
Ai domiciliari l’ex presidente della Regione Sicilia, il gip: “Utilizzava il suo carisma politico al fine di conseguire vantaggi, raccomandazioni o profitti”
Di Alberto Guastamacchia, Mirko Felas e Noemi Carchedi
L’inchiesta che sta travolgendo da settimane Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, e alcuni tra i principali esponenti della sanità e della politica dell’isola, ricostruisce un sistema di influenze che, secondo la procura, avrebbe agito con metodi subdoli, tra cui favori, nomine pilotate, appalti direzionati e scambio di denaro in contanti. Cuffaro, ora agli arresti domiciliari, disposti dal gip di Palermo, si sarebbe impegnato in “un’opera incessante” per “promettere a politici, pubblici ufficiali, imprenditori e potenziali elettori, i più svariati favori come l’aggiudicazione di lucrosi appalti pubblici e l’ottenimento di incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni”. Un meccanismo che si sarebbe consolidato nel tempo e che, per gli investigatori, non è frutto di episodi isolati ma di una struttura ben organizzata e gerarchica. La ricostruzione giudiziaria comprende il rapporto tra Cuffaro e Carmelo Pace, deputato regionale per la Nuova DC, descritto dai magistrati come il principale esecutore delle strategie dell’ex presidente.
Pace avrebbe gestito le interlocuzioni più delicate, rappresentando Cuffaro nelle trattative politiche e nelle operazioni interne alla sanità pubblica, “mettendo la faccia” per conto dell’ex governatore, intervenendo per direzionare concorsi, agevolare stabilizzazioni o tutelare dirigenti considerati affidabili. Con l’esplodere dell’inchiesta, Pace ha respinto ogni accusa e si è autosospeso dalla Commissione regionale antimafia.
Il filone centrale della vicenda riguarda la sanità siciliana, le intercettazioni mostrano scambi di nomi, curriculum, richieste di contatto e indicazioni su come “indirizzare” determinate procedure. Tra i casi più rilevanti: la difesa del dirigente Domenico Tomasino al Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, i cui poteri sarebbero stati tutelati da interventi mirati; la gestione delle linee guida per concorsi pubblici, in particolare quelli per operatori sanitari, con segnalazioni e indicazioni sui profili da agevolare; una rete di “appoggi” costruita attraverso nomine strategiche in ASP e ospedali delle province di Palermo, Siracusa ed Enna. Cuffaro, nelle sue spiegazioni agli inquirenti, ha sostenuto che alcuni interventi erano motivati da semplici rapporti personali o da esigenze dei richiedenti. Uno degli episodi più rilevanti risale al 24 aprile 2024, quando l’imprenditore Alessandro Vetro avrebbe consegnato una somma di denaro a Cuffaro.
Secondo la ricostruzione del Ros, quei fondi servivano a influenzare una procedura pubblica: l’ex presidente avrebbe poi incaricato Pace di far arrivare il denaro a Tomasino.
A collegare il gruppo con l’apparato burocratico regionale era Vito Raso, coordinatore della Segreteria particolare dell’assessorato alla famiglia, che insieme a Roberto Colletti e lo avrebbero coordinato richieste e segnalazioni da parte di candidati e sostenitori.
Raso avrebbe, secondo la procura, gestito appuntamenti, segnalazioni e passaggi di informazioni riservate e dalle intercettazioni emerge che i bandi in uscita venivano talvolta anticipati “agli amici” prima della pubblicazione ufficiale, permettendo al gruppo di preparare il terreno. Un’altra tessera del quadro è il cosiddetto tavolo ristretto, definito dagli stessi protagonisti come luogo di confronto sulle strategie sanitarie, di cui ne avrebbero fatto parte Cuffaro, Pace, Raso e altri dirigenti vicini al gruppo. L’esistenza di questo organismo informale e in particolare la presenza di un ex presidente condannato per favoreggiamento mafioso, ha provocato notevole allarme politico. L’indagine si estende anche ai concorsi dell’ospedale Villa Sofia-Cervello, dove Cuffaro sarebbe stato intercettato mentre forniva agli aspiranti operatori sanitari alcune indicazioni sugli argomenti d’esame, la Procura di Palermo ha avanzato per quest’ultimo la richiesta di arresti domiciliari e per altri quindici indagati, ipotizzando associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Secondo gli inquirenti, Cuffaro, Pace e l’ex ministro Saverio Romano si sarebbero resi protagonisti di un caso emblematico: la gara di ausiliariato dell’ASP di Siracusa, in cui l’imprenditore Mauro Marchese (Dussmann Service) avrebbe ottenuto vantaggi grazie all’intervento del gruppo.
Tra gli indagati figura anche Stefano Palminteri, ufficiale dei carabinieri, sospettato di aver passato informazioni riservate a Cuffaro in cambio di un aiuto per la moglie, elemento che dimostrerebbe l’estensione dell’apparato di relazioni a cui il gruppo faceva riferimento. Il mosaico che emerge dalle carte è quello di un sistema clientelare diffuso, dove la gestione della sanità pubblica sarebbe stata impiegata come strumento per mantenere consenso e garantire fedeltà politica.
Durante le perquisizioni, i carabinieri del Ros hanno sequestrato circa 80mila euro in contanti nelle abitazioni e nella tenuta di Cuffaro (poi dissequestrati perché di legittimi), portando davanti al gip 18 indagati: alcuni hanno ammesso parzialmente le accuse, altri le hanno respinte con forza di cui Marchese e Dammone. La tempesta giudiziaria ha avuto anche immediate ricadute politiche. Nonostante le dimissioni di Cuffaro da segretario della Nuova DC, la Procura sostiene che avesse continuato a mantenere un ruolo centrale nel partito e nella gestione delle nomine.
Conseguentemente al terremoto politico in atto nella Regione siciliana, generato dalle accuse, il presidente Renato Schifani ha revocato le deleghe agli assessori Nuccia Albano e Andrea Messina, figure ritenute vicine all’ex governatore. L’inchiesta avrebbe quindi fotografato un insieme di condotte illecite bensì a rappresentare un campanello d’allarme sulla fragilità della pubblica amministrazione siciliana, vulnerabile a reti di favoritismo che, con il gruppo Cuffaro-Pace-Raso, si sarebbe sostituito per un periodo alle procedure ufficiali e che mostra quanto sia sottile il confine tra interesse politico e interesse privato. Serve un urgente cambiamento culturale, che come si auspicava Paolo Borsellino, “venga dal basso”, volto a spezzare le logiche del passato.