata nel giugno giugno 2022 a 20 anni di carcere, deteneva un ruolo definito come quello di "principale adescatrice": procacciava ragazze, le preparava psicologicamente e coordinava la logistica degli incontri.
Tra le vittime c’era Virginia Giuffre, avvicinata ad Epstein nell’Estate del 2000, poche settimane prima di compiere 17 anni, mentre lavorava come addetta alla spa del Mar-a-Lago Club di Donald Trump a Palm Beach, in Florida.
Secondo la sua testimonianza, Maxwell ed Epstein la spinsero ben presto a compiere atti sessuali durante i massaggi e a seguirli nelle residenze di a New York, nelle Isole Vergini americane e nel New Mexico. In quei luoghi le venivano presentati uomini famosi, alcuni dei quali — afferma Giuffre — le erano imposti come partner sessuali.

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“Si svegliava e aveva bisogno di abusarci e continuava tutto il giorno. Lui viveva solo per questo: commettere abusi sessuali su ragazze giovanissime”, dichiarò la Giuffrè, venuta a mancare nell'aprile 2025, a 41 anni. Ufficialmente “suicidio”.
Nonostante le migliaia di pagine di documenti e le testimonianze di decine di vittime, Jeffrey Epstein subì una prima condanna nel 2008 per una pena sorprendentemente mite: 13 mesi di carcere per "prostituzione minorile", grazie a un controverso patteggiamento. L'artefice dell'accordo federale fu Alexander Acosta, all'epoca Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida. Lui stesso in seguito ammise – stando ai dettagli della giornalista Vicky Ward – di aver ricevuto informazioni sul fatto che Epstein "apparteneva all'intelligence" (belonged to intelligence), che la questione era "al di sopra del suo livello" e che doveva "lasciar perdere".
L’FBI cita le dichiarazioni di un informatore anonimo (considerato attendibile), il quale sostiene che sia stato proprio l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, ad avvisare Acosta che egli “apparteneva a servizi statunitensi e alleati” e che lo stesso Dershowitz avrebbe puntualmente avvisato il Mossad del suo arresto.
Egli non era semplicemente un predatore sessuale, ma un proxy geopolitico, un collezionista sistematico di segreti e di orrori che potevano distruggere carriere, matrimoni e governi.
Era un battitore libero che si prestava a fare operazioni che i servizi non potevano intestarsi perché troppo rischiose qualora fossero state scoperte.

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Gli orrori più oscuri emersi dal nuovo rilascio di documenti sul caso
Il 30 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia USA ha pubblicato oltre 3 milioni di documenti nell'ambito dell'Epstein Files Transparency Act.
Una mole di email e testimonianze legate alla vicenda che mostrano un intreccio di legami tra Epstein e l’élite mondiale sullo sfondo di orrori indicibili, che attendono di essere ancora chiariti fino in fondo
Il vice procuratore Todd Blanche ha ammesso che il DOJ ha escluso dalla pubblicazione le immagini che mostrano “morte, abusi fisici o lesioni”, confermando implicitamente l'esistenza di materiale altamente disturbante nei fascicoli, che va ben al di là del semplice traffico di giovani ragazze.
Inquietante intanto constatare come molte mail riportino la censura degli autori, mostrando per intero il nome delle vittime. Un messaggio inviato ad Epstein nel 2016 con un immagine jpg allegata riporta “age 10”. In un’altra mail in cui uno dice a Epstein: 'Ho qui un bambino o una bambina, cosa vuoi che faccia? Che lo torturi o che lo uccida?'
C’è molto altro che attende di essere svelato e gli orrori non finiscono. Nel file EFTA00147661, l'FBI interrogò una presunta vittima di stupro da parte di George H.W. Bush, ex presidente degli Stati Uniti. Egli riferì che, a bordo di uno yacht di proprietà di Epstein, “assistette a uomini afroamericani che avevano rapporti sessuali con donne bionde bianche” fino a provocare loro sanguinamento. “[Egli] fu vittima di una sorta di sacrificio rituale in cui gli tagliarono i piedi con una scimitarra [sciabola a lama curva e a un solo filo], ma senza lasciare cicatrici”, si legge nel testo. Inoltre, la vittima dichiarò di aver assistito allo squartamento di bambini, ai quali “venivano estratti gli intestini e alcune persone mangiavano le feci di detti intestini”. Un altro documento tra quelli pubblicati include un'e-mail del settore entertainment statunitense Peggy Siegal, datata 18 dicembre 2009, relativa a un viaggio programmato in Kenya. “Posso portarti un bambino piccolo… o due. bambini o bambine?”, scrisse nell'e-mail attribuita a Epstein.

