
Il rapporto di RSF: nel 2025 uccisi 67 giornalisti palestinesi, 220 dal 7 ottobre
di Vanessa Zaccaria
Reporter senza frontiere: 67 giornalisti uccisi nel mondo nel 2025, la metà nella striscia di Gaza sotto il fuoco delle forze armate israeliane.
Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Reporter Senza Frontiere (Rsf), l’organizzazione che difende il diritto all’ informazione e alla libertà di stampa nel mondo, sono 67 i professionisti dell’informazione uccisi nel mondo dal 1° dicembre 2024 al 1° dicembre 2025 a causa della loro attività giornalistica.
E, anche quest’anno, Israele si conferma il peggior nemico dei giornalisti denuncia aspramente l’associazione Rsf.
Dal 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha ucciso quasi 220 giornalisti palestinesi, 65 dei quali presi di mira mentre documentavano le atrocità commesse dall’ esercito israeliano contro la popolazione civile nella striscia di Gaza. I numeri salgono a 270 secondo altre Ong.
Come riportato dall’ organizzazione per la tutela del diritto all’ informazione, negli ultimi dodici mesi l’esercito israeliano si è macchiato del brutale assassinio di quasi la metà (il 43%) dei reporters uccisi nel mondo.
L’ associazione nel suo rapporto ricorda il duplice bombardamento israeliano sull’ ospedale Al-Nasser, l’unica struttura ospedaliera ancora operativa a Sud della Striscia di Gaza.
Un luogo frequentato dai giornalisti e professionisti dei media locali, come spazio di lavoro, dove i professionisti si recavano per raccontare e raccogliere le varie testimonianze sui crimini israeliani e la tragedia della crisi umanitaria aggravata dall’ uso della fame come arma di guerra contro la popolazione gazawi sotto assedio.
Nel primo bombardamento sull’ ospedale perse la vita il fotografo di Reuters Hossam-al Masri, la giornalista Mariam Abu Dagga- impegnata con varie testate, inclusa l’Associated Press e The Independent Arabia- che si era precipitata sul posto con i soccorsi per documentare l’accaduto, venne impietosamente uccisa in un secondo attacco ravvicinato, insieme al giornalista Freelancer Moaz Abu Taha e il fotografo di Al-Jazeera Mohamad Salama.
Come ribadito dal Direttore Generale di Rsf, Thibaut Bruttin, la responsabilità maggiore dell’aumento della violenza contro i giornalisti nel mondo ricade sulla mancanza di coraggio e il fallimento della Comunità Internazionale nel proteggere i giornalisti e nel far rispettare il diritto internazionale; in particolare la Risoluzione 2222 del Consiglio Nazionale di Sicurezza delle Nazioni Unite che regolamenta la protezione dei giornalisti in situazioni di conflitto armato.
L’ impunità concessa ad Israele dalla Comunità Internazionale ha sicuramente contribuito alla repressione spietata contro coloro che osano denunciare il genocidio in corso a Gaza e i crimini dell’occupazione. Spesso giustificando l’omicidio mirato dei giornalisti agli occhi dell’opinione pubblica con campagne di diffamazione capeggiate da un’accusa orwelliana di terrorismo.
Ma come sottolinea Thibaut Bruttin, I 29 giornalisti palestinesi uccisi nell’ ultimo anno “non sono state vittime collaterali. Sono stati uccisi, presi di mira per il loro lavoro.”
A dimostrazione della stretta morsa con cui la macchina propagandistica israeliana vuole controllare la narrazione e della sua opaca concezione di libertà di espressione, la Corte Suprema Israeliana ha rinnovato il divieto per i giornalisti internazionali di entrare nella Striscia, se non tramite tours strettamente controllati dalla presenza dell’esercito israeliano.
Israele, evidenzia Rsf, è anche una delle più grandi prigioni al mondo per i giornalisti. Al 1° dicembre 2025, sono 20 i giornalisti palestinesi detenuti da Israele. Sedici dei quali sono stati arrestati negli ultimi due anni a Gaza e nella West Bank. Solo tre giornalisti palestinesi sono stati liberati il 13 ottobre, come parte dell'accordo sul cessate il fuoco: Alaa al-Sarraj, Emad Zakaria Badr al-Ifranji e Shady Abu Sedo, che erano stati arbitrariamente arrestati a Gaza.
Dopo la Palestina, RSF posiziona tra i luoghi più pericolosi per gli operatori dell’informazione il Messico e il Sudan.
In Messico, nonostante la presidenza di Claudia Sheibaum e il suo impegno con Rsf per difendere il giornalismo, sono nove i giornalisti messicani uccisi nel 2025 per mano della criminalità organizzata coinvolta nel narcotraffico.
La guerra civile in Sudan ha avuto conseguenze drammatiche anche sui giornalisti locali: sono quattro i giornalisti assassinati quest’anno.
135 sono gli operatori dei media scomparsi nel mondo: 28 sono i desaparecidos in Messico, 37 in Siria dalla caduta del regime di Assad, dove il destino di molti dei giornalisti arrestati o catturati durante il regime è ancora sconosciuto.
Testimoni chiave della storia, i giornalisti sono gradualmente diventati vittime collaterali, testimoni oculari scomodi, merce di scambio, pedine nei giochi diplomatici, uomini e donne da “eliminare. Dobbiamo diffidare delle false nozioni sui giornalisti: nessuno dà la vita per il giornalismo. viene loro tolta; i giornalisti non muoiono e basta, vengono uccisi.
Clicca qui per leggere il report di Rsf: https://rsf.org/en/2025-deadly-year-journalists-where-hate-and-impunity-lead