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Il caso del documento scomparso su Donald Trump
C’era un file che è stato immediatamente cancellato circa un’ora e mezza dopo la sua pubblicazione. Si tratta del EFTA01660683, che conteneva sintesi di segnalazioni all'FBI con allegazioni molto gravi ed esplosive.
La testimonianza centrale descrive feste a Mar‑a‑Lago chiamate “calendar girls”, dove Epstein avrebbe portato minorenni e Trump le avrebbe messe all’asta:
“Fummo portate nelle stanze, costrette a fare sesso orale a Donald J. Trump. Costrette a lasciarci penetrare. Avevo 13 anni quando Donald J. Trump mi violentò. Ghislaine Maxwell era presente.” La stessa sostiene che il tycoon “ispezionava fisicamente le ragazze, inserendo un dito per valutarne l’elasticità” e che tra gli ospiti adulti figuravano “Elon Musk, Don Jr., Ivanka Trump, Eric Trump, Allan Dershowitz e Bob Shapiro”.
Altre segnalazioni parlano di una ragazza tredicenne costretta a sesso orale con Trump, che “(lo -ndr) morse durante l’atto e venne colpita al volto”; di una presunta rete di traffico al Trump National Golf Club con “ragazze scomparse, rumor di omicidi e sepolture nel campo da golf”; di una donna che “si svegliò nuda in una stanza d’albergo, con 300 dollari sul letto” ricordando solo un “flash” del volto di Trump; e di feste in cui “ragazze portate dall’Oklahoma con la promessa di lavori da modella” sarebbero state vendute all’asta.
Figura, tra le carte, anche una segnalazione all’FBI dell’agosto 2019, presentata da una fonte anonima che affermava di aver visto Trump, Melania Trump ed Epstein a bordo di uno yacht a Palm Beach nel 2000, insieme a due ragazze apparentemente minorenni.
Il sistema di sorveglianza e di ricatto globale
Le proprietà di Jeffrey Epstein erano dotate di un complesso sistema di sorveglianza progettato per monitorare costantemente ogni ambiente. Nella residenza di Manhattan le telecamere, abilmente nascoste dietro specchi, quadri e lampade, riprendevano tutte le stanze, compresi bagni e camere da letto degli ospiti. Anche l’isola di Little Saint James era controllata da un centro operativo dotato di decine di monitor, paragonato da un ex tecnico a una sala regia di livello professionale come quelle dei casinò o delle agenzie di intelligence. Tutte le registrazioni venivano archiviate in server centrali custoditi in locali blindati accessibili solo a Epstein e, forse, a Ghislaine Maxwell.
Dopo l’arresto di Epstein nel luglio 2019, le autorità sequestrarono nella sua residenza e nelle altre proprietà grandi quantità di materiale compromettente: migliaia di fotografie di giovani donne e ragazze, supporti digitali con nomi di uomini potenti, e una cassaforte contenente denaro, gioielli e passaporti falsi. Tuttavia, ex associati di Epstein indicano che le prove più sensibili — i video originali e le registrazioni di conversazioni con ospiti di alto profilo — sarebbero state rimosse prima dei raid. Secondo un ex tecnico, Epstein avrebbe utilizzato un sistema di backup crittografato basato su server situati in paesi noti per le loro leggi sulla privacy, come la Svizzera e le Isole Cayman.
Se torniamo alle premesse iniziali sui legami che il magnate aveva con l’intelligence israeliana capiamo come detenere questo tesoro, costituisca ora detiene un'arma di ricatto globale, molto probabilmente in mano a Tel Aviv, che vede al guinzaglio il presidente statunitense, ma anche la quasi totalità dell’élite finanziaria, scientifica e del mondo tecnologico.

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Le rete politica globale di Epstein
Entrando nel dettaglio. Dalla recente disclosure emerge una mappatura fitta della rete politica americana gravitante attorno alla figura del magnate pedofilo. Oltre ai rapporti consolidati tra Trump ed Epstein ben diversa appare la posizione dell’ ex Capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, presentato non come semplice conoscente ma come interlocutore strategico di Epstein nella fase post‑Casa Bianca. Il rapporto nasce nel 2018, quando Bannon, appena uscito dall’amministrazione, accetta di valutare il progetto di un documentario su “scienza e filantropia” concepito da Epstein per ripulire la propria immagine dopo la condanna del 2008, e in un’email interna Epstein scrive alla sua assistente Lesley Groff che “Bannon è la chiave per Trump”, indicando l’intenzione di coltivarlo come canale verso il presidente. Le circa quindici ore di registrazioni audio tra i due – sinora solo parzialmente trascritte – mostrano Epstein che offre a Bannon un ventaglio di “servizi”: diplomazia informale con Russia e paesi del Golfo, possibili collegamenti con Peter Thiel e Palantir nel campo dell’intelligence privata, ipotesi di clemenza presidenziale nella primavera 2019 quando le indagini su Epstein si intensificano, fino alla promessa di finanziare il progetto di un movimento populista pan‑europeo mettendolo in contatto con oligarchi russi e magnati mediorientali. Il tono personale della relazione è confermato da regali e scambi di cortesie – come l’Apple Watch Serie 4 inviato da Epstein a Natale 2018, accolto da Bannon con un cordiale “è fantastico, dovremo parlare presto” – e dagli inviti a cene ristrette con scienziati e filantropi a Manhattan, che Bannon talvolta declina ma senza interrompere la comunicazione fino all’arresto del luglio 2019, momento dopo il quale i contatti cessano e Bannon, in pubblico, retrocede la relazione a un episodio “strettamente professionale”, mentre fonti anonime lo citano in privato a riconoscere che Epstein era “compromesso” e troppo rischioso da frequentare. Il tentativo del deputato democratico Robert Garcia di ottenere integralmente le registrazioni nel 2025 si scontra con il rifiuto del Dipartimento di Giustizia, che invoca privilegi esecutivi e ragioni di sicurezza nazionale, alimentando il sospetto che quei nastri contengano elementi altamente esplosivi sul rapporto fra la cerchia trumpiana e il fixer newyorkese.
Attorno a questo nucleo si muove una costellazione di altri attori politici ed economici che, secondo la Parte II, delineano la permeabilità dell’establishment americano alla rete Epstein. Brett Ratner, regista di “Rush Hour”, compare spesso nelle email fra 2010 e 2015 come ospite abituale nell’attico di Manhattan, al punto che Epstein chiede alle assistenti di preparare la sala proiezioni e “assicurarsi che [nome redatto] sia disponibile”, formula che, letta alla luce delle successive accuse di molestie a Ratner durante il #MeToo, conferisce alle serate un’ombra ancora più cupa. Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve e più tardi candidato di Trump alla presidenza della Fed, figura nelle liste degli invitati a feste di Capodanno a St. Barth con la moglie Jane Lauder; pur avendo chiarito che si trattò di un singolo evento sociale organizzato da conoscenti, la sua presenza nelle cerchie festive di Epstein pone interrogativi sui criteri di selezione delle figure chiamate a guidare la banca centrale. Howard Lutnick, potente CEO di Cantor Fitzgerald e poi Segretario al Commercio sotto Trump, è ritratto in una corrispondenza del 2012 in cui chiede a Epstein coordinate precise per raggiungerlo in yacht nei Caraibi, in netto contrasto con il racconto successivo in cui sosteneva di averlo visto una sola volta a New York e di esserne rimasto disgustato; il corpus di email del 2012‑2013 suggerisce invece una frequentazione affabile e ripetuta.
Il nodo finanziario più profondo è incarnato da Leon Black, co‑fondatore di Apollo Global, che tra il 2012 e il 2017 versa a Epstein 158 milioni di dollari per generici servizi di “tassazione ed estate planning”, importo giudicato spropositato da molti esperti e accompagnato da scambi email estremamente confidenziali, dove Epstein dettaglia strutture offshore capaci – a suo dire – di far risparmiare a Black centinaia di milioni, mentre in parallelo una vittima identificata come “Jane Doe 3” lo accusa di stupro in una proprietà di Epstein nel 2002; l’azione si chiude con un accordo confidenziale nel 2024, senza imputazioni penali e con la ferma smentita del miliardario. Glenn Dubin e sua moglie Eva Andersson‑Dubin, coppia di hedge‑fund e amici storici di Epstein, vengono chiamati in causa dalle deposizioni di Virginia Giuffre, che racconta “massaggi” al finanziere nella loro casa quando era adolescente, mentre una email del 2005 di Eva ringrazia Epstein per aver mandato una giovane non nominata, specificando che Glenn è stato “molto soddisfatto del ‘massaggio’” e chiedendo di “averne di più”.
Il report cita Marvin Minsky – pioniere dell’IA del MIT accusato post mortem da Giuffre di rapporti con lei a 17 anni durante un soggiorno sull’isola, con i registri di volo che confermano almeno una sua visita – il fisico Lawrence Krauss, che continua a frequentare Epstein anche dopo il 2008 giustificando la scelta con l’accesso ai finanziamenti e parlerà più tardi di “errore di giudizio”, e Thomas Pritzker, erede dell’impero Hyatt, spesso presente a cene “con i pensatori più interessanti del mondo” senza che emergano comportamenti penalmente rilevanti ma incarnando, agli occhi dell’autore, l’idea di élite disposte a ignorare condanne per reati sessuali pur di mantenere il proprio circuito di networking.

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Bill Gates incarna forse il caso reputazionale più pesante: a differenza di altri che prendono le distanze dopo il 2008, il fondatore di Microsoft comincia a frequentare Epstein nel 2011, con almeno nove incontri documentati tra jet privato, cene a Manhattan e discussioni su progetti filantropici, mentre email del 2013 mostrano Epstein che sfrutta la conoscenza di una relazione extraconiugale di Gates con la giocatrice di bridge russa Mila Antonova per chiedere il rimborso di corsi di programmazione, in un atto che il dossier legge come tentativo di ricatto morbido; la stessa Melinda French Gates indicherà i legami con Epstein come una delle cause principali del divorzio del 2021. Elon Musk, che per anni minimizza qualsiasi contatto, risulta aver scambiato messaggi con Epstein almeno dal Natale 2012, quando chiede se ci siano feste in programma perché “vuole colpire la scena delle feste”, e viene invitato sull’isola – invito che rifiuta spiegando che una “pacifica isola” è l’opposto di ciò che cerca – pur mantenendo uno scambio epistolare e consentendo a Epstein di organizzare una visita alla sede di SpaceX; nelle sue repliche ai leak Musk sostiene che Epstein lo perseguitasse e ribadisce di non aver mai messo piede a Little Saint James.
Sul fronte istituzionale europeo, si aggrava il caso del Principe Andrew: Virginia Giuffre lo accusa sotto giuramento di essere stata trafficata a lui in tre occasioni quando aveva 17 anni – a Londra, New York e sull’isola – mentre la fotografia che lo ritrae abbracciato alla giovane nella casa di Ghislaine Maxwell diventa la prova iconografica di un legame che le giustificazioni televisive del duca, inclusa la bizzarra pretesa di non poter sudare, non riescono a neutralizzare. La causa civile del 2022 si chiude con un accordo stimato fra 12 e 15 milioni di dollari, senza ammissione di colpa ma con la perdita dei titoli militari e del trattamento di “Altezza Reale”. In controluce, altri nomi inattesi – come Noam Chomsky – segnalano quanto la rete fosse trasversale: i documenti registrano almeno tre incontri tra il celebre linguista e Epstein a Manhattan tra 2015 e 2016, richiesti dallo stesso Chomsky per discutere questioni intellettuali e possibili progetti accademici; se l’età avanzata rende poco plausibile un suo coinvolgimento diretto negli abusi, la scelta di frequentare un criminale sessuale registrato, già da anni noto all’opinione pubblica, solleva dubbi sul giudizio morale dell’intellettuale, non dissipati dalla sua successiva affermazione di non conoscere le attività criminali dell’ospite.

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Nel perimetro high‑tech spunta anche Mark Zuckerberg, il cui nome compare in un flight log per un volo San Francisco–New York nel 2013: non ci sono tracce di viaggi verso l’isola né di cattive condotte, e fonti vicine a Meta ipotizzano che possa aver semplicemente condiviso un charter senza interagire con Epstein, ma la presenza del CEO di Facebook in documenti legati al “Lolita Express” alimenta interrogativi sul corteggiamento sistematico dei colossi della Silicon Valley da parte di Epstein, che offriva consulenze finanziarie e accesso a una rete di scienziati e investitori. L’intreccio con Hollywood è rappresentato da Harvey Weinstein, ospite a più riprese di cene e incontri tra il 2005 e il 2015, le cui modalità predatorie nel reclutare attrici vengono messe in parallelo con l’uso da parte di Epstein di promesse di carriera nel modeling; un’email del 2010 in cui Weinstein ringrazia per una serata “illuminante” e accenna a “progetti futuri” con un nome redatto suggerisce una collaborazione più sostanziale di una semplice amicizia mondana, pur senza tradursi in specifiche imputazioni legate al caso Epstein. Peter Thiel, co‑fondatore di PayPal e patron di Palantir, non risulta aver mai incontrato Epstein, ma è evocato da quest’ultimo nelle conversazioni con Bannon come obiettivo da raggiungere per entrare nel business dell’intelligence privata, al punto da chiedere se fosse possibile essere nominato nel board di Palantir, segno dell’interesse di Epstein per piattaforme di sorveglianza avanzata e dell’ambizione di usare il proprio capitale sociale per infiltrarsi anche in quel segmento.
Infine il dossier cita una serie di figure – Kevin Spacey, Chris Tucker, Naomi Campbell, Stephen Hawking, Woody Allen – che compaiono nei registri di volo o nelle email come partecipanti a viaggi, conferenze o cene organizzate da Epstein. Nel caso di Hawking, ad esempio, la sua presenza a una conferenza sulla gravità quantistica sull’isola è stata condita di segnalazioni anonime che lo accusavano di orge con minorenni.
Per tutti questi nomi, il report insiste sullo scarto fra la semplice presenza logistica nella galassia Epstein – un posto su un jet, una foto a una cena, un panel scientifico – e qualsiasi coinvolgimento giudiziariamente provato negli abusi, ma evidenzia come la disponibilità di tante celebrità a frequentare a lungo un condannato per reati sessuali, spesso dopo il 2008, sia parte integrante del quadro di complicità morale, di sottovalutazione del rischio e di normalizzazione sociale che ha permesso alla rete di prosperare per anni nell’ombra.

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Più articolata appare la relazione con Steve Bannon: i documenti indicano contatti avviati nel 2018, quando Epstein tentava di riposizionarsi come filantropo e intellettuale, proponendo a Bannon un documentario su scienza e filantropia. Email interne mostrano come Epstein attribuisse a Bannon un ruolo strategico per mantenere canali indiretti con l’ambiente politico statunitense. Particolare attenzione è rivolta a circa 15 ore di registrazioni audio tra i due, tuttora in gran parte sotto sigillo. Secondo le trascrizioni parziali citate dalla stampa investigativa, i colloqui avrebbero toccato temi che spaziano dalla geopolitica ai finanziamenti, fino a richieste respinte pubblicamente da Bannon di possibili intercessioni politiche nel momento in cui le indagini su Epstein si intensificarono nel 2019.
I documenti tracciano una fitta rete di frequentazioni, tra cui i nomi ricorrenti figurano Brett Ratner, regista e produttore cinematografico, accusato di molestie sessuali da 6 donne; Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve; Howard Lutnick, CEO di Cantor Fitzgerald e attuale Segretario del Commercio ed infine Leon Black, co-fondatore del fondo Apollo Global Management, legato a Epstein da un rapporto finanziario che avrebbe comportato pagamenti per oltre 150 milioni di dollari tra il 2012 e il 2017. Alcune testimonianze di vittime chiamano in causa singoli individui per presunti abusi, accuse che in diversi casi sono state negate e non hanno portato a procedimenti penali, oppure sono state chiuse con accordi civili riservati. Compaiono inoltre i nomi di Glenn Dubin, fondatore del fondo Highbridge Capital Management ed Eva Andersson-Dubin, ex modella e compagna di vecchia data di Epstein, così come di Marvin Minsky, co-fondatore del laboratorio IA del MIT, accusato da Virginia Giuffre di aver avuto rapporti sessuali con lei, al tempo 17enne; Lawrence Krauss, fisico teorico e divulgatore scientifico; Thomas Pritzker, miliardario e presidente esecutivo della Hyatt Hotel Corporation. In tutti questi casi, i documenti sollevano interrogativi soprattutto sul giudizio e sulla consapevolezza di chi continuò a frequentare Epstein dopo la sua condanna del 2008.
Tra i più controversi è il rapporto con Bill Gates, a partire dal 2011. Egli ha giustificato gli incontri come finalizzati a iniziative filantropiche, ma successive diverse email indicano una relazione più problematica, con conseguenze anche personali. Anche Elon Musk in alcune comunicazioni, pur avendo sempre negato qualsiasi coinvolgimento illecito e dichiarato di aver rifiutato inviti all’isola privata. Il caso del principe Andrew resta quello con l’impatto istituzionale più rilevante, culminato in una causa civile risolta nel 2022 con un accordo economico e la perdita dei titoli ufficiali.
I documenti mostrano come Epstein abbia utilizzato il sostegno a progetti scientifici e accademici come mezzo per costruire credibilità e accedere a reti di alto livello. Donazioni a istituzioni prestigiose come MIT, Harvard e il Santa Fe Institute gli garantirono visibilità, accesso e una patina di rispettabilità. Dopo l’arresto di Epstein, il MIT ha restituito parte delle donazioni e avviato un’inchiesta interna, culminata con le dimissioni del direttore del Media Lab, che aveva ammesso di aver accettato fondi anche dopo la condanna del 2008.
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